Scienza e tecnologia

Otto gradi d’inverno sul Monte Bianco

COURMAYEUR, Aosta — Otto gradi a 3.500 metri di quota, nel mese di febbraio, sul massiccio del Monte Bianco. E poi di colpo un picco al ribasso, fino a 23 sottozero. Queste le prime, sconcertanti, informazioni fornite dalla nuova stazione meteorologica installata all’ombra del Dente del Gigante dall’Università di Milano e dal Comitato Ev-K2-Cnr, nell’ambito di un progetto finanziato da Osram. Si tratta della più alta stazione di monitoraggio meteo-glaciale mai realizzata in Italia.

La stazione meteorologica automatica  “Aws – Gigante – Osram” fa parte della rete Share e di un progetto di studio dei ghiacciai alpini, considerati universalmente uno degli indicatori più affidabili del clima e dei cambiamenti globali. La stazione è stata collocata sulla superficie del Ghiacciaio Gigante, vicino alla Stazione di arrivo delle Funivie Monte Bianco. Dopo alcune settimane di test nelle difficili condizioni operative invernali, la stazione ha fornito i primi dati sul clima di questi mesi, che sono risultati eccezionalmente caldi soprattutto nelle ultime settimane.

“Il 23 febbraio abbiamo registrato una temperatura di 8 gradi e mezzo – spiega Guglielmina Diolaiuti, responsabile scientifica del progetto -. E’ un dato sorprendente per il periodo invernale a 3.450 metri di quota, peraltro su un colle ventilato. Soprattutto per il fatto che non è un dato isolato: sia il giorno prima che i giorni successivi ci sono state temperature sopra lo zero, tra i 3 e gli 8 gradi. Dal primo marzo c’è stato invece un crollo delle temperature: abbiamo toccato i -22.5 gradi alle otto del mattino e i -22.8 la sera”.

La stazione sul Monte Bianco ha però diversi sensori per il monitoraggio meteo-climatico. “Oltre alla temperatura – spiega Gian Pietro Verza, responsabile tecnico delle stazioni di monitoraggio Ev-K2-Cnr – registra umidità relativa e pressione atmosferica. Ma è dotata anche di sensori che misurano lo spessore del manto nevoso, la radiazione solare in entrata ed in uscita e la radiazione ad infrarossi provenienti dall’atmosfera e dalla superficie del ghiacciaio”.

“Quelli sulla radiazione sono altri dati significativi – racconta la Diolaiuti –. Ci risulta che il ghiacciaio abbia assorbito, in questo periodo, il 31 per cento dell’energia solare in arrivo. E’ un valore tipico delle stagioni aride. La neve è vecchia, scura, riflette meno la luce e invece la assorbe favorendo la fusione. La situazione nel complesso, ha portato ad una certa perdita di manto nevoso che nell’ultima settimana è variato intensamente a causa di processi di compattazione e fusione favoriti dal saliscendi delle temperature”.

“Sono cose – conclude la ricercatrice – che concorrono a deteriorare il manto nevoso e possono mettere in crisi il ghiacciaio nel periodo estivo: se il ghiacciaio “si mangia” buona parte dell’accumulo di neve in inverno, arriva in estate meno preparato al caldo e va incontro a perdite più intense”.

Insomma, appena installata, questa stazione ha già fornito dati sorprendenti e preziosi sul clima delle Alpi. E da oggi, questi dati della stazione sono anche “online”. E’ stata infatti attivata la posizione modem-gsm che permette lo scarico dei dati da remoto e quindi l’aggiornamento in tempo reale delle condizioni meteo in alta quota (3.450 metri).  

Finora, in Italia, non c’erano informazioni sui bacini di accumulo dei ghiacciai ad una quota così alta. Ora, però, grazie alle registrazioni della stazione del Gigante si potrà comprendere meglio l’intensità delle variazioni climatiche in atto, che ad alta quota risultano più chiare ed evidenti. Di conseguenza, si potranno elaborare scenari previsionali più precisi, sulla base dei quali adottare adeguate politiche gestionali e ambientali.

“I dati della stazione del Gigante si stanno rivelando fondamentali anche per campi di ricerca al di fuori della glaciologia – racconta la Diolaiuti -. Siamo infatti già stati contattati dai ricercatori dell’università dell’Insubria che studiano la degradazione delle rocce e del permafrost in alta quota per attivare una collaborazione”.

La missione congiunta Università di Milano – Comitato Ev-K2-Cnr ha permesso di ottimizzare la stazione, prodotta da Lsi Lastem, e renderla operativa al 100 per cento. Ciò è stato possibile grazie anche alla collaborazione delle Funivie Monte Bianco, del Comitato Glaciologico Italiano e della Cabina di regia dei ghiacciai valdostani.

Importante sottolineare che la stazione del Gigante fa parte della rete Share e va ad incrementare la rete di monitoraggio meteo glaciale che stanno realizzando l’Unversità di Milano e il Comitato Ev-K2-Cnr col supporto di numerosi enti. La rete fa capo ad un progetto scientifico volto allo studio degli scambi energetici e di massa dei ghiacciai alpini ed alla qualificazione del loro impatto sul rilascio idrico conseguente alla fusione nivale e glaciale.

Si tratta di un’idea che nasce dalla necessità di monitorare le masse glaciali, considerate senza dubbio i più attendibili indicatori dei cambiamenti climatici in atto. Il progetto è coordinato dal Prof. Claudio Smiraglia, Presidente del Comitato Glaciologico Italiano, e dalla dott.ssa Guglielmina Diolaiuti. Entrambi sono ricercatori del Comitato Ev-K2-Cnr e dell’Università di Milano.

 
Per maggiori informazioni: www.evk2cnr.org 

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button
Close