Sci alpinismo

Rutor, lo sci tra presente e passato

Il Gruppo del Rutor, con il suo vasto ghiacciaio, insieme ai valloni e alle cime intorno sono una meta apprezzata fin dagli albori di questa disciplina. Tra esperimenti di sci estivo, grandi traversate, gare e la moderna – e controversa – pratica dell’eliski

Testo di Giorgio Daidola, tratto dal numero di Meridiani Montagne "Rutor".

Giorgio Daidola, classe 1943, docente all’Università di Trento dal 1975 e maestro di sci dal 1971. Nel 1982 ha reintrodotto il telemark in Italia e con la tecnica a talloni liberi ha effettuato spedizioni nei sette continenti.

L’occhio attento dello sciatore non può non notarlo. Dall’autostrada per Aosta, quando la visuale si apre sull’Alta Valle, il massiccio del Rutor domina la scena in ogni stagione con il bianco dei suoi grandiosi ghiacciai, ideali per lo sci. Quello che si vede è “solo” il versante nordest del massiccio, sulla sinistra orografica della Valgrisenche, con i ghiacciai du Château Blanc e du Morion sui quali si snodano itinerari scialpinistici classici di grande respiro, con partenza dai paesi di Planaval e di Bonne, in Valgrisenche. Per scoprire le meraviglie sciatorie del versante nord del Rutor bisogna proseguire fino alla valle successiva, quella di La Thuile: dagli impianti della nota stazione invernale il Ghiacciaio du Rutor propriamente detto troneggia con i suoi ampi e dolci pendii, quasi un miraggio per lo sciatore avido di grandi spazi bianchi. Un paradiso dello sci che si mostra senza pudore, tenendo orgogliosamente le distanze dal mondo sempre più artificiale e chiassoso dello sci di massa.

Uno sguardo al passato

Quei vasti pendii del versante settentrionale affascinarono più di uno sciatore già negli anni Trenta del Novecento, e lo dimostrano le dettagliate monografie di Jean d’Entrèves e di Livia Bertolini, pubblicate sulla rivista Alpinismo del Cai di Torino, rispettivamente di aprile e novembre 1936.

Le pendenze del Ghiacciaio du Rutor, unite alla pubblicazione dei suddetti articoli, fecero del grande ghiacciaio, in quegli anni in cui lo sci era entusiasmo puro, una meta molto frequentata, soprattutto in tarda primavera, ma anche in piena estate. In quegli anni il ghiacciaio era frequentato anche da un grande sciatore di montagna come Ubaldo Valbusa, primo ad affrontare l’Adamello con gli sci in pieno inverno e in solitaria.

Primi impianti e quattro ruote

Poi venne la guerra. Nel 1945 i tedeschi bruciarono il rifugio Santa Margherita, inaugurato nel 1887, perché era diventato un punto di appoggio della guerra partigiana. Sulle sue ceneri, nel 1953, venne costruito l’attuale rifugio Deffeyes, da non confondere con la vecchia capanna Defey ubicata sul Col du Rutor. Gli anni del dopoguerra segnarono il primo grande sviluppo sulle Alpi dello sci servito da impianti di risalita e quello delle stazioni di sci estivo, la cui frequentazione veniva considerata essenziale per diventare provetti sciatori. I migliori maestri di allora, in estate, insegnavano sui ghiacciai dello Stelvio, di Plateau Rosa, dell’Indren, del Monte Bianco, tutti serviti da ardite funivie. E negli anni Cinquanta la dinamica guida alpina e maestro di sci bergamasco Giuseppe Pirovano creò la sua celebre “Università dello sci”, con sedi allo Stelvio e a Cervinia. E che faceva La Thuile, con il suo grande ghiacciaio? Stava a guardare. Qualcuno pensò di realizzare una grande funivia per raggiungere il Rutor, ma per fortuna ci si limitò a costruire due lente seggiovie che servivano l’area della Chaz Dura, di fronte al grande ghiacciaio, dove ora ci sono i veloci e moderni impianti collegati al comprensorio francese di La Rosière. La piccola stazione di allora non poteva certo dare lavoro a tutti i maestri di sci locali, che dovevano, pertanto, andare altrove. I più intraprendenti, però, non si dettero per vinti e, alla fine degli anni Sessanta, d’accordo con il gestore del rifugio Deffeyes, Giuseppe Pascal, anche lui maestro di sci e guida alpina, si misero a organizzare settimane di sci estivo sul Rutor. “Un progetto ambizioso e, sotto molti aspetti, lungimirante, che avrebbe permesso agli sciatori di vivere i piaceri delle notti in rifugio, dell’isolamento nei silenzi dell’alta montagna e nello stesso tempo di sciare in piena estate su un ghiacciaio stupendo” ricorda Pino Alliod, guida e maestro di sci, classe 1948, allora diciannovenne.

Scialpinismo per tutti

Dopo lo sci estivo si provò a lanciare il Rutor come meta scialpinistica per tutti, grazie ai suoi facili pendii e alla possibilità di usare come base il rifugio Deffeyes, confortevole e con un’impareggiabile vista sul ghiacciaio. Ci provò Ivan Negro, famoso alpinista e guida alpina, detto “l’Angelo della Mole Antonelliana di Torino” in quanto addetto all’aerea manutenzione del monumento. Ivan divenne custode del Deffeyes negli anni Ottanta e provò a tenere aperto il rifugio nei mesi primaverili. Tuttavia, la difficoltà di accesso, peraltro superabile con le alternative per la salita che già la Bertolini suggeriva nel suo articolo, fu tra le cause dell’insuccesso dell’iniziativa. Ma la vera ragione di tale fallimento fu l’avvento dello scialpinismo atletico mordi e fuggi, secondo il quale è normale affrontare dislivelli di duemila metri in giornata, ignorando le emozioni dei tramonti, delle cene in rifugio, delle notti stellate e degli assordanti silenzi.

Lo smantellamento della teleferica – utilizzata dal sottoscritto ancora negli anni Settanta – ha messo la parola fine a un capitolo importante della storia dello sci di montagna sul Ghiacciaio du Rutor. Oggi tutto il necessario viene comodamente trasportato al rifugio in elicottero… con buona pace degli ambientalisti e di chi riteneva un oltraggio alla wilderness la vecchia e silenziosa teleferica.

Un futuro difficile

Le difficoltà fin qui raccontate sono le stesse che si trova ad affrontare, ancora oggi, Sergio Pestarino, gestore del Deffeyes dal 2002, che ritiene improbabile l’apertura primaverile del rifugio. Oggi questi pendii, su cui la neve si mantiene farinosa grazie all’esposizione a nordovest, sono diventati un’ambita meta per l’eliski, molto diffuso anche in Valgrisenche. Certo, nell’era di Greta Thunberg l’eliski aostano non ha vita facile.

Quello che è caduto in disgrazia un po’ dappertutto a causa dell’innalzamento delle temperature è lo sci estivo, che sta diventando un bel ricordo anche per il Ghiacciaio du Rutor. Negli ultimi anni, infatti, dove un tempo, in estate, si partiva per risalirlo con gli sci, oggi si è formato un lago. La leggenda secondo la quale lassù un tempo c’era un immenso prato verde sul quale pascolavano le mucche, sta diventando purtroppo più attuale che mai.

L’articolo completo di Giorgio Daidola è sul numero 102 di Meridiani Montagne “Rutor”. 

        

 

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