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Confortola in partenza, il suo 11esimo 8000: il Kanchenjunga

Partirà il 2 aprile per il Nepal Marco Confortola, che questa primavera proverà di mettersi in tasca il suo undicesimo 8000.

L’obiettivo scelto è il Kanchenjunga, 8586 m, terza montagna più alta della Terra, a confine tra Nepal e India.

Non è la prima volta per Marco sul gigante nepalese, il cui nome significa “cinque forzieri della grande neve” – cinque sono infatti le cime che compongono il massiccio. Era il 2014 quando l’alpinista decise di tornare indietro a quota 8450 m per un problema al piede sinistro, che ebbe come conseguenza una nuova amputazione.

Confortola farà parte di una spedizione internazionale gestita dall’agenzia nepalese Seven Summits.

Marco – spiega il suo Staff – definisce il Kanche “la montagna dei bambini” perché nel 2014 tanti bambini e Sherpa molto giovani hanno accompagnato lui e i suoi compagni al campo base e durante il trekking di avvicinamento, nei vari villaggi, hanno sempre trovato piacevolmente tantissimi bambini ad accoglierli”.

 

 

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37 Comments

  1. Notiziona. Periodo di magra nelle salite per comunicare questa passeggiata? Lama intanto ha fatto una cosina

  2. In effetti….allora si dovrebbe dar spazio a tutti i clienti che quest’estate affrontano un 8.000? Scrivete cose piu’ interessanti, x favore. Grazie

  3. Ai commentatori precedenti…Confortola probabilmente non sarà tra gli alpinisti migliori al mondo, ma non è certo il primo sprovveduto: fatevela voi la Nord dell’Ortles con gli sci e scendete vivi a raccontarlo…poi ne riparliamo.

  4. Ma tutti questi commentatori hanno mai provato a fare un ottomila? Esprimere opinioni come quelle sopra senza avere la minima idea di cosa voglia dire salire a quelle quote senza ossigeno mi sembra davvero fuori luogo. Io nel mio piccolo ho fatto un paio di ottomile senza ossigeno e ne ho tentati altri 4 … cliente o non cliente bisogna comunque salire con le proprie gambe e i propri polmoni … che é ben diverso che starsene sul divano a sparare cavolate…

    1. Io non ho provato ma potrei provarci. Che noia camminare in fila con cento sherpa clienti giapponesi e americani e traffico di spolmonati. Invece le salite di Lama e compagnia non le posso nemmeno avvicinare anche se da trenta anni faccio quell’alpinismo lì. Ma io non mando le notizie e non ho sponsor. prova ad abbonarti ad alpinist e guarda l’ultima volta che hanno messo una salita senza ossigeno ad un 8000. Secolo scorso. Forse non le hanno mai messe dal primo numero tranne le invernali che hanno specificato bene il loro valore anche e l’etica

    2. Scusa Robert ma non condivido il tuo punto di vista.
      Stando a quanto dici, ognuno di noi potrebbe commentare solo cose che ha già sperimentato nella vita, senza il diritto di avere un’opinione anche su altri argomenti.
      Non ho mai giocato in NBA, ma penso di poter dire se una partita di basket americano sia o meno spettacolare .. o prima dovrei farmi un paio di anni da pro?
      Da parte mia credo che la Redazione dia spazio a Confortola:
      – perchè è comunque un personaggio molto noto e, di conseguenza, con maggior visibilità
      – perchè è italiano
      – per scelte dell’editore che credo sia libero di scrivere su ciò che preferisce 🙂
      Poi personalmente non apprezzo il personaggio per via dei suoi trascorsi poco limpidi sul k2 e per certe prese di posizione non molto ortodosse, ma non trovo nulla di scandaloso nè nel pubblicare la notizia, nè nel valutare l’ascensione con 7 Summits forse non proprio “purista” ..

  5. Io penso che i primi commenti si riferiscano al fatto che non sia necessario dedicare una pagina intera ad un cliente che affronta un 8000, tutto qui. Che si chiami Confortola o no…sempre di un cliente si tratta.

  6. Penso che i primi commentatori intendano dire che e’ un po’ esagerato dedicare una pagina intera ad un cliente che parte per un’Ottomila con un’agenzia. Che si chiami Confortola o meno, sempre di un cliente si tratta. E ogni anno ce ne sono centinaia. Tutto qui

  7. Sono tutte opinioni rispettabili, per carità. MA Confortola non é un dilettante ed ha fatto cose in montagna che meritano almeno un menzione. E poi, sapete quanti italiani hanno salito il Kangchenjunga? poco più di una decina per cui se si parla di una nuova spedizione ha comunque un valore. e infine, credo che per poter esprimere dei giudizi sulla salita ad un 8000 bisogna prima averne provato almeno uno. come fa alby a sentenziare come noiosa la progressione … vi posso garantire che non é affatto così .. forse le code le trovi sull’everest ma ci sono altri 13 ottomila in cui non ci sono. Ed é in vece fantastico poter vivere la fatica e le emozioni a quelle quote. Provate prima e poi sentenziate … dai vostri comodi divani non può uscire nulla di verosimile …

    1. Robert tu vivi le tue emozioni e mi toglo il cappello. Ma non sei sponsorizzato e non ti dichiari grande alpinista. La differenza ai nostri occhi è questa. Il valtellinese, il valdostano e il bergamasco continuano ad esaltare cose da normali e i media a dargli spazio

  8. Confortola è un alpinista e non un cliente qualsiasi. Inoltre quando andò sul K2, deviò la sua traiettoria per soccorrere a 8000 metri due alpinisti coreani.
    Non è mica uno sprovveduto…..

  9. Leonardo,
    lascia stare l’aiuto ai TRE alpinisti coreani.
    Con tutto quello che è seguito …

    Lo sherpa che ha salvato la pelle a Confortola ha parlato chiaro.

    In ogni modo, rispetto perchè è un soccorritore, è un’alpinista col suo indubbio valore.
    Quello che si chiede è BASTA DARE SPAZIO A SALITE “NORMALI” su un 8000, manco fossero imprese pazzesche.

    Scaricatevi Himalayan Database e guardatevi le statistiche, e capirete meglio

  10. ah, aggiungiamolo per chi non lo sa: il cosiddetto aiuto è stato rimanere lì per un pò tentando di districarli dalle corde (erano a testa in giù appesi), per poi capire che non poteva farci nulla e scendere, da solo, mentre il suo compagno rimaneva lì tentando di salvarli.
    Bene, Marco ha salvato la pelle, gli altri 4 morti per crollo del seracco sul Bottleneck.

    quindi per favore non raccontiamo balle di “salvataggi” o “aiuti”.

    E’ a lui che hanno salvato la pelle, era già svenuto ai piedi del Bottleneck, 8100 metri.
    Se non gli dava ossigeno lo sherpa era morto

  11. Perche’….guardate la foto di vetta del Dhaulaguri …..secondo voi e’ la cima?
    Domandate a uno che e’ stato veramente se e’ la cima…

  12. Far parte di una spedizione appoggiata ad una agenzia, considerando i costi normalmente da affrontare, può essere solo un modo per capitalizzare un desiderio. Non è il primo che lo fa e non trovo nulla di disonorevole. La notizia, su questa testata, viene semplicemente offerta senza particolare enfasi, come “breve”, dedicata comunque ad un personaggio di rilievo del panorama alpino. Sui fatti relativi al K2, penso sempre che solo chi fosse davvero lì possa dire non tanto come si siano svolti (e ben sappiamo come la mancanza di ossigeno alteri le facoltà mnemoniche), ma quali sentimenti si siano affrontati. E starei attento a dare giudizi. Un 8000 è un’esperienza complessa, a livello fisico, ma soprattutto umano. E molti possono essere i fattori che determinano il successo di un alpinista non particolarmente dotato, o i fallimenti di un professionista, in quel momento e su una particolare montagna. Anche qui starei attento ad osservare l’eccezionalità o meno di una ascensione. Confortola è un bravo alpinista, ha regalato molti momenti belli e d’eccezione. E non trovo sia una persona vanitosa. Buon viaggio Marco! E portaci belle foto e piacevoli racconti, anche con il tuo Tarzan English!

  13. sulla vetta del Dhaulagiri UN PIETOSO SILENZIO e questo piccolo fotocollage che vi agevolo.
    A sinistra Confortola “in vetta”, a seguire vedete voi….terza foto Ferran Latorre, ultima foto la VERA VETTA.

    E non si venga a dire che “è la stessa cosa”.

    E’ ora di finirla di dare spazio a spudoratezze del genere, nome , bravura, simpatia non contano nulla. L’onestà SI

    https://ibb.co/gP7Gun

  14. p.s.Ferran Latorre è a 20 metri in orizzontale e circa 4-5 metri sotto.
    A occhio e croce la foto di Confortola (e altri, che quel giorno hanno dichiarato “vetta”) è minimo 100 metri di sviluppo orizzontale e 10 metri sotto la vetta (se non più)

  15. io ho conosciuto personalmente Marco;
    è un alpinista straordinario; ha un cuore grande, sul Dhaulagiri ha salvato dall’elicottero diversi alpinisti destinati a morte certa, calandosi con l’imbracatura;
    finitela di criticare a sproposito e di gettare veleno su una persona straordinaria;
    grande Marco i cuori limpidi e non avvelenati tifano per te

  16. mi autocito “In ogni modo, rispetto perchè è un soccorritore, è un’alpinista col suo indubbio valore.”

    questo non toglie che se racconti balle, e ci sono le prove fotografiche (fornite dal medesimo), e in vetta al Dhaulagiri NON ci sei arrivato (era il suo terzo tentativo, forse questo l’ha fatto un po’…) , le critiche le prendi eccome.

    Anche se salvi vite ogni giorno.

  17. ma chissenefrega se è arrivato a x metri dalla vetta del Dhaulagiri!!!
    e poi c’è un comitato apposito che conferisce ufficialità alla scalata di una vetta;
    ad ogni modo io mi tengo stretta l’amicizia di Marco, i brividi di quando mi mostra i suoi filmati dopo aver dormito in una tenda a -30%, le emozioni pazzesche di quando mi mostra le sue discese fuori pista su pendenze che noi umani non potremmo nemmeno immaginare….

    e poi c’è gente che dice che gli ottomila sono cose normali e che non bisogna dare risalto a certe notizie….
    Marco Confortola è un fenomeno della montagna ecco la verità ed è uno dei pochissimi al mondo (si contano sulle dita di una mano) ad aver fatto ascesa e discesa di un ottomila in giornata

    io mi tengo stretta la sua amicizia con tutte le incredibili emozioni che ne conseguono;

    poi siamo in un paese democratico e ogni opinione va rispettata…
    ma quando leggo che sale come cliente mi si accappona la pelle;
    è lui che decide e che porta su le persone; è lui che in pochi attimi è capace di prendere decisioni importanti ; è lui che sa se deve mettere il piede in un punto piuttosto che in un altro
    altro che cliente…..

  18. Ok Giulio. Concordo in parte con te. Però é vero che sul Dhaulagiri e anche sul Makalu ci siano dei dubbi se sia arrivato in vetta o no. dai. ho un’amica austriaca che era sul Makalu quando ha tentato Confortola e mi ha detto che uno dei due Marchi (Camandona) é arrivato in cima … l’altro (Confortola) no!

  19. sì Robert, per carità, libertà di opinione per tutti!
    però sul piatto della bilancia pesa di più il fatto che un italiano ci potrebbe riempire di orgoglio per le imprese che realizza, oppure il fatto che è rimasto un po’ di metri sotto la vetta?
    prevale la voglia di applaudire ad un’impresa comunque grandiosa o la voglia di polemizzare per una cosa che non costituisce un problema?
    a mio avviso potremmo gioire molto di più e criticare di meno, però ci mancherebbe ognuno poi ha il suo approccio

  20. E’ solo una questione di onestà Giulio. Io due ottomila me li sono fatti e sudati fino all’ultimo metro e ti posso garantire che c’é stata gente che si é fermata 30 m sotto la cima (ie Manaslu …) ed ha dichiarato di aver fatto la cima principale. c’è una bella differenza. tutto qua. A maggior ragione se l’alpinista é un professionista. E comunque sono convinto che Confortola é un alpinista forte e preparato … solo dovrebbe essere più sincero.
    Riguardo pd Albert: la mia amica austriaca ha fatto articoli con foto sulla stampa teutonica. Lei si é fermata a 8300 m perché era arrivata ai suoi limiti senza ossigeno ed ha visto uno dei due MArchi farsi le foto di “vetta” a pochi metri da lei … ma voi avete mai visto le foto di vetta di Confortola sul Makalu? Non é per fare polemiche o critiche ma solo per onestà e chiarezza.

  21. scusate tutti , cosa significa per voi “un po’ di metri sotto alla vetta?”
    Guardate che una cosa è fermarsi a 10 metri dalla vetta per pericoli oggettivi, ad esempio vento fortissimo o cornice di neve pericolante, e si può considerare scalata la montagna.
    Ma fermarsi ad almeno altri 10 minuti di scalata a 8150 metri senza ossigeno, a distanza notevole dalla vera vetta, quando non ci sono condizioni proibitive, significa NON ESSERE ARRIVATI IN CIMA.
    NON PUOI VENDERE AL MONDO QUESTA COME “IMPRESA” E “VETTA RAGGIUNTA”.
    Stiamo scherzando ?
    L’Himalayan Database , comunque, state certi che esamina ed esaminerà attentamente la questione.
    Magari Confortola ha poi proseguito e i video e la foto di “vetta” , con tanto di bandierine,li hanno fatti per comodità, chissà.
    Certo il problema di quel giorno di “vetta” non riguarda solo lui.

    1. Bravo Filantropia hai detto bnene e pensiamo a Barmasse e Gottler sullo Shisha pagma, per loro è vetta altri no!

  22. ma sì se volete entrare nel merito dell’albo d’oro fatelo pure; io dico solo che per Confortola e per chiunque altro (perché io sono solo un amico, ma non il suo avvocato quindi non ne faccio assolutamente una difesa individuale) salire un ottomila è un’impresa mostruosa, perché il corpo umano non è fatto per arrivare a quelle altezze ; bisogna acclimatarsi come si deve e nonostante ciò si possono avere annebbiamenti del cervello e svenimenti; per di più chi sale senza ossigeno veramente va al di là dei limiti umani;
    quindi io mi fermo qui ad ammirare Confortola o chiunque altro compisse imprese di questo genere, soprattutto se italiano;
    non vado oltre e non mi interessa guardare una foto per capire se quella è la vera vetta o se siamo un po’ sotto;
    gioisco, applaudo e basta

  23. sul Makalu c’è questa nota sull’Himalayan Database

    “Sophie Lavaud, who was on Andreas Neuschmied’s expedition, says that Confortola was in trouble on the descent and she and her Sherpa helped him down. When asked, Confortola said that there was no problem on the descent.”

    Peccato che il nostro abbia raccontato di AVER SOCCORSO LUI QUALCUNO IN DISCESA:
    https://www.montagna.tv/cms/94734/marco-soccorre-francese-e-torna-felice-al-base/

    inoltre Confortola scrive di esser arrivato in vetta “assieme a Camandona alle 11”.
    Peccato che le testimonianze dicano che Camandona era solo, lo stesso Confortola parla di un problema in un crepaccio e che era dietro.

    Ora osservate la foto di vetta di Camandona:
    https://www.thepillmagazine.com/2016/06/09/marco-camandona-in-vetta-al-makalu/

    e quelle di Confortola:
    http://www.mountlive.com/confortola-ho-pianto-in-vetta-al-makalu/

    infine , ad esempio, la foto di vetta di Ferran Latorre
    http://www.europapress.es/deportes/noticia-ferran-latorre-corona-ochomil-nepali-makalu-oxigeno-artificial-20160526133105.html

    Traete le vostre conclusioni.

  24. Robert mi rivolgo a te che hai scalato 2 ottomila e quindi anche tu sei indubbiamente un alpinista di altissimo livello.
    Ma ti sembra possibile che un alpinista di quel livello che si chiami Camandona, Confortola o Robert arrivi a 150-200 mt dalla vetta, si faccia una foto in quel punto perchè magari gli piace lo scorcio o trova comodo il pianoro e poi, dopo aver trascorso settimane a salire e scendere per acclimatarsi al meglio, aver superato momenti difficilissimi, aver dormito a -30° e aver vissuto in tempeste di neve e vento, rinunci a 15 “miseri” minuti per arrivare alla vetta, mettendo a rischio l’ufficialità della scalata e il proprio palmares alpinistico????
    ma su dai! non è realistico!!!
    se tu Robert mi inviassi una foto a 150 mt dalla vetta (per di più con un sole pieno, come la foto di Confortola sul Makalu) non penserei mai che non sei arrivato in cima! ma semplicemente che hai voluto fare la foto in un punto più comodo e che poi sei arrivato in cima!
    ma quale follia può subentrare nella testa di un alpinista tale da non farti fare gli ultimi 15 minuti dopo giorni e giorni di sofferenza??
    tu non saresti arrabbiato con me, se io pensassi che non sei arrivato in cima? non sentiresti poca fiducia attorno a te solo per il fatto che non ti sei immortalato sull’ultimo metro della montagna?

    è come pensare che un centometrista si fermi al novantanovesimo metro o che un calciatore rinunci a tirare l’ultimo corner della partita a pochi secondi dalla fine

  25. “ma quale follia può subentrare nella testa di un alpinista tale da non farti fare gli ultimi 15 minuti dopo giorni e giorni di sofferenza??”

    sponsor. mente annebbiata da delusione, sforzi enormi.

    la Storia dell’alpinismo è PIENA di vicende in cui sono avvenuti ritiri a pochi metri dalla cima, in cui l’alpinista anche in buona fede ha sbagliato il punto della vetta, fermandosi su un’anticima.

    La differenza è enorme ed è come dici tu:
    “è come pensare che un centometrista si fermi al novantanovesimo metro o che un calciatore rinunci a tirare l’ultimo corner della partita a pochi secondi dalla fine”

    succede.

    Devi mitizzare meno, sono uomini, non eroi.

    C’è gente come Tomo Cesen che si è giocata la credibilità con il Lhotse.
    C’è Tomaz Humar che ha scalato il Dhaulagiri Sud, la parete più terrificante del mondo assieme alla Rupal del Nanga, e arrivato in cresta sommitale si è ritirato a 100 metri dalla vetta perchè non voleva MORIRE.
    Ecco cosa succede, ecco quanto può essere enorme la differenza di pochi metri.

    Sei nella zona della morte, senza ossigeno.

    Quello che non mi spiego di Confortola è che (e altri della sua spedizione, vedi Quintero) dicono che sono stati fermi in vetta dalle 17:30 alle 18 , allora perchè non hai percorso quei pochi metri ?
    La foto in pieno sole è ancora più strana, perchè nell’Himalayan Database, che puoi scaricare e installarti sul tuo PC gratis, scrivono UFFICIALMENTE che sono stati sorpresi in vetta da tempesta con fulmini, vento e whiteout.

    Leggi ad esempio di Strang, stando alla storia recente.

  26. franz,
    riguardo a Barmasse e Gottler , che comunque hanno fatto una signora ascesa sulla sud dello Shisha, anche se solo una “ripetizione”, almeno hanno avuto l’onestà di dirlo, “ci siamo fermati prima della vetta”.
    Dicono di pochi metri, forse erano un pò di più, ma sono stati onesti, e infatti NON sono nell’Himalayan DB come vetta raggiunta.

    Ma non toglie nulla al valore ! L’importante è l’essere franchi e onesti, prima di tutto con sé stessi

  27. Ciao Giulio. Ti posso dire che 100 m di dislivello a quelle quote possono significare più di un’ora di fatica immane. Ho visto con i miei occhi gente fermarsi a 30 m dalla vera cima del Manaslu per non fare l’ultimo tratto su cresta espostissima che porta alla cima. Secondo me non sono stati sulla cima. E infatti adesso anche l’Himalayan database mette 2 asterischi sui salitori che indicano che sono stati sull’anticima, non su quella vera e propria. Oppure il Cho Oyu, anche lì se ti fermi prima per non farti un’ora di plateau e arrivare al punto più alto, non puoi affermare di essere stato sulla vetta. Oppure lo SHisha Pangma: la maggior parte si ferma sulla cima centrale, che é solo pochi metri più bassa di quella principale, ma quei pochi metri significano ore su una cresta pericolosissima ed esposta. E’ una questione di onestà e di oggettività. Altrimenti sai quanti si fermerebbero sulla cima sud dell’everest che é “solo” 100 m più bassa della cima principale … sai, gli sponsor vogliono risultati per continuare a pagare … questo non toglie il fatto che Confortola é un grande alpinista … che seguo con piacere ..

  28. ok grazie Robert e filantropia per le spiegazioni dettagliate ; siete sicuramente molto più esperti di me;
    io non voglio mitizzare questi personaggi, però un po’ per me miti sono… perché vanno veramente al limite delle capacità umane e io credo che salire 8.550 metri, oppure 8.400 o anche fermarsi a 7.500 e rinunciare alla vetta siano imprese incredibili….
    prendo proprio spunto dal nome “filantropia” perché mi piace tantissimo; e il problema è che leggo il titolo dell’articolo e vado avanti con entusiasmo a leggere della prossima impresa di Marco e cosa trovo sotto nei commenti?

    che lui sale da cliente, che è disonesto…. leggo stucchevoli disquisizioni su chi cerca di abbinare lo scorcio della foto all’altezza raggiunta…. chi vuole giudicare cosa è successo sul K2 non essendoci stato….

    mi sono veramente cadute le braccia;
    forse mi sono particolarmente “appassionato” alla cosa perché conosco personalmente Marco e quindi, visto che siamo esseri umani, anche gli affetti contano

    io però che sono molto filantropo e per nulla misantropo mi sarei aspettato un’ondata di commenti positivi di gente palpitante per questa possibile impresa di un grande alpinista italiano e non critiche a spada tratta di quel tipo

    l’ho sentito ieri e sono stato rapito dal suo entusiasmo alla vigilia dell’ascesa al Kangchenjunga; mi raccontava della difficoltà di questa montagna che ti costringe a porre l’ultimo campo a 7.500 metri e quindi a percorrere ben 1.000 metri di dislivello nella giornata di attacco alla cima

    solo questa cosa ti mette i brividi e ti fa pensare ad un’impresa eroica anche se magari non verrà portata a termine

    ecco questi sono i sentimenti che mi piacerebbe albergassero nei cuori delle persone e non critiche o polemiche su cose che a mio personalissimo avviso non dovrebbero costituire un problema

    senza stare a fare classifiche o analisi della foto
    chi arriva all’ultimo centimetro o chi arriva cento metri sotto per me sono due persone ugualmente eroiche alle quali bisogna solo dire grazie ed esprimere ammirazione
    e va ugualmente ammirato chi magari sale una cima al sesto tentativo perché le cinque volte precedenti ha rinunciato perché magari ha trovato condizioni meteorologiche più avverse e quindi responsabilmente ha rinunciato

    w la filantropia, abbasso la misantropia

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