Medicina e benessere

Quota: è un rischio per i bimbi?

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E’ rischioso portare un bambino di 18 mesi ad oltre duemila metri di quota? Può essere soggetto a mal di montagna? Ecco qualche consiglio dei nostri esperti, fornito in risposta ad una lettrice che ci ha chiesto informazioni sui problemi che potrebbe avere suo figlio in vista di un trasferimento temporaneo a 2.400 metri.

"Io e mi marito seguiamo con piacere il vostro sito e i vostri preziosi consigli – scrive la nostra lettrice -. Vorrei sottoporvi questo dubbio. Dovendo soggiornare per un periodo di alcuni mesi ad Addis Abeba in Etiopia (2400 metri di quota), ci sentiamo molto preoccupati per il nostro bimbo di 18 mesi. Abbiamo letto di mal di montagna, possibilità di edemi e cose ancor più terribili. Lei quale consiglio sente di darci? E’ un’altezza eccessiva? Quali sono i reali pericoli e, in caso di partenza, quali visite ci consiglia di fare prima di partire? Certi di ricevere un consiglio prezioso e un parere come sempre competente, salutiamo cordialmente". 
Giusy e famiglia.

Se si tratta di un bambino in buone condizioni di salute, non sembrano esistere controindicazioni ad un soggiorno a 2400 metri di quota.

Sarà probabilmente poco dinamico nei primi giorni di soggiorno, dopo l’arrivo in aereo a tale altitudine, come del resto lo saranno i due genitori. Non dovrebbero, comunque, esserci sintomi riferibili al male Acuto di montagna.

Si dovrà pure vedere se é previsto un soggiorno molto lungo. Una collega pediatra francese con esperienza in materia, che ho consultato prima di fornire il presente parere, mi ha segnalato il caso di un bambino più piccolo di quello cui si fa riferimento che, con due fratellini ed i genitori ha vissuto per un po’ di tempo ad Addis Abeba. Sembra che il padre abbia avuto qualche problema ad adattarsi alla quota, mentre tutti gli altri hanno reagito molto bene.
 
Segnalo, inoltre, che esiste un sistema a punteggio (Lake Louise score) che é in grado di valutare lo stato di salute dei bambini con meno di tre anni in alta quota. Potrebbe essere utile in questo caso.

 

Giancelso Agazzi

(Commissione medica Cai Bergamo) 

 

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