Gente di montagna

Tarcisio Fazzini, il genio del granito

Negli anni ‘80 del secolo scorso, il grande arrampicatore lecchese lasciò il segno con innumerevoli salite considerate impossibili soprattutto tra la Val Masino e la Val Bregaglia. Una carriera formidabile, ma davvero troppo breve

Tieniti stretto tutto questo nella tua memoria, ponilo sotto vetro nel tuo scrigno spirituale, questo è oro puro

Reinhard Karl

Tarcisio Fazzini apre gli occhi sul mondo nel 1963 a Premana, il paese al culmine della Valsassina dove nascono da decenni forbici, coltelli e… grandi alpinisti e sportivi.

Cresce al cospetto delle Grigne, del Legnone e del Pizzo Tre Signori, senza tuttavia avere un’innata voglia di montagna, passione coltivata invece dagli amici e dal cugino Ottavio. Tarcisio, ragazzo di certo non da bar ma dalle grandi aspirazioni, proprio per non essere escluso dalla cerchia di amici, nel maggio del 1980 li accompagna nelle Dolomiti di Brenta, dove compie la sua prima scalata lungo la normale al Campanile Basso. È subito amore. Inizia ad arrampicare tra le Grigne, le pareti di Introbio e dell’Angelone, per poi scoprire la Val di Mello.

La svolta

Il 1982 è l’anno del servizio militare a La Thuile dove conosce Andrea Savonitto, detto “il Gigante”, e il toscano Malerba. Mentre il primo gli apre la mente alla possibilità di esprimersi tracciando nuove vie, il secondo lo introduce al mondo dell’allenamento sistematico. Durante questo periodo ripete anche la Via degli Svizzeri al Grand Capucin, sul vicino Monte Bianco, ma non vede l’ora di tornare sul suo granito.

Tarcisio compie il primo esperimento di apertura allo Zucco dell’Angelone salendo la nuova No Controlese tracciandone una semplice relazione. La penna del “Tarci” metterà nero su bianco decine di itinerari tra i più ambiti delle Alpi, lasciando ai posteri relazioni molto dettagliate, funzionali, precise e dallo stile inconfondibile.

Nel Masino-Bregaglia

Dopo il battesimo sulla Cassin alla nord-est del Badile, il gruppo di amici è pronto a scoprire le mille possibilità di aprire nuove vie offerte dall’alta Val Masino. Nel 1985 Tarcisio e Ottavio salgono alla Punta Allievi lungo Chi cerca trova e, poco più tardi, il 16 e il 19 agosto, tracciano Ringo Star, via di stampo classico che passa per l’enorme diedro, denominato “Il Magnifico”, nel centro della nord-ovest del Pizzo Badile, accompagnati anche da Gianbattista “Tita” Gianola.

Sulla stessa parete, un anno più tardi è la volta di Jumar Iscariota al Pilastro a Goccia, “itinerario allucinante”, commentano i fratelli Lisignoli dopo la prima ripetizione. Il nome lo si deve all’impresa dell’amico Livio Gianola che ha seguito Tarcisio e Ottavio risalendo le corde con le maniglie, dette jumar appunto, per tutti i 400 metri della parete. Sul Badile metterà la firma con altre due grandi vie: La Diretta del Popolo, un auspicio a diventare una grande classica, e Galli delle Alpi, tra gli ultimi suoi capolavori e probabilmente il primo con il trapano su questa parete.

In Val di Mello i premanesi aprono la difficile Divieto di Sosta e Il Deserto dei Tartari facendo uso degli spit, ossia tasselli ad espansione. Lo spit, croce e delizia dell’arrampicata, permette di affrontare placche sempre più difficili ma, se usato consapevolmente, non azzera l’impegno della scalata. Tarcisio stesso afferma: “La nostra etica è molto ferrea: in libera a tutti i costi”.
Al Precipizio degli Asteroidi apre la Carrettera della Cocia, un nome che può essere tradotto come “strada per le macchine”, un chiaro segno dell’inaspettata facilità della salita. Questa insoddisfazione porta di nuovo il Tarci su questa parete nella prima primavera del 1988 quando apre la bella ed impegnativa Pejonasa Wall.

Alpinista dilettante

Nel 1985 inizia il corso per diventare guida alpina che gli permette di incontrare Renata Rossi, Guido Lisignoli e lo stesso Tita. Ben presto comprende che il lavoro da guida non gli permette di mantenere lo stato di forma adatto ai suoi progetti e, in quegli anni, l’idea di vivere di sponsorizzazioni è ancora prematura. L’impiego come fabbricante di forbici gli concede di scalare il sabato e la domenica e allenarsi a fine giornata. Proprio l’allenamento diventa la chiave per poter alzare l’asticella, Tarcisio è metodico ed annota gli esercizi ed i risultati ottenuti. L’arrampicata in falesia, tra le pareti della Valsassina e nell’amato settore di Animal House, unisce il divertimento all’esercizio fisico. Tra queste pareti si allena con i pionieri dell’arrampicata sportiva del Lecchese, tra i quali Marco Ballerini e Norberto Riva. Fazzini esplora anche i monotiri in fessura sparsi alle porte della Val Masino, ripetendo ed aprendo itinerari fino al 7C+, tra questi: Troglos, Amplesso di Farfalle, Cape Fear, La Signora del Tempo e La Signora del Tampax. Proprio esplorando queste fessure conosce Norbi che diventa subito suo grande amico e compagno delle grandi salite degli ultimi anni.

La grande trilogia

Il suo livello cresce a tal punto da dover cercare compagni al di fuori di Premana ed è proprio Norberto lo scalatore adatto. Nel 1988, su consiglio di Giuseppe “Popi” Miotti, con Norbi e Sabina Gianola, Tarcisio si avventura sul rotondo Pilastro dello Scingino, compatto avancorpo del Cavalcorto, aprendo Chi si ferma è perduto. Nell’autunno dello stesso anno, Tarci, Norbi, Sabina e Livio Gianola tornano allo Scingino per aprire Delta Minox, un vero capolavoro di bellezza ed audacia. A riguardo Simone Pedeferri afferma essere “ancor oggi una delle più dure salite attrezzate dal basso con il pianta spit a mano”, un parere condiviso da tutti i ripetitori.

Non passano che pochi mesi che la cordata Tarci, Norbi e Ottavio risolve, con alcuni tubi industriali tagliati appositamente, il problema dell’enorme lama staccata nel cuore del Qualido dando vita a La Spada nella Roccia. Proprio negli stessi giorni e sulla medesima parete è impegnato l’amico-rivale Paolo Vitali lungo le lisce placche che delineano la Transqualidiana. “Rivali perché attivi negli stessi anni, negli stessi luoghi e con la stessa passione di ricercare vie nuove”, afferma Paolo.

Chiude la grandiosa trilogia la celebre Elettroshock al Picco Luigi Amedeo sulla quale Tarcisio, Norberto e Sabina impiegano per la prima volta su una parete in quota il trapano elettrico. Una svolta che, oltre a dare il nome alla via, segna la ricerca della linea più estetica lungo muri verticali e strapiombanti inaccessibili con mezzi tradizionali. Sono i compagni a riassumere l’esperienza affermando: “Siamo contenti di aver fatto una bella salita, per aver portato il trapano e perché il mondo è bello”.

Tarcisio l’eclettico

Tra le sue doti vincenti spicca l’ecletticità, intesa come forza su ogni terreno: dall’arrampicata sportiva su calcare alle delicate placche di granito, dalle salite classiche su roccia alle vie di misto, come l’apertura invernale di Cacao Meravigliao al Cengalo, dalle fessure in libera di 7C all’abilità nell’arrampicata artificiale, come dimostra lungo l’impegnativa Vuoto senza ritorno alla Mongolfiera. Tarcisio ama le sue montagne, quelle del Masino-Bregaglia, tanto da aver tracciato solo una via al di fuori di questo gruppo ed essere stato solo una volta in Patagonia. Vi approda nel 1988 puntando all’ambito pilastro est del Fitz Roy, ma il maltempo ferma il tentativo. Approfitta del lungo viaggio per andare a trovare la sorella Elisa impegnata in un’OMG in Perù.

Una vetta in suo ricordo

Nel 1990 un incidente durante un’uscita invernale in Val Fraina interrompe i sogni di un ragazzo di soli ventisette anni. Grandioso alpinista, ma soprattutto uomo semplice, schietto e di buon cuore come emerge sia dalla citazione di Reinhard Karl che ama ripetere ai compagni sia dalla sua frase: “e la salita diventava amicizia e, poi, cima”.

Nel 1999 Eugenio Spiranelli e compagni salgono una vetta inviolata di 5800 metri in Karakorum e la dedicano all’amico nominandola Tarci Peak.

A dieci anni dalla sua scomparsa Giuseppe Miotti presenta un libro in suo onore dal titolo “La via del Tarci” che raccoglie aneddoti, relazioni, interviste e racconti legati alle sue vie, non solo sue realizzazioni, ma tasselli della sua stessa intensa vita. 

Salite principali

  • 1982 – Ripetizione della Via degli Svizzeri – Grand Capucin (Monte Bianco)
  • 1983 – Apertura di No controles – Zucco dell’Angelone
  • 7 luglio 1985 – Apertura di Chi cerca trova – Punta Allievi (Val Masino)
  • 16 e 19 agosto 1985 – Apertura di Ringo Star – Pizzo Badile
  • 25 maggio 1986 – Apertura di Le corna non fan peso – Precipizio degli Asteroidi (Val Masino)
  • 5 agosto 1986 – Apertura di Jumar Iscariota – Pizzo Badile
  • 1 maggio 1987 – Apertura di Divieto di sosta – Precipizio degli Asteroidi (Val Masino)
  • 23 e 24 maggio 1987 – Apertura di Carrettera de la Cocia – Precipizio degli Asteroidi (Val Masino)
  • 30 e 31 maggio 1987 – Apertura di Il Deserto dei Tartari – Val di Mello (Val Masino)
  • 5 luglio 1987 – Apertura di Champignon Merveilleux – Dente della Vecchia (Val Masino)
  • 11 luglio 1987 – Apertura della Diretta del Popolo – Pizzo Badile
  • 26 dicembre 1987 – Apertura della via di misto cacao Meravigliao – Pizzo Cengalo
  • 23 aprile e 11 giugno 1988 – Apertura di Pejonasa Wall – Precipizio degli Asteroidi (Val Masino)
  • 19 giugno e 9 luglio 1988 – Apertura di Chi si ferma è Perduto – Cima Scingino (Val Masino)
  • 4 settembre 1988 – Apertura di Delta Minox – Cima Scingino (Val Masino)
  • 31 luglio 1988 – Apertura di Giulia Dream – Costiera dell’Averta (Val Masino)
  • 1988 – Ripetizione della Nusdeo-Taldo – Picco Luigi Amedeo (Val Masino)
  • Inverno 1988/89 – Ripetizione di Formaggio e Vino – Picco Luigi Amedeo (Val Masino)
  • 5 febbraio 1989 – Apertura di Vuoto senza ritorno – Mongolfiera (Val Masino)
  • 7, 13 e 14 maggio 1989 – Apertura di La Spada nella Roccia – Qualido (Val Masino)
  • 28 maggio 1989 – Apertura di Black Highway – Val di Mello (Val Masino)
  • Estate 1989 – Apertura di Elettroshock – Picco Luigi Amedeo (Val Masino)
  • 22 agosto 1989 – Apertura di I Galli nelle Alpi – Pizzo Badile
  • Monotiri: Bettino Clacson (7A), Sdernaus (7B+), El ghe durmiva denter (7C), Torta gialla (7C+), El Tigre (7C+).
  • Monotiri in fessura: Troglos, Crepa del Bamba, Ritorno del Gigiat, Signora del Tempo, Signora del Tampax, Hueco, Tequila, Giallo Ocra.

Libri

  • “La Via del Tarci” Giuseppe Miotti, 2020, Ed. Versante Sud (seconda edizione)

Così, sdraiato nella tenda, fra un pisolino e l’altro, penso a molte cose… anche al perché di questo mio andare in montagna a cui non ho ancora trovato risposta, se non quella del puro divertimento

Tarcisio Fazzini

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close