Cronaca

Tragedia del Mottarone, in tre anni mai controllato il manicotto del cavo spezzato

Il 23 maggio 2021 la cabina numero 3 della funivia del Mottarone precipitò a terra dopo che la fune trainante si spezzò all’improvviso. Una corsa a valle a tutta velocità fino allo schianto, che causò la morte di 14 persone, a sopravvivere solo Eitan, di sei anni. I primi accertamenti resero subito chiaro che il mancato arresto della cabina alla rottura del cavo, come previsto dai sistemi di sicurezza, era stato causato dalla disattivazione dei due freni mediante il posizionamento dei forchettoni che solitamente vengono usati durante la manutenzione per evitarne proprio l’attivazione. Un sistema quello dei forchettoni che durante i controlli impedisce alla ganascia del freno di serrarsi sul cavo e che alla fine delle operazioni deve essere rimosso. Non è stato così al Mottarone e non per dimenticanza, spiegava la procura lo scorso maggio, ma per scelta deliberata allo scopo di evitare che l’impianto si bloccasse in continuazione a causa di alcune anomalie al sistema frenante.

Le indagini sulla fune spezzata

In questo anno le indagini sono proseguite per accertare le responsabilità e le cause della tragedia: se è chiaro il perché la cabina è precipitata, non lo è invece il motivo per il quale la fune si è spezzata.

Nelle ultime settimane la Procura e le parti sono state impegnate negli incidenti probatori che riguardano il manicotto (carter) che copriva il cavo nel punto in cui si è tranciato e che si trova a pochi centimetri dalla testa fusa la quale, invece, non presenterebbe anomalie. Al contempo, sul punto sono stati anche sentiti in interrogatorio gli indagati, dai cui verbali sono stati depositati nelle scorse ore e ancora una volta appare che il punto fondamentale sia l’omessa manutenzione della funivia.

Secondo quanto raccontato agli inquirenti da Gabriele Tadini, il capo servizio dell’impianto della funivia, dal 2018 al 2021 non ha mai assistito ad alcuna attività di “smontaggio del manicotto” che per circa 50/70 centimetri avvolge la fune trainante prima della testa fusa. Proprio in quel punto il cavo si è spezzato al Mottarone. L’attività manutentiva di quella parte, una delle più delicate, si è sempre e solo limitata alla lubrificazione. L’attività di smontaggio, pulizia dal grasso e verifica dello stato della fune non è mai stata fatta in quanto, secondo la versione di Tadini, non toccava a loro e nessuno gli avrebbe mai indicato di svolgerla essendo straordinaria e quindi affidata a una ditta esterna. Quello che ci si limitava a fare erano i controlli la mattina sulla fune e sui carrelli prima dell’avvio dell’impianto.

Ora starà alla Procura capire di chi fosse la competenza di quella manutenzione e soprattutto se quella mancata attività possa aver contributo al logoramento e successiva rottura della fune che, insieme alla disattivazione del sistema frenante di sicurezza, ha causato la tragedia del Mottarone.

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Un commento

  1. La semplice rottura del cavo di uno o due freni di bicicletta..puo’ causare gravi incidenti.La zona del tranciamento assomiglia in micro a quella del gran cavo. Spesso si stacca il “nodo” di ottone o piombato.. altre volte si sfila la vite di blocco.Quindi anche nel proprio piccolo..controllare, lubrificare e sostituire., regolare, cambiare parti di
    attrito .

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