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I ghiacciai: cosa sono, come si muovono, come cambiano

Gli eventi degli ultimi giorni hanno fatto e stanno facendo riflettere su cosa sia o non sia normale per un ghiacciaio e se e quanto possa essere “pericoloso”. Abbiamo provato, però, a fare un passo indietro, cercando di capire cosa sia e come si comporti un ghiacciaio con Valter Maggi, glaciologo, Presidente del Comitato Glaciologico Italiano e professore all’Università degli Studi di Milano Bicocca.

Cosa è un ghiacciaio

Il ghiacciaio non è altro che una massa di ghiaccio che deriva dalle precipitazioni nevose, si accumula nelle parti alte delle montagne, si muove verso il basso e quando scende sotto certe quote la fusione la riduce fino a distruggerla. Si tratta di un sistema in equilibrio molto delicato tra quello che cade, come precipitazioni nevose, e quello che se ne va, come acqua di fusione. Nel momento in cui abbiamo più neve in arrivo di quanta acqua se ne vada, abbiamo un ghiacciaio che avanza, se c’è più acqua che neve, invece, il ghiacciaio è in ritiro. Quello che sta succedendo ormai da decenni è che ci troviamo in condizioni di bilancio negativo: i ghiacciai stanno perdendo massa e si stanno ritirando verso l’alta quota, andando a occupare solo le parti più elevate delle montagne.

Un ecosistema che mantiene la vita

Se lo avete sempre associato a qualcosa di fisso e “privo di vita”, resterete sorpresi: il ghiacciaio è un vero e proprio ecosistema, estremamente complesso. Abbiamo a che fare con del materiale – il ghiaccio – che si muove, fluisce, ha un movimento – ovviamente dallalto verso il basso, seguendo la gravità. L’altro vantaggio della comprensione di questi meccanismi è che abbiamo a che fare con un sistema che produce e conserva una grande quantità di acqua, che normalmente viene messa a disposizione durante le stagioni secche, estive. Se non piove, se non nevica, anche nelle zone di montagna c’è mancanza d’acqua, come sta succedendo in questo periodo: l’unica a disposizione è quella dei ghiacciai, che, fondendo, viene portata a valle. L’acqua è vita e il ghiacciaio diventa a pieno titolo un ecosistema che mantiene la vita nelle valli in cui si trova.

I movimenti dei ghiacciai

Parlando di movimento, i principali sono due. Il primo è la deformazione del ghiaccio: quest’ultimo è una specie di roccia, è costituito da cristalli di acqua solida e si deforma come qualunque materiale sotto il proprio peso. La presenza di acqua provoca il secondo, ovvero uno scivolamento alla base. L’insieme di questi due effetti causa lo spostamento di questa massa dall’alto verso il basso. Il ghiacciaio è un bellissimo elemento del nostro sistema e permette di capire tanto del movimento, assomiglia molto al magma dei vulcani come comportamento – anche se chiaramente si tratta di una semplificazione fisica, ma le leggi che li governano sono le stesse, applicate in modo diverso.

Come si formano i crepacci

Il meccanismo per cui si formano i crepacci è complesso, il ghiaccio è un materiale molto strano, si deforma quando subisce delle spinte lente, quando il proprio peso poco alla volta lo muove, ma se si sposta velocemente si rompe. In particolare la parte superficiale, muovendosi un po’ più rapidamente, si spacca e crea i crepacci. Essi normalmente si propagano all’interno del ghiacciaio fino a circa due terzi della sua profondità, poi si chiudono, proprio perché la parte sotto, essendo soggetta a una deformazione lenta, non permette la rottura.

Cosa è un seracco

Il seracco, invece, di solito si forma quando il ghiacciaio deve superare un ostacolo, un salto molto verticale. Lì il problema è più complicato, perché, essendo il ghiacciaio quasi in caduta, si formano dei blocchi separati di ghiaccio. Rispetto al normale movimento lento, quando si arriva alla base dell’ostacolo è come se ci fosse una leggera accelerazione – dovuta alla topografia -, per cui si formano questi blocchi, in fondo a questo salto si riuniscono e tornano a diventare un’entità unica. I distacchi, le cadute sono possibili, sono legati al movimento e alla topografia del territorio.

Gli elementi che influiscono sul muoversi dei ghiacciai

Il ghiacciaio è gestito dalla gravità e quindi tutto quello che va a influire su di essa modifica le velocità dei ghiacciai, a cui si aggiunge l’acqua che scorre sotto. Ci sono vari meccanismi in gioco, quello più semplice da comprendere svolto dall’acqua è senza dubbio quello di lubrificante, che fa scorrere più velocemente il ghiaccio.

Sicuramente il fatto che le temperature siano sempre più calde influisce sulla situazione. I ghiacciai vivono all’interno della montagna, e se la montagna è alta 3500 metri il ghiacciaio non può andare più in alto. Se lo zero termico – come succede ultimamente – arriva a 4000 m di quota, automaticamente tutto il ghiacciaio si trova in uno stato di fusione e questo fa sì che sia presente una maggiore quantità di acqua sotto di essi. Il grosso problema di buona parte dei ghiacciai alpini, specialmente dalla Lombardia verso est, è che si trovano sui 3500-3700 metri, ci sono poche montagne più alte, quindi ormai si sono ridotti solo alle quote più elevate.

L’oggi è differente dal passato

Stiamo assistendo a situazioni abbastanza complicate e diverse da quelle a cui eravamo abituati in passato. Cosa sappiamo su come si comportano i ghiacciai in queste condizioni? Si potrebbe dire che sappiamo poco, e non perché non li studiamo. Sappiamo poco perché mai nella storia della scienza glaciologica ci siamo trovati di fronte a situazioni di questo tipo, ovvero con tutti i ghiacciai in ritiro, molti ormai al di sotto del limite della loro possibile esistenza, con temperature più elevate di quelle che abbiamo avuto sul nostro Pianeta negli ultimi cent’anni. È un esperimento che stiamo vivendo tutti sulla nostra pelle. Abbiamo chiaramente dei modelli, degli studi effettuati su ghiacciai in altre aree che sono già scomparsi, ma è ovvio che il fattore climatico, topografico e regionale sono molto importanti. Possiamo usare come esempio un ghiacciaio che si trova in Himalaya, però si tratta di condizioni completamente diverse dal punto di vista climatico rispetto a quelle alpine. Abbiamo delle idee su come possono evolvere, man mano che si ritirano diventano sempre più piccoli, si chiudono all’interno del loro circo glaciale – la nicchia in cui sono nati -, si ricoprono di detrito e resistono un po’ di più. Però bisogna vedere se tutti hanno la possibilità di comportarsi in questo modo. È chiaro che non è facilissimo, è questione anche di statistica dei dati, perché “un ghiacciaio non fa primavera”.

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