Gente di montagna

Fred Beckey

 

“Ho trovato la mia libertà facendo le cose da solo. L’arrampicata mi attraeva perché era coinvolta la resistenza e la strategia. Avevo provato a giocare a football o baseball, ma c’erano persone più grandi, più veloci e più forti di me. Mi sentivo più in sintonia con le cose individuali, piuttosto che in uno sport di squadra.”

Fred Beckey

La sua longeva vita l’ha trascorsa, per buona parte, sulla roccia e sul ghiaccio. Innumerevoli le prime vie realizzate dall’ultimo vero dirtbag climber, Fred Beckey. Molte di queste sono documentate all’interno delle guide che ha scritto, oggi dei piccoli gioielli per collezionisti.

Beckey è sempre stato poco avvezzo all’autopromozione e alla celebrazione di se stesso, anche se nel piccolo mondo dell’arrampicata americana il suo nome si è trasmesso di generazione in generazione. Scalatore appassionato ha legato indissolubilmente il suo nome alla roccia del nord America, ma la vita l’ha portato in tutto il mondo. Dal ghiaccio alla roccia, dalle basse quote, fino a quelle più estreme.

La vita

All’anagrafe Friedrich Wolfgang Beckey, come suggerisce il secondo nome ha origini tedesche. Beckey è infatti nato a Düsseldorf il 14 gennaio 1923. Suo padre, Klaus, è un violoncellista e futuro medico mentre la mamma, Marta Maria, è una cantante d’opera. Due anni dopo la nascita insieme ai genitori emigra negli Stati Uniti. La famiglia si ricrea una vita a Seattle e nel 1926 viene al mondo il fratello di Fred, Helmut.

Fin dall’adolescenza Beckey mostra un marcato disinteresse per la vita cittadina, in favore dell’avventura. È in questi anni che, grazie ai boy scout, scopre la montagna e l’arrampicata. I suoi primi approcci alla roccia avvengono sul Wedgwood Rock, un famoso masso erratico nei pressi di Seattle, dove erano soliti allenarsi i climbers locali.

Terminati gli studi superiori si iscrive all’università di Washington, laureandosi in amministrazione aziendale nel 1949. Per qualche anno lavora nel mondo della stampa come commerciale, ma ben presto comprende che quella non sarebbe potuta essere la sua strada. Questo lavoro gli lascia infatti poco spazio per potersi dedicare in modo proficuo alla sua grande passione, l’arrampicata.

Dopo aver preso la forte decisione di vivere per l’arrampicata Beckey non si è costruito una carriera professionale, non ha mai vissuto alla ricerca di una sicurezza finanziaria, non si è sposato e non ha avuto figli.

Fred Beckey muore il 30 ottobre 2017, alla veneranda età di 94 anni, a Seattle, per cause naturali.

L’alpinismo

Mossi i primi passi su roccia quando ancora aveva solo 13 anni Beckey diventa in breve tempo un ottimo scalatore, anche grazie agli insegnamenti appresi da un locale gruppo di arrampicatori chiamato “The Mountaineers”. Già durante gli ultimi anni dell’adolescenza, con un piccolo gruppo di amici, inizia a ricercare salite sempre più difficili, vie nuove e vette inviolate. Il primo successo in questo campo arriva nel 1940, a 17 anni, quando insieme a suo fratello Helmut, a Lloyd Anderson, Jim Crooks e Dave Lind riesce nella prima salita dell’aguzzo Forbidden Peak (2687 m, North Cascades).

A dare uno stop al promettente ragazzo è lo scoppio della seconda guerra mondiale con l’entrata in guerra degli Stati Uniti. Beckey si arruola nella 10° Divisione di Montagna in Colorado e, nonostante la guerra da combattere, è per lui una grande opportunità formativa in termini alpinistici. Gli anni da militare gli permettono infatti di ampliare il suo bagaglio di conoscenze divenendo uno scalatore completo. Durante questo periodo insieme ai suoi compagni mette a segno la traversata scialpinistica delle Montagne Rocciose del Colorado andando da Leadville ad Aspen in 4 giorni.

Finita la guerra Fred mette a segno un incredibile numero di prime ascensioni spaziando dalle locali cime delle North Cascades a quelle dell’Alaska. Qui, nel 1946, realizza la prima salita della Devils Thumb. Imponente e verticale cima posta nel sud del Paese. Con lui si trovano Bob Craig e Clifford Schmidtke. Nel 1954 è nuovamente in Alaska, questa volta con Donald McLean, Charles Wilson, Henry Meybohm e Bill Hackett. Insieme aprono la Northwest Buttress alla cima nord del Denali. Nello stesso anno si lega all’austriaco Heinrich Harrer e a Henry Meybohm con cui riesce a portare a compimento la prima ascensione del piccolo ma difficile Mount Deborah (3761 m, Alaska). Sempre con loro tocca poi al Mount Hunter (4442 m, Alaska).

Tantissimi i compagni con cui Beckey si è legato nel corso della sua incredibile vita come scalatore. Oltre ai nomi già citati ha aperto vie con Yvon Chouinard, Eric Bjornstad, Layton Kor e molti altri.

Non ha mai amato l’alpinismo fatto di grandi e massicce spedizioni, preferendo piccoli gruppi di amici e magari obiettivi minori a quelli ricercati da tutti. È stato anche uno dei primi a non guardare con interesse all’altezza delle montagne: mentre monti cercavano di effettuare nuove salite sull’Everest lui era più interessato alle montagne dell’Alaska o del Colorado. Sono state queste caratteristiche, unitamente al suo carattere burbero e intransigente, a creare un divario tra lui e il gruppo “The Mountaineers”, da cui aveva appreso l’arte dell’alpinismo. A dimostrazione di questa tendenza ribelle, per il periodo, il suo unico Ottomila tentato è stato il Lhotse, nel 1955 con Norman Dyhrenfurth che successivamente guiderà gli americani sull’Everest nel 1963, escludendo però Beckey dal gruppo.

Andando avanti con l’età il carattere di Beckey peggiora e questo compromette anche i suoi rapporti alpinistici. Fred vive unicamente per le scalate. Finita una salita ha già un nuovo obiettivo in mente. Quando bisogna partire non si fa problemi a chiamare i suoi compagni e chiedere di lasciare lavoro e famiglia, senza però mai rivelare l’obiettivo.

Beckey è rimasto attivo per tutta la vita. Anche in tarda età non ha mai smesso di praticare alpinismo. L’ultima sua prima salita risale però al 1996, con la salita del Mount Beckey, in Alaska insieme a John Middendorf and Calvin Hebert. Dopo si è comunque mantenuto attivo continuando a scalare vie classiche, anche una volta passata la soglia dei 90 anni.

Le guide

Messe a segno un numero cospicuo di prime ascensioni Beckey si dedica alla stesura di una guida intitolata “Climber’s Guide to the Cascade and Olympic Mountains of Washington”. Subito propone al gruppo “The Mountaineers” la pubblicazione, ma la risposta è negativa. Ma non solo, in seguito alla richiesta viene fuori quel mancato senso di appartenenze che Fred ha sempre interpretato come emarginazione. In fondo si è sempre sentito un rinnegato, ed è anche questo ad averlo spinto verso cime inviolate e vie nuove. A escluderlo dal gruppo “The Mountaineers” la fama che si era guadagnato. Molti lo descrivono come arrogante, incurante, “una giovane palla di fuoco che in breve si sarebbe esaurita”.

Nonostante tutto la guida viene poi pubblicata dall’American Alpine Club. Con l’uscita del volume la sua già consolidata fama di scalatore cresce, diventa il più noto alpinista dell’ovest americano. Grazie ai diritti d’autore maturati dalla vendita di questa e dalle successive guide guadagna qualche soldo con cui sostenersi.

I suoi non sono volumi raffazzonati, anzi. Ogni testo è curato nello stile, ma soprattutto nella qualità delle informazioni fornite svolgendo ricerche che vanno oltre la storia dell’arrampicata. Studi geologici e cartografici approfonditi arricchiscono e danno valore al risultato finale dell’opera.

Curiosità

Una delle più famose foto di Fred Beckey è quella che lo ritrae sul bordo strada con in mano un cartello recante la scritta “Will belay for food”, che tradotto significa “farò sicura per cibo”. Un’immagine che esprime al massimo quello che era lo spirito di Beckey, il più vero e longevo dirtbag climber americano.

A lui è dedicata una cima di circa 3mila metri in Alaska, il Mount Beckey.

L’elenco delle prime ascensioni

  • 1939 – Mount Despair, North Cascades
  • 1940 – Forbidden Peak, North Cascades (con il fratello Helmut, Lloyd Anderson, Jim Crooks e Dave Lind)
  • 1945 – Mount Shuksan, North Cascades (con Jack Schwabland e Bill Granston)
  • 1946 – Devils Thumb, Alaska (con Bob Craig e Clifford Schmidtke)
  • 1947 – Liberty Bell, cima nord, North Cascades
  • 1948 – Mount Baker, cresta nord, North Cascades (con Ralph e Dick Widrig)
  • 1954 – Denali, per la Northwest Buttress, Alaska (con Donald McLean, Charles Wilson, Henry Meybohm e Bill Hackett)
  • 1954 – Mount Deborah, Alaska (con Heinrich Harrer e Henry Meybohm)
  • 1954 – Mount Hunter, cresta ovest, Alaska (con Heinrich Harrer e Henry Meybohm)
  • 1959 – Mount Hood, cresta Yocum, Oregon (con Leo Scheiblehner)
  • 1961 – Mount Edith Cavell, parete nord, Canadian Rockies (con Yvon Chouinard e Dan Doody)
  • 1961 – South Howser Tower, nuova via, Canada (con Yvon Chouinard)
  • 1963 – Mount Stuart, cresta nord, North Cascades (con Steve Marts)
  • 1963 – Mount Slesse, Canada (con Steve Marts ed Eric Bjornstad)
  • 1963 – Musembeah Peak, Wyoming (con Layton Kor)
  • 1966 – Mount Seattle, Alaska
  • 1967 – Devils Tower, via El Matador, (con Eric Bjornstad)
  • 1968 – South Early Winter Spire, North Cascades (con Doug Leen)
  • 1968 – Cathedral Peak, parete sud, North Cascades (con Dave Wagner, John Brottem e Doug Leen)
  • 1968 – Mount Hooker, parete nord-est, Canadian Rockies (con John Rupley)
  • 1970 – Christianity Spire, Arizona
  • 1970/1972 – Zeus e Moses, Utah (con Eric Bjornstad)
  • 1996 – Mount Beckey, Alaska (con John Middendorf e Calvin Hebert)

Onorificenze

  • Membro onorario dell’American Alpine Club
  • Mountaineers Lifetime Achievement Award, nel 2015

Film

Dirtbag: The legend of Fred Beckey, di David O’Leske, 2017

Libri

  • Climber’s Guide to the Cascade and Olympic Mountains of Washington, 1949, American Alpine Club
  • Guide to Leavenworth rock-climbing areas, 1965, Mountaineers Books
  • Darrington and Index Rock Climbing Guide, 1976, Mountaineers Books
  • Mountains of North America, 1982, Sierra Club
  • Mountains of North America, 1986
  • Mount McKinley: Icy Crown of North America, 1993, Mountaineers Books
  • Challenge of the North Cascades, 1969
  • Cascade Alpine Guide (3 volumi), 1973, Mountaineers Books
  • Range of Glaciers: The Exploration and Survey of the Northern Cascade Range, 2003, Oregon Historical Society
  • Fred Beckey’s 100 Favorite North American Climbs, 2011, Patagonia Inc.

“È un personaggio così intenso, quasi un maniaco dell’arrampicata, sempre alla ricerca di vie e montagne. Penso che il suo carattere e i suoi valori non siano giustamente riconosciuti o apprezzati.”

Bob Craig

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