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Paularo, primo “Villaggio degli Alpinisti” del Friuli Venezia Giulia

Il borgo di Paularo (UD) entra nella lista dei “Villaggi degli Alpinisti”. Il comune della Carnia è il primo a fregiarsi di tale riconoscimento in Friuli Venezia Giulia, il sesto su scala nazionale, dopo Mazia Longiarù (BZ), la Val di Zoldo (BL), Balme (TO) e Triora (IM). Il numero dei “Villaggi degli Alpinisti” a livello europeo sale così a 36.

“Il riconoscimento di Paularo tra i Villaggi degli Alpinisti è un traguardo che qualifica tutta la Carnia negli aspetti più rilevanti per lo sviluppo di un turismo lento e di qualità: presenza di paesaggi incontaminati, esperienze naturalistiche esclusive, valorizzazione di tradizioni e aspetti storico-culturali locali unici in tutto il mondo. È davvero un risultato di cui tutta la Regione va orgogliosa”. Queste le parole con cui l’assessore regionale alle Attività produttive e turismo, Sergio Emidio Bini, ha accolto l’invito a partecipare domenica 3 aprile alla cerimonia ufficiale di consegna del titolo.

“Ciò che conta di questo progetto, il cui merito va all’intuizione di amministrazioni comunali che hanno avuto la tenacia di portare a termine un percorso complesso, è l’opportunità di portare all’attenzione internazionale un patrimonio di tradizioni locali antichissime il cui valore antropologico ne fa oggi una preziosa peculiarità turistica”, aggiunge Bini.

Cosa sono i Villaggi degli Alpinisti?

Il riconoscimento di “Villaggio degli Alpinisti” nasce nel 2008 da un progetto del Club Alpino Austriaco in attuazione della Convenzione delle Alpi, che persegue uno sviluppo sos­teni­bile nell’intera area alpina. Sono sei le associazioni alpinistiche che partecipano all’iniziativa, distribuite tra Austria, Germania, Slovenia, Svizzera e Italia, tra cui il nostro CAI (Club Alpino Italiano). Come riportato sul sito della rete Bergsteigerdoerfer, si tratta di “piccoli e incantevoli” villaggi in cui “divertirsi e rilassarsi”, “località pioniere dell’alpinismo nelle loro regioni” in cui “la consa­pevo­lezza dell’armonia neces­saria tra la natura e l’uomo è ancora viva e si mani­festa nel rispetto dei confini naturali”. Il motto? “Meno, ma meglio”.

Si tratta dunque di località all’insegna del green, immerse in una natura incontaminata, prive di strutture impattanti, custodi di antiche tradizioni. Per ottenere il prestigioso riconoscimento, a livello italiano è necessario  che le amministrazioni comunali presentino la proposta al CAI, che a sua volta è incaricato di portarla all’attenzione delle altre associazioni in rete.

Paularo da scoprire

Paularo, situato al centro della Val d’Incarojo (Carnia orientale), a una quota di 648 metri, è un centro apprezzato per la sua natura incontaminata. Le cime che lo circondano sono ricche di itinerari escursionistici, scialpinistici così come percorsi per ciaspolatori e vie di roccia per gli alpinisti. Interessante è anche la presenza dell’Ecomuseo “I Mîstirs”, dedicato ai mestieri tradizionali della valle. All’interno del borgo sono presenti edifici storici e luoghi di culto che meritano una visita. Altra perla da non perdere è la Cascata di Salino, spettacolare salto d’acqua alto più di 30 metri a breve distanza dal comune.

Un traguardo che diventa punto di partenza

Il riconoscimento giunge a due anni dalla candidatura. L’iter avviato nell’aprile 2019 e concluso lo scorso dicembre, ha visto una stretta collaborazione tra il Club Alpino Italiano Centrale, la Sezione Cai di Ravascletto e l’Università di Udine, oltre al coinvolgimento della comunità locale.

Per l’Amministrazione comunale, come si legge sul sito ufficiale della Regione FVG, si tratta di un traguardo che è anche punto di partenza. Inizia ora un percorso di valorizzazione di alcune peculiarità locali tra cui spicca la Mozartina, famosissima collezione di strumenti musicali a tastiera ospitata nella settecentesca casa Scala in cui una serie preziosa di organi, clavicembali e pianoforti ripercorre la storia della musica moderna dal compositore salisburghese in poi. Altre proposte culturali potranno trovare spazio nell’offerta regionale di PromoTurismoFVG quali la riproposizione della menàde, l’antica tecnica di fluitazione di tronchi nelle acque del torrente Chiarsò per trasportarli alle segherie a valle. L’evento è divenuto un’attrazione turistica riproposta dai Menàus (i boscaioli riuniti in associazione culturale) e presente nel museo dedicato ai Mistîrs, i mestieri della tradizione carnica. Tra questi anche quello preziosissimo svolto dalle Mans d’aur, le mani d’oro delle ricamatrici che negli anni hanno attirato con i loro minuziosi manufatti l’attenzione di stilisti come Versace e le passerelle della moda di Milano e Vienna. A ciò si aggiungono i percorsi naturalistici in bicicletta nella Val d’Incarojo, la pesca turismo legata alla presenza della trota marmorata, la pratica dello scialpinismo sul passo Cason di Lanza, la ciclabilità in alta quota.”

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Un commento

  1. Immagino che la prossima mossa sia trasformare la strada che porta a Cason di Lanza in un’autostrada a quattro corsie. Non bastava l’esempio dolomitico.

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