Ambiente

Everest. Dal 2020 stop alla plastica monouso in tutta la regione

Anche la regione dell’Everest punta a diventare plastic free. Le autorità nepalesi negli scorsi giorni hanno ufficializzato il divieto di utilizzo sul Tetto del Mondo della plastica monouso. Un provvedimento reso necessario e urgente dal quantitativo ingente di rifiuti che annualmente vengono abbandonati sulla montagna durante trek e ascese. Il divieto, promosso da Khumbu Pasang Lhamu, la comunità rurale che si occupa della cessione dei permessi per il trek al campo base dell’Everest, sarà effettivo a partire dal prossimo gennaio 2020.

Il 2019 è stato un anno all’insegna dell’impegno ecologico per l’Everest. Le iniziative di pulizia avviate sul versante nepalese come su quello cinese hanno consentito di portare a valle decine di tonnellate di spazzatura d’alta quota.

Cosa si intende per plastica monouso

Il divieto proibisce nello specifico l’utilizzo di ogni tipologia di oggetto in plastica con uno spessore del materiale inferiore ai 30 micron, come le classiche bottiglie di acqua e bevande.

“Se iniziamo adesso potremo aiutare la nostra regione, sia l’Everest che le alter montagne, a restare pulite più a lungo”, ha dichiarato all’Agence France-Presse l’ufficiale Ganesh Ghimire.

La regione del Khumbu accoglie annualmente oltre 50.000 turisti, inclusi alpinisti e escursionisti. Gli enti locali si impegneranno nel collaborare con agenzie di trek, compagnie aeree e Club Alpino nepalese, per rafforzare il divieto. In tutto ciò non è ancora stata definita una penale in caso di violazione.

Rifiuti, un problema in crescita

Sei anni fa il Nepal ha iniziato a fronteggiare il problema rifiuti introducendo un deposito per singolo team di alpinisti in salita sull’Everest, pari a 4.000 dollari. Una sorta di cauzione da restituirsi al momento della consegna, da parte di ciascun membro, di 8 chili di rifiuti portati a valle dalla montagna. Purtroppo in media solo la metà degli alpinisti torna giù con il carico richiesto.

La situazione dei rifiuti sull’Everest sta peggiorando negli ultimi anni anche a causa del cambiamento climatico. Il riscaldamento globale sta difatti determinando lo scioglimento dei ghiacci con esposizione di corpi e spazzatura rimasti sulle pendici innevate per decenni. Materiale accumulato nell’arco di 66 anni, dalla prima salita della montagna messa a segno Edmund Hillary and Tenzing Norgay.

Quest’anno la “Sagarmatha Cleaning Campaign” avviata dal Governo nepalese, ha portato a valle 4 cadaveri e ben 11 tonnellate di rifiuti. Destinati in parte all’incenerimento in parte al riciclo.

La decisione di mettere al bando la plastica è stata accolta positivamente dagli ambientalisti, estremamente perplessi dalla recente scoperta della presenza di inquinanti nelle risorse idriche dell’Everest. Lo scioglimento dei ghiacci sta infatti determinando il rilascio nei corpi idrici in quota di significative quantità di erbicidi e pesticidi. Sostanze che si sono accumulate per decenni nelle nevi perenni. Una volta penetrate nei torrenti tali sostanze vanno incontro a un bioaccumulo. I pesci i cui tessuti risultano inquinati, finiscono in tavola, trasferendo così la tossicità dal ghiacciaio all’essere umano. Come i pesticidi anche le plastiche possono diventare inquinanti delle risorse idriche, come dimostrano i recenti studi sulla presenza di microplastiche nei ghiacciai e nelle nevi, dalle Alpi all’Artico alle Montagne Rocciose.

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