Alpinismo

Falsi d’Alta Quota, ora pagano anche le agenzie

Vi ricordate la coppia di indiani che sosteneva di essere arrivata in vetta all’Everest lo scorso 23 maggio, ma che invece in cima ci era andata solo con il desiderio e Photoshop? Loro, Dinesh Rathod e Tarkeshwari, sono stati condannati al bando alpinistico dal Nepal per 10 anni. Per la prima volta a subire conseguenze è stata anche l’agenzia che aveva organizzato la loro spedizione e che aveva rilasciato la falsa certificazione dell’arrivo in vetta, la Makalu Adventure Treks, la quale ha dovuto pagare una multa di 230 dollari ed ha visto anche requisita la cifra di 4000 dollari, somma che le agenzie lasciano come deposito cauzionale per conto delle spedizioni e che servono a garantire che la pulizia del campo base venga mantenuta. Soldi che vengono sempre restituiti perché gli Ufficiali di Collegamento (LO) certificano al rientro a Kathmandu che tutto è stato lasciato pulito (il problema è che quasi sempre i LO non vanno al Campo Base e che di fatto tutto è autocertificato, ma di questa questione ne abbiamo già discusso). La Makalu Adventure Treks rischia peraltro la sospensione della licenza per 5 anni.

Al di là della incresciosa e truffaldina situazione, che lascia perplessi sul senso etico dei partecipanti alle spedizioni commerciali che imperversano sugli ottomila, c’è da rimanere favorevolmente stupiti dall’efficienza e dalla celerità della giustizia turistica nepalese, che sta cercando di salvaguardare la buona immagine di un’attività che conta parecchio nell’economia del Tetto del Mondo.

 

(Fonte e Foto @ Desnivel)

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