Sicurezza in montagna

Le raccomandazioni del Club Alpino Italiano per la fase 2

Sono trascorsi i primi 10 giorni dall’avvio della fase 2 dell’emergenza coronavirus. Tirando le somme pare che gli appassionati di montagna si stiano impegnando nel rispettare le regole anti contagio anche in quota, evitando gli assembramenti e indossando la mascherina secondo norme vigenti su base regionale. A tale risultato hanno per certo contribuito anche i 7 consigli del Soccorso Alpino. Così come le 10 regole elaborate dalla sezione di Bergamo del Club Alpino Italiano, estensibili con facilità al territorio nazionale. Anche il CAI centrale ha in tal senso voluto far sentire la propria voce, elaborando una lista di 8 raccomandazioni. Il rispetto delle quali, come si legge nel comunicato ufficiale, “equivarrà ad attenzione per sé e per gli altri, oltre che per la montagna e per chi vi abita”.

Suggerimenti messi a punto al termine di una valutazione collegiale del Comitato Direttivo Centrale, del Comitato Centrale di Indirizzo e Controllo, degli Organi Tecnici Centrali e delle Strutture Operative, rivolti non solo ai soci ma a tutti i frequentatori delle terre alte.

Le 8 raccomandazioni del CAI

  1. Rispetta puntualmente le disposizioni adottate a livello nazionale e territoriale (regione e comune). Con particolare riferimento alle limitazioni imposte e alla adozione di comportamenti come le distanze e l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale, a tutela tua e degli altri.
  2. Valuta correttamente le tue capacità e condizioni fisiche. Oltre a quelle dei familiari che vengono con te. Considerando gli effetti del lungo periodo di forzata inattività. E scegliendo itinerari adeguati, preferibilmente al di sotto del tuo livello abituale. Assumi diligentemente ogni più opportuna informazione sul percorso, sulle previsioni meteorologiche e sulla presenza di strutture di accoglienza aperte ed eventuale riparo.
  3. Considera le limitazioni territoriali ai trasferimenti come l’occasione per andare alla scoperta delle valli e dei borghi più vicini. Uscendo dalla spirale abitudinaria di privilegiare in molti la stessa località. Scoprendo così bellezze inaspettate e sempre rispettando la natura, evitando concentrazioni pericolose di persone e limitando gli spostamenti.
  4. Scegli un rifugio come meta. Non per trovare in quota ricercatezze di pianura, quanto piuttosto una cortese accoglienza, consigli competenti e la sobria qualità di una ristorazione che esprima i sapori tradizionali di quella particolare zona di montagna. Ricorda che il rifugista presidia un territorio prezioso e assicura i contatti per i soccorsi. Collabora con lui e attieniti alle sue indicazioni per assicurare distanziamento e igiene. Importante la prenotazione.
  5. Evita le attività più impegnative e che richiedono l’uso di attrezzature alpinistiche in comune e distanze ravvicinate con altri. La pazienza di oggi renderà ancora più gratificanti queste attività in un futuro non lontano.
  6. Percorri con lentezza e prudenza l’itinerario che hai scelto. Segui i sentieri segnalati e quando incontri altre persone mantieni la distanza e usa la mascherina.
  7. Ricorda che in caso di incidente l’eventuale soccorso, già impegnativo per i luoghi, è reso ulteriormente critico dalla necessità di proteggere chi viene soccorso e quanti soccorrono, dal pericolo di contagio da coronavirus. Per questo mantieni alta e costante la tua attenzione, risveglia i sensi assopiti. Attiva la funzione “seguimi” della app GeoResQ dello smartphone, tenendolo silenziato e utilizzandolo solo per necessità.
  8. Considera sempre che i luoghi che per te sono occasione di svago e benessere, rappresentano la “casa” delle popolazioni che in quelle montagne vivono, contribuendo a mantenerle ospitali. E che il tuo comportamento influisce sulle loro condizioni di vita e di salute.
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2 Commenti

    1. Manca : bere molto, mangiare frutta e non uscire nelle ore più calde della giornata.
      Si ci sono parole per commentare:
      “CAI = carrozzone di burocrati cittadini che hanno perso di vista la montagna. Inutile.”
      Meno male che sono 25 anni che non pago più il bollino.

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