Alpinismo

Da Polenza: felici di aver dato una mano

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BERGAMO — "Siamo contenti di essere riusciti a dare una mano a Walter e Simon con la nostra organizzazione e le nostre competenze. Certo resta l’amarezza per la morte di Karl. Quest’avventura, la via aperta dai suoi compagni, resterà un monumento per lui". Queste le parole di Agostino Da Polenza dopo la conclusione delle vicende sul Nanga Parbat, che hanno avuto il lieto fine questa mattina con il recupero in elicottero dei due alpinisti a 5.700 metri di quota.

"Siamo contenti per essere riusciti a dare una mano a Walter e Simon – ha detto Da Polenza – Ci siamo riusciti mettendo in campo la nostra esperienza: la mia da vecchio alpinista, quella di tutti i collaboratori di questo centro di ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche che da vent’anni si occupa di logistica in luoghi difficili d’alta quota e quella di amici come Gnaro Mondinelli e Maurizio Gallo. Abbiamo delle ottime relazioni nei paesi dove operiamo, nell’area Himalayana, e sappiamo muoverci utilizzando il minimo delle risorse con il massimo del risultato".
 
"Vorrei ringraziare le autorità locali – prosegue Da Polenza – l’esercito pakistano che ha messo a disposizione con grande tempestività le macchine che hanno permesso poi il recupero dei nostri amici sul ghiacciaio. L’ambasciata italiana e in particolare l’ambasciatore Prati, estremamnete efficaci ed efficienti. Il Ministero degli Esteri, Franco Frattini, appassionato di montagna, che per questo risultato ha messo il cuore oltre alle strutture del
Ministero. E grazie a tutti per l’assistenza e il coraggio delle notti passate svegli ad aspettare le notizie in questi 11 giorni".
  
"Oltre al risultato positivo del recupero dei ragazzi – prosegue Da Polenza – resta però l’amaro della scomparsa di Karl. Ma anche il gesto d’amicizia che poco fa Simon, Walter, Gnaro e Mauri hanno voluto fare per lui com’è tradizione nell’alpinismo. Hanno preso un piatto d’acciaio e con un punteruolo vi hanno inciso il nome di Karl Unterkircher con la data di scomparsa, poi lo hanno depositato al campo base, sulla stele dedicata a uno dei più
grandi alpinisti della storia, Hermann Buhl".
 
"Questa è un’avventura è iniziata con un grande sogno alpinistico – ricorda Da Polenza -. Karl avrebbe voluto salire la Nord del Gasherbrum I un mio antico sogno come la Nord del GII che lui ha salito l’anno scorso. Avremmo dovuto andare al GI quest’anno, ma le Olimpiadi per certi versi ce l’hanno impedito perchè la Cina non ha rilasciato permessi di salita per nessuna delle sue montagne. Karl ha voluto partire per il Nanga Parbat, un’antica montagna legata all’alpinismo austro-tedesco".
 
"Ha scelto la parete Rakhiot – conclude Da Polenza – una via complessa, difficile e certamente rischiosa, ma aveva le capacità tecniche ed organizzative per affrontarla, e lo ha fatto in maniera leale, cioè in stile alpino. Ha pagato il prezzo di questa sua scelta. A volte in alpinismo capita, la sfortuna ci mette lo zampino. Il songo però di salire questa parete si è realizzato. Lo hanno realizzato Walter e Simon. E rimarrà un monumento a Karl Unterkircher".
 
 

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