Turismo

Alto Adige, appello ad alpinisti ed escursionisti: attenti ai reperti archeologici!

Angelika Fleckinger, direttrice del Museo Archeologico dell'Alto Adige, Gottfried Leitgeb, gestore del rifugio Vedrette di Ries e scopritore di reperti archeologici sui ghiacciai, e Catrin Marzoli direttrice dell'Ufficio provinciale Beni archeologici mostrano il cartello che è appeso sui rifgui alpini altoatesini. (Photo courtesy of Museo Archeologico dell’Alto Adige/Ripartizione Musei Provincia di Bolzano)
Angelika Fleckinger, direttrice del Museo Archeologico dell’Alto Adige, Gottfried Leitgeb, gestore del rifugio Vedrette di Ries e scopritore di reperti archeologici sui ghiacciai, e Catrin Marzoli direttrice dell’Ufficio provinciale Beni archeologici mostrano il cartello che è appeso sui rifgui alpini altoatesini. (Photo courtesy of Museo Archeologico dell’Alto Adige/Ripartizione Musei Provincia di Bolzano)

BOLZANO — “Quando si tratta del ritrovamento di reperti nei ghiacciai, l’archeologia si affida all’aiuto di persone che trascorrono il proprio tempo libero in alta montagna, o vi si trovano per motivi professionali. Solo se si da comunicazione dei rinvenimenti è possibile recuperarli correttamente, analizzarli, conservarli e infine renderli accessibili alla collettività nei musei.” Con queste parole l’assessore Florian Mussner ha riassunto l’appello verso alpinisti, escursionisti, guide alpine, gestori e gestrici di rifugi che è stato affisso nelle strutture ricettive situate nelle vicinanze di ghiacciai.

L’appello è stato redatto grazie alla collaborazione tra quattro istituzioni e associazioni: il Museo Archeologico dell’Alto Adige, l’Ufficio Beni archeologici della provincia di Bolzano, il Club Alpino Italiano (Cai) e l’Alpenverein Südtirol (Avs). Esso contiene indicazioni pratiche sul comportamento da tenere qualora ci si imbatta in un reperto, nonché un elenco di indirizzi e numeri di telefono ai quali lo scopritore o la scopritrice dell’oggetto debbono rivolgersi.

“Il rinvenimento di reperti archeologici soggiace all’obbligo di denuncia. Un oggetto sottratto al contesto del ritrovamento perde il proprio valore maggiore, cioè quello di fonte storica del nostro passato.” ha dichiarato Catrin Marzoli, direttrice dell’Ufficio Beni culturali, la quale si è appellata perciò a potenziali scopritori e scopritrici: “Vi preghiamo di contribuire alla conservazione della nostra eredità così significativa dal punto di vista storico.”

L’appello è stato scritto in tre lingue, italiano, tedesco e inglese, ed è stato appeso nei rifugi altoatesini situati nei pressi dei ghiacciai. “I ghiacciai – ha spiegato Angelika Fleckinger, direttrice del Museo Archeologico dell’Alto Adige – hanno conservato reperti archeologici per secoli, a volte anche per millenni. I ritrovamenti testimoniano dell’utilizzo già in tempi antichi dell’alta montagna come territorio di caccia o di pascolo per greggi di animali o documentano vie di comunicazione da lungo tempo dimenticate.”

“Non raramente – ha aggiunto la direttrice Fleckinger – il destino di alcune singole persone, si pensi ad esempio ad Ötzi, la mummia del Similaun, diviene un caso fortunato per la scienza, in grado di aprire una finestra unica su un tempo da lungo tempo trascorso. La campagna avviata dal museo intende sensibilizzare su questo tema, in quanto alpinisti e alpiniste si imbattono normalmente in simili resti.”

Il cartello appeso all’esterno dei rifugi altoatesini situati nei pressi dei ghiacciai.

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