Alpinismo

San Lorenzo, Up e una via da immaginare

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SAN LORENZO, Patagonia — Ancora nulla di nuovo dal fronte. Il maltempo imperversa sul San Lorenzo e non solo, perchè anche a quote più basse pioggia e vento fermano la banda di Up, che sta studiando le condizioni della via di salita immaginata sulla Nordest del San Lorenzo.  

Giò, Pala, Berna e Arva (Hervè… per gli amici!) hanno di tanto in tanto interrotto il riposo forzato facendo qualche piccola trasferta di poche ore “navigando” tra il campo dell’acqua termale e il rifugio sul lato cileno da dove erano partiti.
 
Tra pochi giorni comincerà ufficialmente l’autunno patagonico, ma quello che già si vede ora è un preludio che vuole far capire tutto sull’andamento della stagione. Lo avevamo previsto e le speranze sono che, quando uscirà il sospirato bel tempo, la parete sia nelle ideali condizioni “invernali”. Cioè una giusta mistura di freddo, stabilità meteorologica e di innevamento, che consentirà di provare in sicurezza la scalata di quella linea già immaginata a casa (vedi foto – da archivio spedizione 2002).
 
La parete Nordest del San Lorenzo ha un dislivello di circa 1800 metri e a guardarla è un vero labirinto di corridoi ghiacciati e rampe nevose alternate a fasce di rocce verticali.
 
Purtroppo la roccia su questa montagna non ha però la stessa qualità della zona Cerro Torre-Fitz Roy dove eravamo con la prima parte del Trip Two. Si scala quindi solo su ghiaccio e su terreno misto ed esclusivamente quando le condizioni sono ok per farlo.
 
La linea lungo la quale tentare la salita della muraglia parte nel centro della parete. Dal ghiacciaio si attacca per una sequenza di colatoi di ghiaccio a tratti verticali che dopo circa 400 metri curvano verso destra, entrando in una rampa ascendente più nevosa ed appoggiata. Un lungo tratto, questo, che consente di rimontare il cuore della parete con arrampicata sicuramente più rapida rispetto alla prima parte verticale.
 
Al termine della rampa, punto massimo raggiunto dai francesi nel 1998, si curva verso l’alto e il terreno nevoso lascia spazio ad una zona più “mista”, con rocce e ghiacci incastrati tra di loro. Una sorta di “gola” che è difficile da interpretare se si guarda dal basso con il binocolo.
 
Giunti sotto agli enormi funghi sommitali del San Lorenzo si valuterà infine il punto migliore dove poter salire in vetta, più probabile aggirando verso sinistra il risalto finale e spostandosi all’uscita della Cresta Est (via sudafricana del 1986). Poi la discesa. Si tornerà più direttamente a corde doppie lungo la ripida Cresta Est oppure ci si incamminerà sulla più semplice ma lunga e complicata via normale?
To be continued…
Luca Maspes

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