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Soccorso Alpino e Speleologico. Un 2018 da record con oltre 9500 interventi

CNSAS, Soccorso alpino e speleologico, dati, 2018, Maurizio Dellantonio, Sicuri in montagnaFoto FB @Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – CNSAS

Il 2018 è stato un anno da record per il Soccorso Alpino e Speleologico.

9.554 le missioni portate a termine, ben 500 in più dei numeri relativi al 2017 (9.059). Un dato che si associa ad un consistente numero di incidenti in ambiente montano e impervio (75% dei soccorsi) ma che sottolinea anche la elevata competenza e impegno dei tecnici del Soccorso.

Restano sostanzialmente invariate rispetto all’anno precedente le cause di incidente. Circa la metà delle richieste di soccorso è scattata a seguito di caduta o scivolata (47,3%). Altre cause sono rappresentate infortuni, perdita dell’orientamento, incapacità, ritardo, sfinimento, maltempo (25,7%). Un 10,9% è da imputarsi a malori.

Similare anche il dato percentuale relativo al tipo di attività praticata al momento dell’incidente. L’escursionismo resta al primo posto con il 40,4% delle chiamate al 112 o al 118. Seconda posizione per lo sci alpino e nordico (16,7%). A seguire alpinismo e mountain bike (6,1% ciascuno). Percentuali minori per interventi legati alla raccolta di funghi, allo sci alpinismo e altre casistiche.

L’11% del totale delle missioni rappresenta il caso di ricerche di dispersi (61 casi), un altro 9% le richieste di soccorso nei comprensori sciistici. Un 1%, che potrebbe sembrare una minima cifra ma sul totale, basta fare due conti, risulta significante in termini di impegno di tempo e energia del personale, è dato dalle false chiamate (ben 131 casi). La percentuale residua accorpa interventi di protezione civile, soccorso in caso di valanga, in forre e grotte e evacuazioni da impianti a fune.

La cifra 9.554 si riferisce al totale degli eventi singoli, senza tener conto della durata  degli interventi che variano da ore a giorni. Operazioni sempre impegnative, che hanno visto protagonisti su 32.074 giornate lavorative oltre 40 mila tecnici del soccorso (40.270), 28 unità cinofile da valanga, 146 unità cinofile da ricerca in superficie, 13 unità cinofile da ricerca molecolare.

La stipula di convenzioni con il sistema sanitario delle Regioni italiane ha consentito di intervenire prontamente, laddove necessario in montagna e ambienti impervi, con voli in elicottero, con a bordo la presenza costante degli uomini del Soccorso Alpino. Nel 2018 sono stati 2.362 le operazioni di soccorso che hanno visto la necessità di un intervento mediante mezzo aereo (59,2% del totale), con decollo delle basi operative regionali del SUEM.

1.092 i casi che hanno visto l’intervento di elicotteri della Protezione Civile, soprattutto in Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia, mentre in Alto Adige nel 10,3% dei casi si è alzato in volo il mezzo dell’Union Alpin Dolomit. Un ulteriore 2,3% ha visto impiegati gli elicotteri dei Vigili del Fuoco. In una piccola percentuale di casi è stato richiesto il supporto di mezzi dell’Amministrazione pubblica ovvero Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Aeronautica Militare, Esercito e Carabinieri.

Passando ai dati più negativi, nel 2018 le vittime sono state 458, tutte in ambiente montano. Nel 45,2% dei casi invece sono stati soccorsi feriti leggeri, nel 13,2% feriti gravi, 2,6% feriti in imminente pericolo di vita. Un 33,5% è rappresentato da persone illese. Il 70,46% degli infortunati è rappresentato da uomini, il 29,6% da donne, un dato che conferma le percentuali del 2017.

Importante anche analizzare le percentuali relative alle chiamate dei Soci CAI. A differenza di ciò che si potrebbe pensare, il 96,2% dei casi ha visto coinvolti in incidenti i non soci.

In termini stagionali, la maggior parte delle operazioni di soccorso si è concentrata in estate (luglio 14%, agosto 16,2%, settembre 11,3%) e nei periodi festivi.

Una efficace sintesi di questo anno da record è stata fornita dal Presidente Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico Maurizio Dellantonio, che ha rilevato dall’analisi dei dati sopra elencati una evidente associazione tra “una maggiore frequentazione delle nostre aree verdi” e una “maggiore propensione al rischio”.

Le attività più specializzate” – ha proseguito Dellantonio – “a volte definite “estreme” attirano giovani e meno giovani, che si avvicinano ad esse spesso senza la dovuta preparazione. Penso soprattutto al freeride, lo sci fuoripista, al downhill in bicicletta, fino ad arrivare alle “tute alari”, qualche anno fa pressoché sconosciute e oggi fonti di molti incidenti mortali”.

Attività che il Soccorso Alpino e Speleologico riconosce come risorsa per mantenere vivi i territori montani ma che richiede di affrontare con la giusta preparazione, facendo anche appello se necessario alle Guide Alpine o seguendo i corsi di del Club Alpino Italiano (CAI). Insomma, divertirsi sì ma in piena sicurezza. Vi consigliamo, a tal proposito, di dare uno sguardo ai video della miniserie “Sicuri in Montagna”, brevi pillole finalizzate proprio all’insegnamento delle regole base per vivere la montagna in sicurezza.

Il Presidente ha anche sottolineato l’impegno del Soccorso a fianco della Protezione civile in caso di catastrofi naturali, per fronteggiare le quali sono stati attivati addestramenti specifici e adottate nuove tecnologie.

La risposta del Soccorso Alpino e Speleologico, alle istanze dei Cittadini e dei Turisti che popolano l’Italia, come si evince da questi dati, è costantemente in crescita.” – ha aggiunto il Presidente – “Siamo, e saremo sempre, impegnati per garantire la sicurezza dove l’ambiente è estremo”.

 

 

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2 Comments

  1. Insomma…caduta e scivolata ed escursionismo fanno la maggioranza.Anche perdita orientamento e sfinimento…Quindi porre rimedio non dovrebbe essere difficile…con adeguate calzature e bastoncini ( e ramponi), addestranento carta e bussola ed allenamento, previo controllo medico.Non guasta iscrizione a Cai o Dolomiti_Emergency o altra associazine per contributo eventuali spese.Il dolore o lo stress e conseguenze comunque se capitano bisogna tenerseli, non te li toglie nessuno.

  2. Aggiungersi una adeguata esperienza in Natura (quella vera). Per cui una forte educazione a fare ciò che è congruo alla propria esperienza in ambiente naturale. Senza strafare. Poi anche tutta l’attrezzatura che si vuole.

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