Arrampicata

Stefano Ghisolfi libera “Erebor”: “La via più difficile d’Italia”

“C’è voluto parecchio tempo ma finalmente ce l’ho fatta. ‘Erebor’ non è più un progetto ma è diventato realtà“. É grande la soddisfazione di Stefano Ghisolfi di fronte al suo ultimo successo, portato a compimento venerdì 8 gennaio 2021 sulla parete dell’Eremo di San Paolo, ad Arco di Trento. “In un clima estremamente freddo e con le dita intorpidite” è riuscito nell’impresa di liberare un indomabile 9b/+, che attualmente risulta essere la via di arrampicata sportiva più difficile d’Italia.

Soddisfazione ancor più grande perché si tratta della prima salita in assoluto di una via chiodata personalmente. Un’avventura lungo la quale ci ha consentito di seguirlo attraverso i suoi canali social fin dall’inizio, dalla scorsa estate. “Un processo pazzesco, iniziato subito dopo il primo lockdown“.

Dal trapano in prestito al grande successo

La via è stata chiodata con il supporto, e il trapano, del climber e route setter Severino Scassa. “Ho notato questa parete ancora inviolata lo scorso giugno e mi ha subito affascinato – ricorda Stefano – . Ho dunque deciso, per la prima volta, di chiodarla personalmente e mi sono rivolto al mio amico e autentico fenomeno del climbing Severino Scassa, che mi ha svelato tutti i suoi segreti.”

Una volta terminata la chiodatura, si è messo alla prova. Dopo numerosi tentativi a giugno e luglio e una pausa per il viaggio in Norvegia, ha continuato a sfidare Erebor nel corso dei mesi autunnali. La via per mesi è apparsa inconquistabile. Ma l’anno nuovo lo ha visto finalmente arrivare in sosta, “dopo essere caduto sugli ultimi movimenti più di 10 volte”. 

“Aver chiodato per la prima volta in carriera una via ed essere riuscito a liberarla è stata una soddisfazione doppia! Quando affronti una via già liberata da altri o comunque una via che è già stata chiodata sai che, almeno sulla carta, è possibile portarla a termine. Ma quando decidi chiodare qualcosa di nuovo, hai sempre il dubbio che non sia davvero possibile completarla. Avercela fatta ha reso questa sfida ancora più emozionante. Chiodare questa via non ha significato creare qualcosa di nuovo, quanto scoprire che in realtà esisteva già impresso nella roccia da molti anni, e dunque di fatto ho scoperto una nuova opportunità in un luogo che era sotto i miei occhi da anni, proprio ad Arco, dove vivo! Ho scelto di chiamarla Erebor sia per l’assonanza con il nome della parete che per celebrare l’iconica montagna solitaria dell’opera letteraria Il Signore degli Anelli.”

La scelta del grado 9b/+

“Per quanto mi riguarda, credo di non aver mai arrampicato in Italia qualcosa di così difficile come questa via. Ma credo che non raggiunga pienamente un 9b+, a confronto con ‘Change’ o ‘Perfecto Mundo’ – spiega Stefano – . Pertanto il grado che mi sento di suggerire è 9b/+. Il che la rende la via più dura d’Italia e la mia prima ascesa di cui vado più fiero. E resto in attesa di qualcuno che voglia venire qui e ripeterla quanto prima”. 

“Ultimo appunto, ma non per questo meno importante – conclude – questa è la variante ‘più facile’ della via ma ne ho già chiodata una versione molto più dura. Questa però è un’altra storia (anche se ho già pensato che ‘The Lonely Mountain’ possa essere un gran nome per questo progetto).

Nella classifica personale di Stefano, Erebor rappresenta, dopo Change e Perfecto Mundo, la terza via in termini di difficoltà. Attendiamo dunque di vederlo nuovamente in azione in quella che si prospetta essere una nuova grande avventura a due passi da casa.

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