Alpinismo

E' morto Riccardo Cassin, leggenda dell'alpinismo

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LECCO — E’ morto questa notte nella sua casa ai Piani dei Resinelli, sopra Lecco, il leggendario alpinista italiano Riccardo Cassin. Cassin, friulano di nascita e lecchese d’adozione, aveva compiuto all’inizio del 2009 cento anni. Un secolo di vita fatto di grandi imprese che hanno letteralmente scritto la storia dell’alpinismo mondiale, come ha ricordato poco fa anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha voluto esprimere il suo cordoglio per la scomparsa di Cassin.

“Voglio esprimere il mio profondo cordoglio, nel ricordo delle grandi imprese di cui Cassin fu protagonista e che hanno segnato la storia dell’alpinismo mondiale”. Queste le parole di Napolitano a commento della notizia della morte di Cassin, che sta occupando in questo momento le prime pagine di tutti i giornali del mondo.

Sono i numeri e le onorificienze a raccontare la straordinaria carriera alpinistica di quest’uomo: 2500 scalate con 100 prime assolute, medaglia d’oro al valore atletico, Cavaliere della Repubblica, decorato con la croce al valore militare. E poi le vette, innumerevoli, e impossibili da elencare tutte.

Ragno di Lecco, il “Grande vecchio” dell’alpinismo mondiale, d’altronde, era una leggenda vivente, uno dei più grandi alpinisti di tutti i tempi. Cassin era nato il 2 gennaio 1909 a San Vito al Tagliamento, in Friuli Venezia Giulia. Giovanissimo si trasferì per lavoro a Lecco, all’ombra della Grigna, dove scoprì la sua incredibile vocazione per la montagna.
Fin dagli anni Trenta, l’alpinista rivoluzionò il modo di salire sulle vette. In un mondo alpinistico a quel tempo appannaggio dell’aristocrazia, Cassin fu capofila di una generazione di “alpinisti-operai” che cambiarono la faccia di questo sport. Tanto che, a distanza di anni e nonostante gli attuali materiali permettano salite più veloci e sicure, molti degli itinerari da lui tracciati durante quel periodo sono ancora oggi duro banco di prova per i praticanti di questa disciplina. Determinazione, spirito di sacrificio, forza e coraggio. Erano questi gli ingredienti che fecero di Cassin uno dei “grandi” della sua epoca.
Negli anni Trenta risolse gran parte dei “problemi alpinistici” delle Alpi suscitando entusiasmi e appassionando l’Europa intera. Nel 1934, in compagnia di Vitali e Pozzi salì per un nuovo itinerario la parete sud-est della Piccolissima di Lavaredo. L’anno dopo toccò allo spigolo sud-est della Torre Trieste. Poi, con Vittorio Ratti, aprì una via sulla parete nord della Cima Ovest di Lavaredo.
Ma le sue straordinarie avventure sulle montagne sono solo all’inizio. Nel 1937 sale sulla parete nord-est del Pizzo Badile: un’impresa che gli vale la medaglia d’oro al valore atletico. Tra il 4 e il 6 agosto 1938 compie la sua impresa più importante nel massiccio del Monte Bianco: scala lo sperone Walker della parete nord delle Grandes Jorasses.
Nel dopoguerra Cassin si dedica all’organizzazione e fa da capo-spedizione. Dopo essere stato escluso, tra le polemiche, dalla spedizione nazionale al K2, nel 1958 guida la spedizione che porta sulla vetta del Gasherbrum IV Walter Bonatti e Carlo Mauri.
Nel 1967, dopo l’assalto di 27 tentativi internazionali, Cassin conquista il Mckinley in Alaska e finisce su tutti i giornali del mondo. Diviene così famoso che persino John Kennedy lo chiama alla Casa Bianca per congratularsi con lui.
Nel 1975, guida la spedizione alla parete sud del Lhotse, a cui partecipa anche Reinhold Messner. Nel 1987, a 78 anni, torna a scalare e ripete la salita al Pizzo Badile di mezzo secolo prima, facendo venire le lacrime agli occhi agli appassionati di questo sport.
Intere generazioni non solo di alpinisti ma anche di gente comune hanno seguito negli anni le sue gesta, in trepidazione. Scalate epiche, imprese sportive memorabili che hanno fatto di Cassin il simbolo vivente dell’alpinismo e impresso questo sport nell’immaginario collettivo.
“Spero di arrivare a festeggiare anche i 120 anni” aveva scherzato Cassin il giorno del suo centesimo compleanno in quella Lecco che per il Centenario in suo onore aveva organizzato festeggiamenti, eventi e iniziative per rendere omaggio al suo più illustre cittadino.
Ora, non resta che l’estremo saluto. La famiglia fa sapere che fino a domani alle 13 resterà aperta la camera ardente a Pian dei Resinelli.
WP
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