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Jorasses, il seracco crollerà: ecco perchè

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COURMAYEUR, Aosta — A distanza di un mese da quando era stato previsto il suo imminente crollo, il seracco della Grandes Jorasses non si è staccato: pericolante e pericoloso, ma evidentemente ancora attaccato alla montagna. Il monitoraggio rimane costante in attesa della caduta, perché gli esperti assicurano che prima o poi accadrà. Non solo, infatti, sostengono sia prevedibile, ma anzi, in questo caso, sarebbe certo. La situazione però è sotto controllo e non servono inutili allarmismi. Federica Cortese, assessore al Territorio e Ambiente del Comune di Courmayeur, e Claudio Smiraglia, uno dei maggiori esperti di glaciologia a livello internazionale, ci hanno spiegato come stanno le cose.

Alla metà di agosto il comune di Courmayeur decideva di chiudere la via normale italiana alla Grandes Jorasses. Il movimento del ghiacciaio infatti, aveva fatto registrare un’accelerazione notevole, tale da far temere un crollo imminente. Il 24 del mese gli scienziati azzardavano una previsione: il distaccamento di oltre 20 mila metri cubi di detriti, tra massi e ghiaccio sarebbe avvenuto entro una settimana.

E’ passato circa un mese da allora ma il seracco della Grandes Jorasses è ancora là. Il pericolo però sarebbe tutt’altro che scongiurato, perché seppure non ci siano al momento previsioni di crolli a brevissimo termine, secondo gli studiosi del politecnico Eth di Zurigo, che si occupano del monitoraggio sotto la guida del professor Martin Funk, il seracco dovrà cadere.

"Rispetto all’allarme che era stato dato ad agosto – ci spiega Federica Cortese, assessore al Territorio e Ambiente del Comune di Courmayeur -, vista la discesa repentina delle temperature, gli spostamenti si sono attualmente ridotti. Il ghiacciaio prima si muoveva di 30 centimetri al giorno, adesso di molto meno, però la parte che è in fase di distacco dal seracco, che va dai 20mila ai 40mila metri cubi di volume, ha dei movimenti maggiori rispetto al resto del corpo. Questo dato indica che è in atto un distacco che porterà sicuramente a un crollo nei prossimi giorni".

Le condizioni attuali però, diversamente da quelle di un mese fa, non permettono un pronostico più preciso di quando dovrebbe avvenire il crollo. Il rischio sarebbe certo, anche se non si sa quando esattamente si concretizzerà. Perché, al contrario di quello che pensano in molti, una previsione di questo tipo è più che possibile.

"Prevedere la caduta di un seracco è certamente possibile – ci spiega Claudio Smiraglia, presidente del Comitato Glaciologico Italiano, ricercatore dell’Università di Milano e del Comitato EvK2Cnr -, ma in natura non si possono fare previsioni certe: come per il meteo non abbiamo la sicurezza al 100 per 100 di quando avverrà. Ma la scienza attuale possiede gli strumenti per fare questo tipo di previsioni, con appunto con un grado di incertezza".

"Ci sono infatti una serie di variabili molto grandi che intervengono – continua Smiraglia -, come il movimento, le temperature, l’inclinazione del pendio, la presenza di masse nevose, ecc. Funk è di certo il maggior esperto mondiale di questi problemi. Qualche anno fa aveva monitorato un seracco prevedendone il distacco e aveva sbagliato solo di una manciata ore.  Usa un modello che si basa principalmente sulla velocità dello spostamento del seracco: quando si supera questa velocità media, si prevede che da lì a poco tempo si staccherà".

E visto il grado di rischio permanente sulla Grandes Jorasses, le autorità hanno dovuto agire al fine di evitare incidenti e vittime. Provvedimenti però, comunque circostanziati e relativi solo alla zona d’interesse.

"Ci abbiamo messo un giorno e mezzo a decidere quali provvedimenti prendere – spiega l’Assessore -, perchè purtroppo la legislatura non ci aiuta su come comportarci in questi casi. Nel ’93 per il crollo del ghiacciaio erano morte 8 persone: l’inchiesta che si occupava del caso era stata archiviata perchè non c’era la possibilità di prevedere quel distacco. Oggi il sistema di monitoraggio, presente per la sicurezza della Val Ferret, ci ha informato di una situazione che aumenta la possibilità del rischio, e quindi come amministratori non possiamo ignorare il pericolo. Abbiamo chiuso il rifugio Boccalatte, usato per la salita lungo la via normale italiana. Gli alpinisti possono salire dalle altre vie, la nord per esempio, che fino a poco tempo fa era in condizioni perfette. L’importante è che non scendano da sud".

"È ovvio che non ci sono i cartelli di divieto ad oltre 4000 metri di quota – conclude la Cortese -. Noi abbiamo cercato di diffondere il più possibile la notizia dell’ordinanza che vieta la salita in questa zona della Grandes Jorasses. Abbiamo messo avvisi del pericolo in 4 lingue, piazzandoli nei rifugi, nei paesi e su moltissimi siti internet che si occupano di alpinismo in questa area. Si spera che tanto basti ad evitare incidenti".

Valentina d’Angella

Gallery: fotocronaca dei movimenti del seracco

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