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Trabucchi: lo scialpinismo è in crescita

Una rustica baita in legno accoglie i visitatori di ISPO 2018 nel padiglione A3 allo stand 210. È una costruzione che rimarca la storia dando personalità al futuro con quel “the power of titanium” scritto a caratteri cubitali all’ingresso dell’esposizione.

Stiamo parlando di un’azienda italiana che si è imposta sul mercato mondiale grazie alla qualità dei suoi prodotti. Un marchio che trova le sue origini nel 1946, a Bormio, quando fu sfornato il primo paio di sci. Due tavole in legno massiccio di frassino. Un prodotto che ha avuto grande successo tanto da portare in breve tempo ad un trasferimento dell’azienda in una sede più ampia e poi ancora verso i primi posti tra le migliori aziende sul mercato.

Foto @ Ski Trab

Come avrete capito stiamo parlando di Ski Trab, realtà che abbiamo avuto modo di conoscere attraverso Adriano Trabucchi, figlio del fondatore Giacomo Trabucchi, con cui abbiamo scambiato quattro chiacchiere sul mondo dello scialpinismo, su com’è cambiato nel corso del tempo e su quale direzione potrebbe prendere in futuro.

“Nello scialpinismo i cambiamenti sono stati certamente notevoli – racconta – soprattutto in termini di materiali e target”. Fascia di mercato che nel corso del tempo è andata via via crescendo “coinvolgendo un numero sempre più grande di persone e portando in montagna non solo i veri conoscitori di quell’ambiente, ma anche molte persone che arrivano dal mondo dello sci in pista, molti giovani e molte donne”. Frequentatori che “oggi iniziano la stagione scialpinistica a dicembre e proseguono fino a maggio mentre una volta era uno sport soprattutto primaverile”.

Si sta quindi diffondendo a macchia d’olio la pratica scialpinistica e, con la pratica, aumentano anche le necessità degli sciatori che vanno alla ricerca di un’attrezzatura “sempre più leggera, facile da usare e confortevole. Oggi abbiamo sci da 900 grammi, attacchi da 200 grammi, scarponi da 900 grammi. Oggi si scia con pochi chili ai piedi, si fa uno scialpinismo molto più facile e senza traumi”. In questo modo lo scialpinismo si è evoluto con il tempo arricchendosi e assumendo nuove connotazioni, forse più sportive e non strettamente legate alla montagna, come lo ski fitness che il nostro Maurizio Gallo chiede di tenere ben lontano dalla vera pratica scialpinistica.

Foto @ Ski Trab

È certo però che lo skiftness sta prendendo sempre più piede e a dimostrarlo ci sono sia i praticanti che “le stazioni sciistiche aperte a questo tipo di attività” spiega Trabucchi. “In Austria o in Germania ci sono stazioni che aprono le piste di sera con centinaia di persone e poi abbiamo il nostro esempio bormino dove da quindici anni si fa skifitness ed è bellissimo”. Esistono, racconta l’imprenditore, itinerari che partono dal paese e permettono, se si vuole, di raggiungere la pista. “Si sale e poi si scende. Ci si prende un’ora nella pausa pranzo o la mattina, prima di andare a lavoro… è entusiasmante”. Una mentalità sportiva a cui si stanno aprendo alcuni comprensori. “Alcune stazioni si stanno muovendo alla ricerca di un dialogo e di collaborazioni con il mondo degli scialpinisti” riuscendo, in alcuni casi, ad ottenere risultati interessanti “come fatto dal comprensorio del Monte Rosa che ha creato percorsi tracciati per chi vuole salire oltre che scendere. Aperture importanti, estremamente positive come si vede anche qui ad ISPO dov’è facile ormai trovare aziende con proposte ibride. Con attrezzature per gli sciatori in pista che vogliono anche fare dello scialpinismo”.

“Fondamentalmente – conclude Trabucchi – dobbiamo pensare ad una visione della montagna a 360 gradi. Le aziende ci sono già tutte, non ci sono ancora tutti i comprensori”.

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