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Base jump dal Grandes Jorasses: tutte le foto

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CURMAYEUR, Aosta — Ha scalato la Punta Croz sulla Nord del Grandes Jorasses (4.110 m) e poi, indossando la sua tuta alata, si è gettato nel vuoto con il paracadute. Ecco tutti i dettagli e le immagini mozzafiato dell’impresa – unica al mondo – di Valeri Rozov, celebre base-jumper russo.

Rozov e i suoi tre compagni di cordata (Denis Provalov, Maxim Malanchuk e Dimitry Lifanov) hanno scalato la Nord del Grandes Jorasses in 4 giorni, percorrendo lo sperone Croz, e sono usciti dalla parete a circa 3.800 metri di quota, nei pressi del contrafforte centrale del dente, sulla destra della nordest della montagna.
 
Poi Rozov ha cercato un punto per il salto nel vuoto e ha scelto un precipizio verticale che scendeva pulito a strapiombo per almeno 230 metri. Il suo volo in caduta libera è durato 50 secondi prima di aprire il paracadute che lo ha accompagnato dolcemente per i restanti 750 metri.  “Per un pelo non sono atterrato contro un rifugio” ha scherzato Rozov dopo il volo.
 
L’impresa di Rozov è una prima mondiale. Fino ad un mese fa gli esperti ritenevano impossibile trovare, sulla Nord del Grandes Jorasses punti abbastanza sicuri per un lancio in caduta libera, nonostante la sua estensione: 1200 metri di altezza per 1000 di larghezza.
 
Secondo progetto originario, Rozov e compagni avrebbero dovuto salire seguendo la linea di “Le Nez” (sempre sullo sperone Croz), aperta dagli Italiani Mauro Bubu Bole e Mario Cortese nel 2005 (7b, M4, 1100m). Ma alla fine hanno percorso la via classica, aperta da Meier e Peters nel lontano 1935. La via, che comunque rientra tre le più dure di tutta la parete, è infatti classificata TD+/ED1 (molto difficile+/estremamente difficile) secondo la scala europea.
 
Il salto dalla nord del Grandes Jorasses era l’ultima fase del progetto di Rozov di “climbing extreme base jump” – lo sport che prevede il lancio da un punto fisso con il paracadute. Già campione nazionale, europeo e mondiale di paracadutismo, il russo vanta un palmares di salti da parecchie montagne, tra cui il Mt. Nalumasortoq in Groenlandia e l’Amin Brakk in Karakorum
 
“Quello che si prova nel saltare è davvero indescrivibile – ha raccontato Rozov ad Explorers Web – È come finire dentro la macchina del tempo. Per giorni scali una parete verticale, l’unico pensiero è quello di rimanerci attaccato. Poi, in un attimo, ti materializzi in basso. È fantastico!”.
 
Sara Sottocornola
 

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