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Tiziano Cantalamessa, il ricordo di un protagonista del Gran Sasso

Il Paretone, la più alta muraglia di roccia del Gran Sasso, per anni ha avuto un padrone assoluto. Si chiamava Tiziano Cantalamessa, era nato ad Ascoli Piceno, città di grande tradizione alpinistica tra i Monti Sibillini e l’Adriatico.  

Sulle vette di casa degli ascolani, le vie nuove di Tiziano sulla Piramide del Vettore, e (soprattutto) sul Pizzo del Diavolo hanno scritto una pagina nuova, e introdotto il settimo grado di difficoltà. Ma le sue salite più belle hanno avuto per teatro il Corno Grande. In vent’anni, tra il 1980 e la sua morte a quarantatré anni nel 1999, l’alpinista di Ascoli Piceno apre diverse vie nuove sul Paretone. La sua prima invernale, nel febbraio del 1982, è una solitaria sul Quarto Pilastro. Negli anni che seguono ne mette in fila altre cinque. Nel 1989, Tiziano ripete d’inverno con Massimo Marcheggiani e Franchino Franceschi la via Martina al Paretone, che ha aperto qualche estate prima. Qualche giorno dopo, con Franceschi, ripete d’inverno la parete Nord del Camicia, che non era più stata tentata dopo la tragica prima invernale del 1974. 

Il capolavoro della cordata Cantalamessa-Franceschi arriva tra il Natale e il Capodanno del 1990, con il concatenamento dei quattro Pilastri del Paretone. All’attacco della prima via, la diretta Alessandri al Terzo Pilastro, a Tiziano cade una scarpetta da arrampicata. Continua indossando solo l’altra, e con uno scarpone di plastica sull’altro piede. Abbiamo fatto un poker, un bel poker di Pilastri!” urlano i due amici quando scendono ai Prati di Tivo dopo tre gelidi giorni in parete.  

Sulle Alpi, a causa della distanza da casa e della cronica mancanza di tempo, Tiziano non riesce a combinare molto. L’intervista che gli faccio per la Rivista della Montagna, non a caso, s’intitola Senza Alpi si può. La Major sulla parete della Brenva, una delle classiche di alta difficoltà del Monte Bianco, che Tiziano sale con Alberico Alesi, un altro amico del cuore, è un segno certo della sua classe di alpinista. Sulle montagne del mondo, Cantalamessa sale il Fitz Roy con Marcheggiani, apre una bella via sui Bhagirathi, infine tenta nel 1990, con quattro amici ascolani e laziali, una via nuova sulla parete Rupal del Nanga Parbat. Una serie di grandi valanghe, però, caccia la spedizione dalla montagna. 

Tiziano è stato il nostro Bonatti. Tutti lo amavano, uomini e donne” scrive Massimo Marcheggiani nel suo Tu non conosci Tiziano, un bel libro del 2011.  

La storia di Tiziano Cantalamessa, però, non è fatta solo di grandi arrampicate. Da ragazzo, per non pesare sulla famiglia, alterna il lavoro e lo studio. Poi fa per qualche anno l’operaio. Infine lascia la fabbrica e lo stipendio a fine mese, e va fare l’allevatore di mucche, con la moglie Renata e una coppia di amici, sulle verdi colline tra Ascoli Piceno e Teramo. Da lì, più volte, parte in auto all’alba dopo la prima mungitura della giornata, per dirigersi verso i Prati di Tivo e il Paretone. Sale a passo di carica verso il rifugio Franchetti e l’anticima della Vetta Orientale, scende nel ripido canale Jannetta, poi affronta una salita importante. Spesso riesce a tornare a casa in tempo per la mungitura della sera. 

Poi Tiziano lascia anche la campagna e le mucche, prende il brevetto di guida alpina, prova a vivere da professionista della montagna. Non è mai stato facile per nessuno sull’Appennino, non è certamente facile, per lui, nelle Marche di un quarto di secolo fa. Poi, il 12 maggio del 1999, Tiziano muore a causa di un banale incidente durante un lavoro su corda, nelle gole di Pioraco, tra le province di Macerata e Foligno. Il giorno del suo funerale, nel cimitero di Ascoli, un cielo luminoso e splendido fa da sfondo alle lacrime di centinaia di persone.

Domenica 12 maggio la Sezione di Ascoli Piceno del CAI ricorderà Tiziano Cantalamessa con una gita (tempo permettendo) sui Sibillini e con un incontro presso la Sala ANA di Borgo di Arquata del Tronto, ai piedi del Vettore e della Piramide, una parete che Tiziano è stato il primo a salire. Non sarà una commemorazione ma una festa. E’ giusto ricordare con un sorriso, e con un bicchiere di vino in mano, una persona che sapeva fare cose straordinarie in parete, ma amava anche stare con gli amici e ridere. L’inizio è previsto per le 16.

    

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