Medicina e benessere

Sesso sull'Everest: parla l'urologo

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Si può avere un rapporto sessuale completo in cima all’Everest? Questa la domanda che molti lettori ci hanno fatto dopo aver letto la strana notizia dei due alpinisti che lo scorso autunno avrebbero fatto sesso in cima all’Everest. Premesso che la notizia è con ogni probabilità falsa, perché non ha trovato conferma né nelle nostre ricerche statistiche e né da quelle presso l’ospedale di Kathmandu, abbiamo voluto girare ai nostri esperti le numerose richieste di approfondimento giunte da voi lettori. Ecco la risposta del dottor Vittore Verratti,  luminare di urologia presso il Dipartimento di Scienze Mediche di base ed applicate dell’università "G. D’annunzio" di Chieti, che si è occupato della questione nell’ambito delle sue ricerche.

"Evoluzionisticamente, l’adattamento all’ambiente si realizza attraverso la ricerca di soluzioni favorevoli alla sopravvivenza – scrive il dott. Verratti – e nello specifico, deve necessariamente includere l’abilità a riprodursi. La più alta montagna del nostro pianeta, l’Everest, con i suoi  8,848 metri, in vetta è caratterizzata da un ambiente estremo dove la pressione parziale dell’ossigeno è veramente al limite della sopravvivenza umana. Nei giorni in cui questo colosso himalayano viene solitamente salito, tra maggio ed ottobre, la pressione barometrica in vetta è di 251–253 Torr contro i 760 a livello del mare.

L’erezione peniena è un evento fisiologico basato su meccanismi neuroendocrini e neurochimici. Dopo la stimolazione sessuale, per dare luogo ad una erezione è necessario che vi sia il rilassamento delle cellule muscolari lisce dei corpi cavernosi. Tale rilassamento è mediato dall’ossido nitrico (NO), principale neurotrasmettitore che viene rilasciato dalle terminazioni nervose NANC (non adrenergiche–non colinergiche) e dall’endotelio localizzati all’interno dei corpi cavernosi. La sintesi di NO è condizionata dalla NO-sintetasi (NOS) che richiede l’ossigeno come substrato. Infatti, l’ossigeno è coinvolto nel meccanismo pro-erettivo attraverso la regolazione della sintesi di NO nel tessuto dei corpi cavernosi e attraverso la modulazione di altre sostanze vasoattive.

Pertanto, l’ossigeno può rappresentare un fattore fortemente limitante la produzione di NO nei corpi cavernosi tanto che un ridotto apporto di ossigeno libero è teoricamente dannoso per la sintesi dell’ NO. Dal punto di vista nervoso, l’erezione è il risultato di uno squilibrio tra attivazione del sistema simpatico e parasimpatico. L’attivazione di vie simpatiche sono inibitorie sull’erezione, al contrario di quelle sacrali parasimpatiche con attività pro-erettile.

L’ipossia acuta aumenta l’attivazione simpatica afferente stimolando l’attività vasocostrittoria. L’apporto di ossigeno a livello penieno gioca un importante ruolo regolatore nei meccanismi locali dell’erezione. Alcuni studi sull’uomo hanno mostrato un decremento della tensione di ossigeno in forme di impotenza vascolare e uno stato di ipossia dei corpi cavernosi nel pene flaccido. Concentrazioni fisiologiche di ossigeno regolano l’erezione mediante il controllo della sintesi  di NO nel corpo cavernoso. Varie sono le classificazioni proposte per definire il deficit erettile. Alcune di esse sono basate sulla causa, altre sul meccanismo di compromissione neuro-vascolare.

Tuttavia, anche se l’ipossia rappresenta una condizione relativa a molti comuni fattori di comorbilità del deficit erettile, la letteratura disponibile ancora non reclama esplicitamente l’ipossia come fattore eziologico di deficit erettile. Tuttavia, dai pochi studi condotti nel settore è stato suggerito come uno stato ipossico cronico possa alterare la fisiologia dell’erezione, innescando la comparsa di deficit erettile. La disponibilità di ossigeno e la sua distribuzione a tessuti ed organi svolge un importante ruolo nella regolazione locale dei meccanismi legati all’erezione tanto che bassi livelli di disponibilità di ossigeno possono essere considerati un fattore eziologico nella disfunzione erettile.

In conclusione, anche se non abbiamo dati scientifici in grado di confutare l’affermazione che vuole possibile un rapporto sessuale completo sulla cima dell’Everest, dai pochi dati della letteratura corrente in merito, possiamo suggerire che gli esseri umani non sono fatti per riprodursi a quote estreme. Ciò può essere spiegato come una scelta della natura, presa in senso evoluzionistico, che, tendendo alla protezione della specie,  nega la possibilità di concepire in un ambiente estremo e non idoneo alla nascita e allo sviluppo di una nuova vita quale quello presente a 8848 metri sul livello del mare".

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Vittore Verratti

Il Dr. Vittore Verratti, specialista in urologia, ha partecipato nel 2008 ad una spedizione alpinistica al Manaslu, durante la quale ha svolto una ricerca dal titolo  “Ipossia cronica: fertilità, metabolismo e performance psicofisica”.

 

 

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