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Òscar Cadiach in Himalaya dopo i 14 Ottomila con una nuova via sul Gyachung Kang (7.952 m)

Oscar Cadiach, Gyachung Kang, Himalaya, Jonatan GarciaNel luglio 2017 Oscar Cadiach ha salito il Broad Peak, suo 14esimo Ottomila – Foto FB @Oscar Cadiach

Òscar Cadiach, l’alpinista spagnolo che ha completato a 64 anni la salita dei 14 Ottomila senza ossigeno nel luglio del 2017, arrivando in vetta al Broak Peak, è pronto a tornare in Himalaya.

Nuova destinazione un “quasi Ottomila”, la quindicesima montagna più alta del Pianeta, che con i suoi 7.952 metri davvero si fa fatica a chiamare Settemila. Stiamo parlando del Gyachung Khan, una vetta della catena montuosa del Mahalangur Himal, sul confine tra Nepal e Tibet, tra il Cho Oyu (8.201 m) e l’Everest (8.848 m).

Cadiach ha intenzione di aprire una nuova via verso la vetta, raggiunta per la prima volta nella storia il 10 aprile 1964 da parte di una spedizione giapponese dal versante occidentale lungo la cresta Nord-Ovest, con l’ausilio di ossigeno supplementare.

Dal 1964 ad oggi sono quattro le spedizioni che hanno calpestato i 7.952 metri. Nel 1986 un team francese dal versante sud lungo il pilastro sud-occidentale, nel 1988 una spedizione coreana dal lato sud-occidentale e lungo la cresta Sud-Ovest (oggetto di una successiva variante giapponese realizzata nel 2005 lungo la medesima cresta). Nel 1999 la spedizione slovena di  Andrej Stremfelj e Marko Prezelj ha invece realizzato la prima ascesa dal lato nord. Salita poi ripetuta da un team giapponese nel 2002.

Òscar vanta già nel suo curriculum alpinistico l’apertura di diverse nuove vie, le più note delle quali sono la Fem Tarragona sul Broad Peak nel 1992 e Free Tibet sul Cho Oyu (1996).

La partenza per il Gyachung Khan è prevista per metà aprile in compagnia del conterraneo Jonatan Garcìa, che nella primavera del 2017 ha raggiunto la vetta dell’Annapurna insieme a Nives Meroi, Romano Benet e Alberto Zerain, travolto nel luglio dello stesso anno da una valanga mentre era in cordata con Mariano Galván sulla cresta Mazeno del Nanga Parbat. Proprio a Zerain è stata dedicata da Garcìa la salita in vetta al Manaslu nel settembre 2018.

Probabile la presenza nel team anche di un terzo membro la cui identità non è ancora stata rivelata.

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