Curiosità

E se Mallory e Irvine fossero morti per una bombola di ossigeno rotta?

L’8 giugno 1924 George Mallory e Andrew Irvine scomparivano sulle pendici dell’Everest. Gli altri membri della spedizione britannica capitanata dal generale Charles G. Bruce con l’obiettivo di realizzare la prima ascesa dell’allora inviolato Tetto del Mondo dal versante Nord, li videro per l’ultima volta mentre salivano verso la vetta. All’improvviso le nubi avvolsero la cima e di loro non si seppe più nulla.

Il corpo di Mallory fu trovato solo nel 1999. Sfortunatamente senza traccia alcuna della macchina fotografica che portava con sé e che potrebbe contenere le uniche prove inconfutabili del raggiungimento o meno della vetta.

A quasi 100 anni dalla loro scomparsa ancora resta irrisolto il quando e il come della loro morte. Un incidente in fase di salita? In discesa?

Colpa delle bombole di ossigeno?

Una nuova ipotesi potrebbe emergere da una serie TV americana dal titolo “Lost on Everest”. La serie racconta che, dopo due tentativi di salita falliti in quanto realizzati senza ossigeno, nel terzo e ultimo tentativo Mallory e Irvine decisero di utilizzare le bombole. Un equipaggiamento che si rivelò però non soddisfacente, secondo quanto si legge in una lettera inviata da Irvine ai suoi amici.

All’epoca le bombole di ossigeno erano da considerarsi quasi prototipali, niente di comparabile alle moderne tecnologie. Erano inaffidabili e decisamente pesanti (14 kg ciascuna).

Irvine, da buon ingegnere, avrebbe apportato delle migliorie alle bombole, così da ridurne il peso di 2 kg. Pur avendoci messo le proprie mani, non si sentiva molto sicuro, tanto da scrivere in una lettera inviata ai familiari che il serbatoio dell’ossigeno non fosse stato realizzato secondo i suoi suggerimenti di design. “Quello che ci hanno inviato è senza speranza, se lo tocchi si rompe. Di certo perde ed è pesante in maniera ridicola. Su 19 bombole, 15 sono già vuote e 4 devono aver perso parecchio ossigeno nel viaggio da Calcutta”.

Una rivelazione che suggerisce, secondo gli sceneggiatori, che i due alpinisti siano morti a causa della carenza di ossigeno, durante la fase di salita verso la vetta, magari per una bombola rotta o semplicemente semivuota già in partenza.

Una serie TV su solide basi

Seppure si parli di una serie televisiva, è innegabile che l’analisi di documenti reali – le lettere di Irvine – sia stato ben effettuato e l’ipotesi, così delineata, risulti quantomeno realistica. L’intera serie è disponibile su Youtube.

Chissà se la macchina fotografica più ricercata nella storia dell’alpinismo potrà mai venire in nostro aiuto per risolvere il quesito?

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2 Commenti

  1. Ciao, ho provato a cercare la serie di cui si parla nell’articolo su Youtube ma non l’ho trovata. Riusciresti a mettermi il link? Grazie

  2. E’ chiaramente una notizia che vuole fare sensazione ma decisamente priva di fondamento; Mallory e Irvine erano stra acclimatati e, soprattutto il primo, aveva già raggiunto la quota di 8000 metri senza ossigeno nel corso della stessa spedizione. La funzionalità o meno degli erogatori poteva solo aumentare le chance di successo ma non certo pregiudicare la vita degli stessi alpinisti.

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