Alpinismo

Profit: Nord dell’Eiger fa sempre paura

SAINT VINCENT, Aosta — Ha rivoluzionato l’alpinismo con le solitarie in velocità. Ha stupito il mondo con i concatenamenti sulle pareti più difficili dell’arco alpino. Ha tracciato una via nuova sulla montagna delle montagne, il K2. Eppure il suo stomaco, davanti alla Nord dell’Eiger, ancora si chiude. In questa intervista esclusiva, Christophe Profit racconta a Montagna.tv come viene vissuta, oggi, quella leggendaria parete. Sui cui oggi accompagna i clienti come guida alpina.

Profit,  sono passati settant’anni dalla prima salita. Eppure, quando si parla della Nord dell’Eiger c’è sempre un’aura di pericolo, di morte. Ma è davvero, ancora, una parete così terribile?
E’ sicuramente una parete che mette paura, quando ti ci trovi sotto lo stomaco si chiude sempre un po’. Mentre si sale, si è sempre molto molto concentrati. Però, oggi come oggi, con l’evoluzione dei materiali le cose sono cambiate parecchio e si riesce a salirla in modo estremamente diverso rispetto a decenni fa. Io ho molta molta ammirazione e trovo grande ispirazione, grande energia pensando a come i pionieri tentavano queste salite con i materiali di un tempo. Penso che l’impegno che hanno messo questi alpinisti debba essere un esempio per le nuove generazioni e per le generazioni future, che possono fare in modo più tranquillo le cose che loro facevano in un modo così "pioneristico".

Lei ha salito dieci volte questa parete come guida alpina. Come ci si sente a portare cliente, ad essere responsabili per lui, su una parete del genere?
Per me in realtà portare un cliente o portare un amico è più o meno la stessa cosa, mi sento responsabile ugualmente. La differenza è che quando si porta un cliente, si prepara tutto in modo molto più preciso e c’è estrema concentrazione prima di partire. Ma una volta attaccata la via, ci si rilassa ed è la stessa cosa. Quando ci sono andato con degli amici, magari anche loro guide, ho provato alla fine la stessa responsabilità di quando sono salito con i clienti. Quello che conta è avere piacere nel fare le cose, altrimenti non è possibile far nulla. E’ una sensazione a cui tengo molto.

Oggi l’alpinismo è molto legato agli exploit in Himalaya. Sulle Alpi, invece, si parla sempre più spesso di gradi e di record di velocità. Che futuro c’è per questo alpinismo?
Ci sono ancora moltissime pagine che l’alpinismo moderno, l’alpinismo contemporaneo deve scrivere. Che si tratti di Himalaya o di Alpi, c’è tanto da fare, sono semplicemente due terreni diversi. Ognuno con le sue specificità, ma ugualmente belli e con infinite possibilità per divertirsi. L’importante è capire le differenze, saperle affrontare. Ma sono certo che l’alpinismo sarà ancora nelle Alpi, perchè anche qui ci sono tanti versanti, tante pareti ancora inesplorate. Ma soprattutto, secondo me, il futuro dell’alpinismo sta negli alpinisti, nelle cordate. Nel saper costruire e vivere momenti belli ed importanti con i compagni.

Qual è stato il suo miglior compagno di cordata?
Sicuramente Pierre Bèghin. Con lui, nel 1991, ho scalato il K2, abbiamo tracciato una via nuova sulla cresta Nord Ovest. Siamo arrivati in cima la sera. Eravamo completamente soli sulla montagna. E’ stato uno dei momenti più intensi della mia vita e rimango convinto che questa sia stata la scalata che mi ha regalato l’esperenza più forte. Sulle Alpi ci sono montagne su cui si può tornare, mentre sul K2 sapevo che sarebbe stata un’esperienza unica, che non sarei mai più tornato. Su questa avventura sul K2, con Pierre, non ho mai raccontato molto nè scritto niente. Ma rimango convinto che, ancora adesso, se prendessi in mano una penna, potrei scrivere pagine e pagine di sensazioni forti e indimenticabili.

Ci auguriamo lo faccia presto…
Grazie, grazie mille. Magari lo farò.

Solitaria senza corda sulla Diretta Americana sulla ovest del Petit Dru, salita in sole tre ore e dieci minuti. E poi quella sulla cresta integrale di Peuterey, compiuta in sole 32 ore. Prima ascensione solitaria, invernale, in giornata della Nord dell’Eiger. Concatenamento delle tre grandi pareti Nord di Eiger, Cervino e Grandes Jorasses in sole 24 ore. Queste, insieme alla via nuova sul K2, le più grandi e incredibili imprese di Profit. Che negli anni Ottanta ha davvero fatto "voltar pagina" alla storia dell’alpinismo. Ora, a 47 anni, Profit si dedica con passione al suo lavoro di guida alpina, per il quale ha appena ricevuto il Premio Toni Gobbi nell’ambito della prima edizione del Premio Saint Vincent per la montagna.

Sara Sottocornola

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