Alpinismo

Il parapendio è un’opportunità per l’alpinismo?

Il trend del parapendio come modalità di discesa e alternativa ai trekking, ma anche come obiettivo finale della scalata, sta sempre più prendendo piede anche sulle grandi montagne.

Qualche giorno fa Benjamin Védrines, dopo ave realizzato il record di velocità sul Broad Peak salendo in vetta in sette ore, è sceso in parapendio. Sempre sul Broad Peak la scorsa estate Antoine Girard ha realizzato il record del volo più in alto portandosi con la sua vela a 8.407 metri di quota.

Bhul e Sim verso mete remote

Tra i più attivi a utilizzare questo stile c’è Fabian Buhl, che detiene anche la prima discesa dal Cerro Torre in parapendio. Questa estate l’alpinista tedesco è in Pakistan con l’inglese Will Sim e un altro professionista del volo, Aaron Durogati. L’obiettivo alpinistico era la Torre Gulmit, una torre di granito di 5810 metri isolata dalla civiltà e difficilmente raggiungibile in 4 o 5 giorni di cammino. La soluzione? Il parapendio, che ha consentito loro di raggiungere il campo base in solo un’ora e mezza. Arrivati alla parete il 26 giugno mattina, la sera Bhul e Sim erano già in scalata e il giorno dopo in discesa dopo aver raggiunto la vetta. Il ritorno è avvenuto allo stesso modo, in volo.

Aaron Durogati nel mentre ha realizzato il record di volo più lungo nel continente asiatico rimanando in aria per 312 km.

Un esempio di come il parapendio possa essere una opportunità per portare gli alpinisti a montagne più remote, sconosciute, difficilmente raggiungibili e (ri)portare l’alpinismo a una dimensione esplorativa.

Sorvolando il Baltoro

Utilizzare il parapendio per raggiungere il campo base è stata l’idea anche di Horacio Llorens e Thomas de Dorlodot, che sono in Pakistan con l’obiettivo di battere il record di Antoine Girard sorvolando la vetta del K2. Arrivati come tutti a Paju, ultimo avamposto prima dell’inizio del trekking di avvicinamento alle montagne, i due non hanno indossato gli scarponi, ma infilato lo zaino con la vela del parapendio per spiccare il volo sul ghiacciaio del Baltoro. In due ore e mezza hanno coperto la distanza che gli alpinisti affrontano in 6 giorni più o meno (in base all’allenamento).

K2, Broad Peak, Masherbum, ovunque guardi ci sono ghiacciai, morene, pareti ghiacciate… fa paura ed è bello allo stesso tempo. Tra qualche giorno torniamo ad Askole per ricaricare le batterie, fare rifornimento di cibo e per connetterci con il mondo. Tra 2 giorni ci dirigeremo di nuovo a Paju per aspettare la prossima finestra di bel tempo” scriveva Llorens qualche giorno fa. Per poi pubblicare un video: “Così si raggiunge il K2 in parapendio. Non vedo l’ora di tornare nella mia imbragatura a combattere per far volare questa bestia fino alla cima”.

Il video del volo sopra il Baltoro

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3 Commenti

  1. preferito alla discesa in dis-arrampicata della stessa via percorsa in salita, in mancanza di vie facili-normali per la discesa. certi tagliano pure i tornantini dei sentieri militari-escursionistici, scavando la cotica erbosa..e aprendo alvei per erosione dovuta allo scarico di acque .

  2. A mio avviso scendere dalla montagna con il parapendio non rende completa la scalata. Se è vero, come si dice, che una volta in vetta si è solo al 50% della scalata e che la stessa finisce solo una volta raggiunta la base, allora con questo sistema è un pò come barare.

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