Pareti

Leonardo Gheza, l’alpinismo tra difficoltà e velocità

Ha fatto la sua comparsa sulle scene alpinistiche pochi anni fa e nel giro di una manciata d’anni è riuscito a costruirsi un curriculum alpinistico impressionante. Leonardo Gheza, 29 anni, ha iniziato a praticare alpinismo d’alto livello nel 2015 dedicandosi alla scalata su roccia e ai concatenamenti in velocità. Vie moderne, vie classiche e nuovi tracciati, dalle Alpi alle Dolomiti, dalla Patagonia a Yosemite. Le sue realizzazioni stanno facendo parlare di lui e della sua attività alpinistica, che sta diventando sempre più preponderante nella sua vita. Quest’ultima estate l’ha visto passare molto tempo sulle pareti del Monte Bianco, alla ricerca di ripetizioni e salite di tutto rispetto. L’abbiamo contattato per fargli qualche domanda e scoprire qualcosa in più sulla sua passione.

Classe 1991 e sei già membro del Club Alpino Accademico, non succede spesso…

“Quando mi hanno chiamato per dirmelo sono rimasto spiazzato, non me lo sarei mai aspettato. Ovviamente sono stato contento e ho accettato con gran piacere. È un titolo che ripaga anni di sacrifici e sforzi.”

Leonardo, il tuo è un alpinismo tecnico e veloce. Cosa ti attrae di questo connubio?

“In realtà tutto è iniziato dalla Val Masino, dopo aver visto la bella realizzazione di Luca Schiera e Paolo Marazzi sul famoso trittico Delta Minox, Elettroshock e La Spada nella Roccia. La loro idea di farlo non stop è stata fantastica. Con Bernardo Rivadossi abbiamo pensato di provare a farlo in giornata, stando nelle 24 ore, come si fa Yosemite, ed è stata veramente una bella esperienza.

Il resto è venuto da sé. Oggi la difficoltà nell’alpinismo sta raggiungendo livelli elevatissimi, i gradi sono alle stelle, mancano però le salite in velocità.”

Non a tutti piace la velocità, cosa ne pensi?

“Che hanno ragione, infatti non faccio solo quello. Mi prendo il mio spazio per godermi le salite, le vie e le cime. Mi piacciono però anche questi progetti in velocità, che servono a dare motivazione.

In fondo la montagna va vissuta con passione e rispetto, questo conta.”

Parlando delle ultime salite realizzate, con Federica Mingolla hai effettuato la prima ripetizione de “Il giovane guerriero”, l’ultima via di Matteo Pasquetto. Ce la racconti?

“Abbiamo pensato di andare a ripeterla subito dopo l’incidente a Matteo. Eravamo molto amici e mi faceva piacere salirla per primo, lo stesso vale per Federica e anche per Marta, la compagna di Matteo.

Con Federica si è creata una bella cordata, già rodata durante le ripetizioni di Incroyable e Manitua. La via è veramente bella, un genere che mi piace molto. Molto logica, va cercata lungo diedri, fessure e placche. Poi è un terreno d’avventura. Trovare una linea così, su una parete che ha fatto la storia dell’alpinismo ed è piena di vie, è spettacolare. Un onore essere stati i primi a ripetere la via di Matteo.”

Qualche giorno prima ti sei invece dedicato alla salita in solitaria e in giornata del Pilone Centrale del Frêney. Com’è nata questa bella scalata?

“Era un’idea che avevo in testa da un po’, da quando quattro o cinque anni fa ho salito la via Bonington. Durante la ripetizione di Incroyable ho potuto osservare le condizioni del ghiacciaio, alla fine i maggiori pericoli sono lì più che in parete. Viste le buone condizioni mi è tornata in mente l’idea e ho deciso di provarci. La Bonington è una delle vie più famose del Bianco, appartiene alla sua storia alpinistica.

Dopo averla fatta ho scoperto che probabilmente non esisteva ancora una solitaria in giornata. Fa sorridere pensando che io ero partito pesante, con tutto il materiale da bivacco. Pensavo di fermarmi a bivaccare alla base della Chandelle, alla fine sono stato veloce e ho proseguito. È stato un super valore aggiunto scoprire che probabilmente nessuno l’ha fatto prima, anche se non cercavo quell’obiettivo.”

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Un commento

  1. Adesso qualche sponsor serio dovrebbe aiutarlo con qualche migliaio di euro a portare il suo alpinismo anche in quota, come si fa in tutto il mondo alpinistico dell’alto livello moderno.
    Magari a fare qualche salita tipo quelle che vincono le piccozze d’oro.
    Anche se non ci sarà un ritorno economico all’italiana, potrebbe esserci una fortissima affermazione d’immagine.
    Auguri !

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