Storia dell'alpinismo

Cerro Torre, spedizione con giallo

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Sei ottobre 2005 – Ancora lui. Ancora una volta il Cerro Torre, gigante patagonico di 3.128 metri, diviene il simbolo di una sfida estrema. Ermanno Salvaterra, Rolando Garibotti e Alessandro Beltrami partiranno tra pochi giorni alla volta del sud America per una sfida doppia. Saliranno il "Grido di Pietra" dal versante nord, in stile alpino. E nel frattempo cercheranno di raccogliere elementi per chiarire la vicenda della presunta salita annunciata nel 1959 da Cesare Maestri.

Definita "leggendaria" dal francese Lionel Terray, l’impresa di Maestri, Toni Egger (travolto da una valanga durante la discesa) e Cesarino Fava, nel corso degli anni è stata avvolta dai dubbi. La documentazione fotografica è andata perduta. E i chiodi, mai trovati, ne hanno fatto il più grande giallo della storia dell’alpinismo.

Il segreto è racchiuso nelle infide pareti di ghiaccio della montagna. E dal colle della Conquista, un’architettura meravigliosa e orrenda disseminata di trappole micidiali, i tre cercheranno di trovare il bandolo della aggrovigliata matassa: le tracce di una via di salita sulla parete nord.

Ermanno Salvaterra, cinquantenne trentino di Pinzolo, è un veterano del Torre. Sulla montagna ha firmato la prima invernale assoluta 20 anni fa. E numerose vie sulle pareti sud e est.

Con lui Rolando Garibotti, l’italo-argentino autore lo scorso anno di un dossier che ha smontato "pezzo per pezzo" la presunta impresa di Maestri.

A chiudere la cordata Alessandro Beltrami, 24 anni, guida alpina di Carisolo, già compagno di Salvaterra nell’impresa dello scorso novembre sulla parete est.

I tre partiranno motivatissimi. L’augurio è che riescano a fare luce su un mistero lungo cinquant’anni. E forse, al loro ritorno, sapremo se i Ragni di Lecco e i compianti Casimiro Ferrari e Pino Negri, potranno continuare ad essere considerati i primi "salitori" del "Grido di Pietra".

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