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Alta quota

Himalaya, Nirmal Purja in vetta al Cho Oyu. All’Everest un enorme seracco spaventa tutti

È vetta per Nirmal Purja, che questa mattina ha toccato il punto più alto del Cho Oyu con il gruppo di fissaggio delle corde delle spedizioni commerciali.

Con il successo sulla sesta montagna della Terra, Nirmal ha messo a segno il suo 12esimo Ottomila esattamente 5 mesi dopo l’inizio del suo progetto. Era il 23 aprile quando l’alpinista nepalese raggiungeva la vetta dell’Annapurna, poi toccò al Dhaulagiri (12 maggio), Kanchenjunga (15 maggio), Lhotse e Everest (22 maggio), Makalu (24 maggio), Nanga Parbat (3 luglio), Gasherbrum I (15 luglio), Gasherbrum II (18 luglio), K2 (24 luglio) e infine il Broad Peak (26 luglio).

Per Nirmal ora è tempo del Manaslu, che non dovrebbe riservargli grossi problemi dato che le corde sono state già fissate nei giorni scorsi fino a campo 4. L’arrivo dell’ex-ghurka al campo base è per domani.

Non sembra invece risolversi il problema del permesso di scalata per lo Shisha Pagma, che è stato chiuso nella stagione autunnale dalla Cina. Nulla sono valsi, almeno per ora, i tentativi di ottenere un permesso speciale per Nirmal, nonostante le pressioni fatte anche dal governo nepalese: la China’s Mountaineering Association continua a non rispondere.

Un seracco blocca tutti all’Everest

Si fanno molto complicate le cose all’Everest. A far paura è un enorme seracco sospeso sopra l’IceFall, nella zona in cui vi era stato il crollo del 2014 che causò la morte di 16 sherpa.

Da un lato, il timore è che se il seracco cedesse mentre gli alpinisti stanno percorrendo la via per campo 1 sarebbe una strage. Dall’altro, le conseguenze di un crollo di un seracco simile sono imprevedibili sulla stessa IceFall, delicata e instabile, e la via di salita potrebbe essere compromessa o diventare troppo pericolosa.

Al momento le nevicate stanno concedendo ai vari team tempo per riflettere sul da farsi, hanno invece già deciso di rinunciare le squadre di Tim Emmett e Joe Vernachio. Chiusa anche la spedizione al Lhotse del polacchi per la pericolosità dell’IceFall e la conseguente impossibilità di andare oltre campo 1.

 

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