Gente di montagna

Edward Whymper

“Ho visto lo spirito del mondo a cavallo”.

Georg Wilhelm Friedrich Hegel al cospetto di Napoleone

Edward Whymper forse non è il più grande alpinista della sua epoca. Se la grandezza si dovesse misurare solo in base alla difficoltà tecnica delle ascensioni, di sicuro figure come quelle di Horace Walker e Warburton Moore starebbero un gradino sopra, già solo per la prima salita dello Sperone della Brenva al Monte Bianco, che realizzarono il 15 luglio del 1865, praticamente in contemporanea con il capolavoro di Whymper al Cervino.
L’itinerario lungo il quale quest’ultimo giunse per primo in cima alla Gran Becca oggi è infatti una “via normale” alla portata della gran parte degli escursionisti che abbiano un minimo di esperienza d’alta quota; lo Sperone della Brenva, al contrario, è ancora una sfida per nulla scontata e un severo banco di prova per gli alpinisti.
Eppure, senza ombra di dubbio, Whymper è un simbolo e un mito universale dell’alpinismo. Per ragioni che vanno anche al di là della sue stesse volontà e intenzioni egli ha incarnato “lo spirito del mondo”. Attraverso di lui l’epoca esplorativa delle Alpi ha portato a compimento la sua parabola e l’alpinismo moderno ha cominciato a manifestare molti dei suoi caratteri costitutivi.

La vita

Edward Whymper nasce a Londra il 27 aprile 1840, secondogenito di undici figli nati dal matrimonio dall’artista e incisore Josiah Wood Whymper ed Elizabeth Whitworth Claridge. Egli stesso viene indirizzato sulle orme del padre, apprendendo fin dall’infanzia l’arte del disegno e dell’incisione in legno.

È proprio agli impegni legati al lavoro che si deve il suo incontro con le montagne. Nel 1860, all’età di venti anni, viene ingaggiato per compiere una serie di incisioni di paesaggio, realizzate in loco nelle aree delle Alpi centrali e occidentali. Già questo è un elemento di discontinuità rispetto a tanti protagonisti dell’epoca esplorativa che lo hanno preceduto e ancora lo affiancano. Il giovane Whymper non è un rampollo della nobiltà o dell’alta borghesia inglesi. Non arriva sul Continente per completare il proprio percorso di formazione attraverso una versione “selvatica” del Grand Tour, che alla contemplazione delle rovine dell’epoca classica, affianchi quella dell’orrido e del sublime incarnati alla grandiosità dell’ambiente alpino. La sua storia anticipa piuttosto la genesi dell’alpinismo e degli alpinisti a venire: è un rappresentante della working class (certo, una working class molto specializzata), la cui attrazione verso le montagne non è solo una diretta conseguenza del bagaglio culturale ed estetico del romanticismo. Non è (o non è soltanto) la contemplazione della bellezza, il confronto con l’infinito o lo scontro titanico con il destino e la natura a portarlo lassù, e neppure la sola dedizione alla ricerca scientifica o l’esplorazione geografica. C’è in lui qualcosa di più pragmatico e “novecentesco”. Qualcosa che riecheggia l’ormai imminente arrivo dell’alpinismo “sportivo” di Albert Frederick Mummery, quello che trova il proprio senso nella sfida alle difficoltà, da affrontare “by fair means”, con mezzi leali.

Invero il primo approccio di Whymper con la scalata è ancora ammantato di influenze romantiche. Nel 1860 viene chiamato ad illustrare il tentativo di salita al Mont Pelvoux da parte della spedizione guidata dal professor Bonney. L’impresa ha esito negativo, ma il giovane incisore è così colpito dall’esperienza che, l’anno successivo, si ripresenta nelle Alpi del Delfinato, portando lui stesso a compimento la salita. Nei suoi scritti rievoca questo originario richiamo della montagna attribuendolo a “quei misteriosi impulsi che spingono l’uomo verso l’ignoto”.

Poco dopo, però, nel mese di agosto dello stesso anno, Whymper è alle prese con il Cervino, che tenta per la prima volta lungo la Cresta del Leone. A condurlo lì non è la tanto la contemplazione della perfezione estetica del “più nobile scoglio d’Europa”, che lo lascia anzi piuttosto deluso, ma un’ambizione dal sapore ben più competitivo e alpinistico in senso moderno: “[…] fui attirato dal Cervino solo per la sua grandiosità – scrive – Si riteneva che fosse fra tutte la montagna più inaccessibile, anche per chi avrebbe dovuto conoscerla meglio di chiunque altro. Le sconfitte che si ripetevano mi stimolavano a nuovi tentativi, e io vi ritornavo di anno in anno, quando ne avevo l’opportunità, sempre più determinato ad individuare una via per la vetta o a trovare le prove del fatto che fosse veramente inaccessibile”.

Non basta la sola ambizione per venire a capo di una sfida come quella del Cervino. Nei successivi quattro anni Whymper tornerà ben otto volte sulla montagna prima di raggiungere il successo. Nel frattempo perfezionerà la propria esperienza di scalatore, compiendo diverse importanti scalate fra il gruppo del Monte Bianco e il Delfinato, come la prima ascensione del Grand Tournalin, quella della Barre des Ecrins, dell’Aiguille d’Argentière, dell’Aiguille de Trelatéte, del Mont Dolent, dell’Aiguille Verte e del Grand Cornier. Una particolare menzione la merita sicuramente l’ambizioso tentativo alle Grandes Jorasses, concluso – a causa del sopraggiungere del maltempo – sulla punta che oggi porta il suo nome, a breve distanza dalla vetta principale della montagna.
Una ventina di giorni dopo, il 14 luglio del 1865, Whymper chiude vittoriosamente il lungo assedio al Cervino, con un’ascensione grandiosa e tragica che lo consacra definitivamente nel mito dell’alpinismo.

Negli anni che seguono la conquista della Gran Becca lo scalatore inglese rinuncia ad effettuare altre imprese di alpinismo estremo, ma non abbandona l’attività esplorativa. Nel 1867 conduce una spedizione in Groenlandia che, seppur ostacolata da diversi problemi logistici, consegue importanti risultati dal punto di vista scientifico e consente di sperimentare tecniche e materiali che si riveleranno importanti per l’avanzamento dell’esplorazione delle zone artiche. Dopo un’altra missione dedicata al rilevamento delle coste groenlandesi, Whymper torna alle montagne nel 1880, guidando una spedizione in Equador, finalizzata allo studio del mal di montagna e degli effetti della riduzione della pressione atmosferica sulla fisiologia umana. Nel corso della missione, affiancato dallo storico compagno e rivale della gara per il Cervino, la guida di Valtournenche Jean Antoine Carrel, effettua la prima ascensione completa dei 6310 metri del Chimborazo e numerose altre salite in alta quota.

Nei primi anni del ‘900 l’instancabile scalatore fa più volte visita alle Montagne Rocciose del Canada compiendo ancora diverse prime ascensioni, fra le quali quella della vetta di 2844 metri battezzata con il nome di Mount Whymper.

Il 1906 vede aprirsi una breve parentesi di vita matrimoniale nell’avventurosa esperienza del conquistatore del Cervino. In quell’anno, infatti, Whymper sposa la ventitreenne Edith Mary Lewin di 42 anni più giovane di lui. Dal matrimonio nasce la figlia Ethel, ma l’unione non dura a lungo: la coppia si separa solo quattro anni dopo, nel 1910.

Nel 1911 comincia una nuova campagna di scalate nelle Alpi, ma, giunto a Chamonix, Whymper viene colto da malore e, dopo essersi rinchiuso nella sua stanza presso il Grand Hotel Couttet rifiutando tutte le cure mediche, muore in solitudine il 16 settembre 1911, all’età di 71 anni. Il suo corpo riposa nel cimitero anglicano della cittadina francese, considerata una delle capitali mondiali dell’alpinismo.

In gara per il Cervino

A metà dell’800 il Cervino era una delle ultime grandi vette alpine a non essere ancora stata salita. La sua gigantesca forma piramidale, che si innalza fino ai 4478 metri di quota, resa ancora più maestosa dall’isolamento quasi completo rispetto alle montagne circostanti, l’aveva da tempo consacrato come il simbolo stesso della bellezza e della potenza della montagna, un’incarnazione dell’infinito per la sensibilità con cui lo spirito romantico guardava alla natura e un richiamo grandioso e temibile per gli alpinisti.

Curiosamente i primi a tentarne la salita non sono i “messieurs” venuti dalle città, che avevano sostanzialmente guidato e animato sino ad allora l’esplorazione e la conquista delle Alpi, ma i valligiani del versante italiano della montagna. Anche questo è forse un segno dei tempi e della rivoluzione epocale che ruota attorno a una vetta tanto simbolica. Il mondo stava cambiando, l’avventura esplorativa stava cedendo il posto al turismo alpino e probabilmente i più lungimiranti fra gli abitanti della Valtourenche, non faticavano ad intuire l’effetto “promozionale” che un’impresa del genere avrebbe avuto per il loro territorio.

Quando Whymper entra in gioco, nel 1861, l’attenzione del gotha dell’alpinismo si è ormai da tempo puntata sul Cervino. Dopo le esplorazioni compiute sul versante italiano dell’abate Amé Gorret e dalle guide di Valtournenche lungo la Cresta del Leone, anche gli stranieri non hanno tardato a farsi avanti. Più volte i fratelli Parker hanno cercato di raggiungere la cima dal versante svizzero e, sul versante italiano, ha fatto la sua comparsa anche il celebre John Tyndall, ma nessuno è mai riuscito a spingersi oltre i 3900 metri.

Protagonista di molte di queste salite è la guida Jean Antoine Carrel, detto il Bersagliere. È lui l’uomo giusto per guidare una cordata fino alla vetta, ed è con lui che Whymper si confronta, in un infinito balletto fatto di patti disattesi, nuove alleanze e ulteriori “tradimenti”. C’è tutta un’epica dietro questo travagliato rapporto. Ci si può leggere il processo di emancipazione delle guide dalla sudditanza culturale rispetto ai “messieurs” e, non da ultimo, il primo apparire di quell’orgoglio nazionalista che avrebbe segnato tanta parte dell’alpinismo del ‘900. Dietro l’infedeltà di Carrel rispetto agli accordi più volte presi con Whymper c’è probabilmente anche l’azione tutt’altro che nascosta di Quintino Sella, presidente del nascente Club Alpino Italiano e ministro del neonato Regno d’Italia, che sognava una vetta del Cervino tutta “tricolore”.

La danza di toccate e fughe raggiunge il suo climax nel mese di luglio del 1865, quando l’inglese giunge a Breuil convinto di trovarvi Carrel pronto per accompagnarlo in un nuovo tentativo. Il Bersagliere, però, ha sparigliato ancora una volta le carte,ed è già in partenza per un proprio attacco alla Cresta del Leone, in cordata con César Carrel, Charles Gorret e Jean Joseph Maquignaz. Whymper non si perde d’animo e subito prende la strada per Zermatt, alla ricerca di guide e compagni con i quali mettersi alla rincorsa degli italiani. Nella cittadina svizzera mette assieme un eterogeneo e folto gruppo composto da Lord Francis Douglas, Roger Hadow e dal reverendo Charles Hudson, accompagnati dalle guide Peter Taugwalder padre e figlio e Michel Croz. Con loro il 13 luglio decide di attaccare lungo la Cresta di Hornly, quella che oggi è la via normale svizzera alla vetta.
Nonostante l’apparenza repulsiva e vertiginosa l’itinerario si dimostra meno impegnativo della Cresta del Leone, tanto che alle 13,30 del 14 luglio il gruppo è riunito sulla vetta. Da lì hanno modo di affacciarsi sul versante italiano, per inviare i propri sonori saluti alla Cordata di Carrel, che, vistasi battuta sul tempo, decide di rinunciare ormai a poche centinaia di metri dalla cima.

Sarebbe bello poter fermare qui l’immagine e consegnare solo questa istantanea alla storia e al mito dell’alpinismo. Purtroppo però qualcosa di molto più drammatico è in attesa. Durante la discesa, infatti, Hadow scivola, trascinando con sé in una caduta senza scampo Croz, Hudson e Douglas. Solo Taugwalder padre, Whymper e Taugwalder figlio si salvano.

Pochi giorni dopo la notizia della tragedia è sulle prime pagine delle gazzette di tutta Europa e lo scandalo per queste morti “inutili” è immenso, tanto che gli stessi sopravvissuti sono sottoposti ad inchiesta giudiziaria. Da più parti si arriva persino a ipotizzare un divieto ai cittadini britannici di affrontare imprese estreme di quel genere. Anche in questo la figura e le vicende di Whymper sono straordinariamente antesignane e rappresentative dell’alpinismo moderno e del suo ambiguo e contrastato rapporto con il grande pubblico.

Le principali salite sulle Alpi e nel mondo

  • 7 agosto 1863, Grand Tournalin – con la guida Jean-Antoine Carrel
  • 25 giugno 1864, Barre des Écrins (couloir Whymper) – con Adolphus Warburton Moore, Horace Walker e le guide Christian Almer e Michel Croz
  • 9 luglio 1864, Mont Dolent – con Anthony-Adams Reilly e le guide Michel Croz, Henri Charlet e Michel Payot
  • 12 luglio 1864, Aiguille de Trélatête Orientale e Occidentale – con Anthony-Adams Reilly e le guide Michel Croz, Henri Charlet e Michel Payot
  • 15 luglio 1864, Aiguille d’Argentière – con Anthony-Adams Reilly e le guide Michel Croz, Henri Charlet e Michel Payot
  • 16 giugno 1865, Grand Cornier – con le guide Christian Almer, Michel Croz e Franz Biner
  • 24 giugno 1865, Punta Whymper delle Grandes Jorasses – con le guide Christian Almer, Michel Croz e Franz Biner
  • 29 giugno 1865, Aiguille Verte (couloir Whymper) – con le guide Christian Almer e Franz Biner
  • 14 luglio 1865, Cervino – con Lord Francis Douglas, Robert Hadow, Charles Hudson e le guide Michel Croz e Peter Taugwalder padre e figlio
  • 4 gennaio 1880, Chimborazo 6310 m. (Equador) – con le guide Louis e Jean-Antoine Carrel
  • 9 marzo 1880, Antisana 5753 m. (Equador) – con le guide Louis e Jean-Antoine Carrel
  • 1880, Cayambe 5790 m. (Equador) – con le guide Louis e Jean-Antoine Carrel
  • 1901, Mount Whymper e Stanley Peak (Canada) – con le guide Joseph Bossoney, Christian Kaufmann, Christian Klucker e Joseph Pollinger

Libri

  • La salita del Cervino, Edward Whymper, Vivalda Editori, 2004 (prima edizione originale 1880)
  • Cervino – il più nobile scoglio, Reinhold Messner, Corbaccio, 2015
  • La battaglia del Cervino. La vera storia della conquista, Pietro Crivellaro, Laterza, 2016
  • L’ombra del Cervino. Vita e imprese di Edward Whymper, Ian Smith, Hoepli, 2019

Film

  • La conquista del Cervino, Luciano Viazzi, Italia, 1962, 20’
  • La grande conquista, Luis Trenker, Germania, 1938, 95’

“Provai gioie troppo grandi per poterle descrivere, e dolori tali che non ho ardito parlarne. Con questi sensi nell’anima io dico: salite i monti, ma ricordate coraggio e vigore nulla contano senza la prudenza; ricordate che la negligenza di un solo istante può distruggere la felicità di una vita. Non fate nulla con fretta, guardate bene ad ogni passo, e fin dal principio pensate quale può essere la fine”.
Edward Whymper

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