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“Monte Bianco, alla conquista del gigante delle Alpi”: il nuovo imperdibile libro di Stefano Ardito

L’elegante volume illustrato edito da National Geographic, racconta la storia dell’alpinismo sul Monte Bianco dal 1786 ai nostri giorni. Molte e di grande qualità le fotografie

La storia delle Alpi e di tutte le montagne del mondo cambia 240 anni fa, l’8 agosto 1786. Alle 18.23 di quel giorno due uomini partiti da Chamonix, Jacques Balmat e Michel-Gabriel Paccard (il primo è un rude montanaro, il secondo studia Medicina a Torino), raggiungono per la prima volta i 4810 metri del Monte Bianco, la cima più alta d’Europa.

Non hanno corde, piccozze o ramponi, e la loro impresa su per ripidi ghiacciai, patrocinata dallo svizzero Horace-Bénédict de Saussure, merita di entrare nella storia. Nei decenni successivi l’ascensione viene ripetuta sempre più spesso, da viaggiatori britannici e poi del resto del mondo. La nascita del turismo cambia le Alpi, prima povere e remote, dove iniziano ad arrivare lavoro, modernità e benessere. Un processo che continua ancora oggi.

Monte Bianco, alla conquista del gigante delle Alpi (National Geographic, 320 pagine, 45 euro), che esce in questi giorni in libreria e sugli store online, è un libro di grande formato, corredato da belle immagini d’epoca (stampe e foto in bianco e nero) e da fotografie più recenti, che ha al centro il racconto della storia dell’alpinismo sul “tetto d’Europa”, dagli anni di Paccard e Balmat ai giorni nostri.

Nelle sue pagine sfilano le conquiste dei grandi alpinisti ottocenteschi come Edward Whymper, Frederick Albert Mummery e le loro guide svizzere, francesi e italiane, le prime ascensioni delle magnifiche “aiguilles” di granito che rendono inconfondibile il massiccio come il Grépon, il Dente del Gigante e il Dru.

Pagina dopo pagina si arriva agli anni dell’alpinismo “eroico” di Giusto Gervasutti e di Riccardo Cassin e degli altri grandi alpinisti degli anni tra le due guerre mondiali. Poi, dopo la guerra e il ritorno della pace arrivano gli anni di Walter Bonatti, di René Desmaison e Chris Bonington, con la corsa agli “ultimi problemi” del massiccio e alle prime invernali delle vie più difficili. Alcune tragedie di quegli anni, a iniziare da quella del 1961 sul Pilone Centrale, portano l’alpinismo in prima pagina nel mondo.

La fase successiva di questa storia è l’alpinismo dei record, con le ascensioni in velocità e gli enchaînement (concatenamenti) ideati e realizzati da Christophe Profit, Patrick Gabarrou e compagni. I nuovi attrezzi per l’arrampicata su ghiaccio portano a  superare pareti, canali e seracchi verticali. Concludono la carrellata le più recenti arrampicate di Hervé Barmasse, Filip Babicz, Matteo Della Bordella, Benjamin Védrines e altri ancora.

Non solo alpinismo

Il Monte Bianco, però, non è fatto solo di alpinismo. Accanto alla storia delle ascensioni, e alle immagini delle cordate in parete, il libro racconta dell’evoluzione dei rifugi e dei loro fratelli minori, i bivacchi, da spartani ricoveri per alpinisti a strutture di alta tecnologia e raffinato design.
Nel libro si legge dell’evoluzione dei materiali per l’alpinismo, e della storia delle guide alpine francesi, italiane e svizzere. C’è l’evoluzione dell’escursionismo e del trekking, segnata dalla nascita nel 1955 del Tour du Mont-Blanc, uno dei sentieri più amati d’Europa.

Ci sono la nascita delle corse in montagna come l’Ultra Trail du Mont-Blanc e il Tor des Géants. C’è lo sviluppo delle strade (incluso il Tunnel che unisce Chamonix a Courmayeur) e degli impianti di risalita, dalle prime funivie fino alla futuristica Skyway che sale da Entrèves fino ai 3400 metri di Punta Helbronner.

Molta attenzione è stata rivolta dall’autore alla ricerca scientifica ad alta quota, preziosa ai tempi di Joseph Vallot e Jules-César Janssen, con i loro laboratori ottocenteschi oltre i 4000 metri di quota. E di straordinaria importanza anche oggi, in anni segnati dal cambiamento climatico che fa ridurre drammaticamente i ghiacciai, causa crolli e frane, trasforma l’alpinismo d’alta quota come la vita quotidiana in fondovalle e in pianura.

“D’estate e d’inverno, centinaia di migliaia di cittadini dell’Europa corrono verso le montagne in cerca di svago, aria buona e avventura. Al loro servizio, autostrade e piste da sci, centri residenziali e funivie, sentieri attrezzati e rifugi hanno completamente cambiato il volto delle Alpi”, scrive l’autore. “Oggi, per gli alpinisti, gli escursionisti, le popolazioni e gli amministratori locali, il problema è come mantenere un equilibrio, e conservare per quanto possibile, al Monte Bianco e al resto delle Alpi un volto naturale e selvaggio”.

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