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Il Cai: è una norma inaccettabile

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MILANO — "Gli appassionati della montagna non sono degli irresponsabili. Non lasciamoci prendere dall’emotività. Quella norma è inaccettabile dal Cai e dal mondo della montagna". Alza la voce anche il Club Alpino Italiano sulla proposta di istituire una legge che imponga il carcere a chi provoca valange. E lo fa rivendicando la naturale libertà di chi frequenta l’alta quota.

"La montagna è uno spazio di libertà e non di coercizione – si legge nel comunicato stampa inviato questa mattina dal Cai a tutte le redazioni dei giornali -. Il Cai e il mondo della montagna non possono accettare una norma che, forse dettata dall’emozione, costringe a casa alpinisti, sciatori ed escursionisti, e che porta una militarizzazione delle Terre Alte. La libertà di accesso è uno dei capisaldi dell’alpinismo e della frequentazione della montagna".

Una secca condanna per la proposta di inasprire le sanzioni per chi provoca valanghe, arrivando perfino all’incarcerazione. Una norma che il Cai respinge con tutte le sue forze, così come aveva fatto l’anno scorso con la proposta del fantomatico patentino che abilitava ad andare in montagna e l’impiego delle forze dell’ordine per controllare gli accessi.

"L’irresponsabilità di alcuni non può essere pagata da tutti gli altri – aggiunge poi Annibale Salsa, presidente generale del Cai -. La sicurezza in montagna non aumenta con le sanzioni o con il carcere per chi provoca valanghe, ma solo attraverso il lavoro di formazione, prevenzione, informazione svolto con l’ausilio del Cai, delle Guide alpine, del Soccorso alpino e speleologico e dei professionisti e degli abitanti della montagna. Ogni tentativo di limitazione, sanzione eccessiva, militarizzazione della montagna è contro la filosofia del Club Alpino Italiano".

Salsa specifica che questo non significa essere contrari a norme per il miglioramento della sicurezza in montagna, ma rivendica un ruolo nella loro stesura, per la quale "non si può prescindere dal coinvolgimento dei professionisti e di quanti vivono e operano in montagna".

Sara Sottocornola

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