Località di montagna

In Valle Maira, nella grande regione dell’Occitania – Viaggio nelle Alpi

È in edicola “Viaggio nelle Alpi”, il numero 100 di Meridiani Montagne.

Ve lo presentiamo con tre racconti di Marco Albino Ferrari, protagonista insieme all’antropologo Annibale Salsa di questo viaggio da Trieste a Ventimiglia per ritrovare i luoghi raccontati da Montagne in cento numeri monografici.

Per leggere il secondo racconto: Un gentleman a Belalp

Negli anni Ottanta, Elva, in Valle Maira, ha conosciuto il triste primato nazionale di comune più povero d’Italia, per via dello spopolamento e dell’età elevata dei suoi abitanti. Ma nel tempo le cose sono cambiate radicalmente, e oggi tutta la Val Maira è una delle mete più apprezzate del turismo alpino intelligente e attento alla cultura locale. Esiste una rete di 200 chilometri di sentieri segnati, tra i 600 e i 2700 metri, con molti posti tappa, molti agriturismi. Tedeschi, austriaci e diverse guide altoatesine con i loro clienti spendono settimane in inverno per fare scialpinismo. L’assenza di impianti di sci è qui la vera ricchezza della valle. Per questo è preferita da scialpinisti e ciaspolatori.

In più in Valle Maira – così come nelle sue valli vicine (Stura, Grana, Varaita, Gesso, Vermenagna) – si è affermata la consapevolezza di far parte della grande regione dell’Occitania, con la sua ricca cultura che risale dal Medioevo (in primisla tradizione della lingua d’Oc). Molto, va detto, ha contribuito la Legge 482 del 1999 per la “Tutela delle minoranze linguistiche”: sono nati centri di studio, si sono realizzati progetti in chiave culturale, si è affermata la musica tradizionale con la ghironda, strumento diventato simbolo di queste terre. Aver ritrovato il senso di appartenenza alla propria terra ha portato i pochi rimasti a non sentirsi più i “vinti” descritti da Nuto Revelli, ma ha conferito un nuovo senso di orgoglio d’appartenenza. Nell’area di lingua tedesca si usa il termine Heimat (piccola patria), da noi si usa un termine a mio parere molto meno felice: “Identità regionale”. Un concetto che può diventare pericoloso se inteso come rivendicazione identitaria nell’esclusione dell’altro. Ma non è certo questo lo spirito che aleggia da queste parti.

Ne abbiamo una riprova parlando con i nostri ospiti, ospiti speciali, la famiglia Colombero, che gestisce un alpeggio con centinaia di mucche al Colle del Preit, porta dell’Altopiano della Gardetta a oltre 2000 metri. «Lo amo da matti, questo posto» esclama Annibale quando sbuchiamo dal colle. L’alpeggio è subito dietro un dosso. Appartato e in una posizione da sogno. Si può anche dormire nelle poche stanze messe a disposizione dal capofamiglia Chiaffredo, 72 anni, allevatore da quando ne aveva quattrodici. Una persona intelligente, sensibile. Occhi azzurri dolcissimi, eloquio preciso. Vivono con lui i suoi figli e il nipotino di un anno, Chiaffredo anche lui (come il santo della Legione Tebea).

 

Continua sul numero 100 di Meridiani Montagne. 

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