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Zoncolan: Di Luca rischia due anni

ROMA — Due anni di squalifica. E’ quanto rischia il vincitore del Giro d’Italia 2007 Danilo di Luca, sospettato di doping durante la tappa che i corridori hanno affrontato sulla mitica salita dello Zoncolan (1735 metri), la più dura d’Italia.

Ricorderete tutti quella tappa. Con Gilberto Simoni a fare da eroe quasi mitologico che doma il Mostro della Carnia, quel Monte Zoncolan che, al posto delle nove teste, spaventa chi lo sfida con l’unica fauce, il grande rettifilo avvolto dalla vegetazione con pendenze impossibili, e senza nemmeno un tornante per tirare il fiato.
 
La salita più dura d’Europa, la definì addirittura qualcuno: lunga 10,1 chilometri, con pendenza media dell’11,9 per cento e punte di addirittura il 22 per cento (nella foto sotto).
 
Quell’impresa d’antologia sullo Zoncolan tuttavia non bastò a Simoni. Di Luca – già in maglia rosa – limitò i danni con un distacco di 30 secondi. Ma un controllo antidoping a sorpresa in serata cominciò ad allungare ombre sul futuro vincitore del Giro.
 
Oggi Di Luca è stato deferito dalla procura antidoping del Coni al giudice di ultima istanza. La richiesta è pesantissima: due anni di squalifica. Per l’accusa i "valori ormonali" del corridore , registrati in un test realizzato nella serata successiva al massacrante tappone di montagna, "sono anomali" e farebbero pensare all’utilizzo di sostanze proibite.
 
Il provvedimento per il corridore della LPR si riferisce all’esito analitico "atipico da parte del laboratorio antidoping accreditato Wada di Roma, a seguito del controllo senza preavviso effettuato dopo lo svolgimento della 17esima tappa del Giro d’Italia Lienz (Austria)- Monte Zoncolan, per il riconoscimento della responsabilità in ordine alla violazione contestata (art. 2.2 del Codice WADA), con richiesta di due anni di squalifica, ai sensi dell’art. 10.2 del vigente codice recepito nelle norme sportive antidoping".
 
Di tutt’altro avviso il legale difensore del ciclista. "Un deferimento concettualmente sbagliato – ha detto l’avvocato Federico Cecconi -. In casi del genere si arriva ad una archiviazione".
 
Secondo il legale, i riscontri non sarebbero sufficienti a condannare Di Luca."Si tratta di un caso non chiaro, con perizie contrarie che si controbilanciano, con dati scientifici non omogenei. "Insomma , al di là della totale innocenza di Danilo e senza far polemiche, come si fa a chiedere un deferimento in un caso del genere?", si chiede l’avvocato,

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