Alpinismo

Voragine nel ghiaccio: Kammerlander vivo per miracolo

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CAMPO TURES, Bolzano — Una serie di circostanze casuali. Una massiccia dose di fortuna quella che ha salvato Hans Kammerlander sul Mount Logan, in Alaska. L’alpinista altoatsesino si preparava a scalare la montagna insieme all’amico Wilfried Oberhofer: avevano appena montato il deposito a oltre 5000 metri lungo la via di salita ed erano poi discesi per la notte di nuovo al base. E proprio in quelle ore una voragine lunga oltre 250 metri e larga 50 si è spalancata sopra di loro. Il campo alto, dove i due sarebbero dovuti rimanere a dormire, è semplicemente precipitato nel nulla.

E’ tornato due giorni fa dal Canada Hans Kammerlander ed ora si prepara a un’estate di lavoro nella sua bella Campo Tures, in Alto Adige. Al telefono ha una voce tranquilla, ride e scherza come al solito. Eppure solo pochi giorni fa ha rischiato davvero molto. Per fortuna la "dea bendata" è stata dalla sua.
 
L’alpinista si trovava in Alaska, al Mount Logan, la vetta di 5.959 metri che voleva scalare insieme all’amico Wilfried Oberhofer, guida alpina di Brunico, e che rientra nell’ambito del progetto delle Seconde Cime del mondo. I due erano in fase di acclimatamento.
 
Avevano lasciato il campo base, posto a 4000 metri di altezza, ed erano saliti fino ad oltre 5.000 metri, dove avevano montato il campo deposito con tutti i materiali necessari alla scalata. Normalmente si sarebbero fermati qui per trascorrere una notte e iniziare ad abituarsi all’altitudine, ma alla fine avevano deciso di tornare giù.
 
"Wilfried non stava bene – dice Kammerlander – soffriva la quota, e così ho pensato che fosse meglio tornare per una notte al base e riprendere a salire la mattina successiva. Ma poi quando ci siamo svegliati abbiamo visto che era impossibile. Si era aperto sopra di noi un crepaccio enorme: lungo più di 250 metri e largo 20, 30 metri, in alcuni punti anche 50. La via di salita semplicemente non esisteva più. Il deposito era stato risucchiato nel baratro".
 
"Ma si sa è così – sdrammatizza l’altoatesino -, il ghiaccio è vivo. Sentivamo i rumori dei suoi movimenti per tutto il giorno. In Alaska i ghiacci sono davvero qualcosa di impressionante".
E in effetti un crepaccio di quelle dimensioni deve suscitare non poca impressione. O almeno questo è quello che hanno detto al telefono i Ranger del parco Canadese dove si trova il Mount Logan, a Sigi Pircher, manager di Kammerlander.
 
"Secondo loro è probabile che ci sia stata una scossa di terremoto – racconta Pircher -, perchè è davvero difficile che si apra in così pochi minuti una voragine del genere. Erano almeno 20 anni che non ne vedevano una di quella grandezza".
 
Kammerlander e Oberhofer, che sarebbero dovuti rientrare in Italia il 10 giugno, hanno così anticipato il ritorno, vista l’impossibilità di ritentare per adesso la cima della montagna.
"Tornerò al Mount Logan la prossima primavera – conclude il fortissimo alpinista -. Con me però non ci sarà più Wilfried: è un fortissimo rocciatore, ma lui stesso mi ha detto che la quota non fa per lui. Era già stato male in Nepal quando eravamo andati insieme qualche anno fa, e questa volta in Alaska gli ha dato la conferma".
 
 
Valentina d’Angella
 
Foto courtesy of stol.it/Dolomiten

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