Alpinismo

M. Rosa, corpo riemerge dai ghiacci

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VERBANIA — Brandelli di vestiti, ossa, un fazzoletto ricamato e un moschettone. Sono questi i resti che il Monte Rosa ha restituito nei giorni scorsi, dopo averli custoditi per decenni sopra il ghiacciaio Belvedere, a duemila metri di quota. Ancora nessuna certezza sull’identità dell’uomo, ma gli indizi sembrano portare ad una "leggenda" dell’alpinismo: Ettore Zapparoli.

Il moschettone ritrovato è di stampo ovale, una tipologia utilizzata dal dopoguerra fino agli anni Sessanta. Le ricerche, quindi, sono circoscritte agli alpinisti dispersi sul Monte Rosa tra il 1940 e il 1960 e di cui non furono ritrovate le spoglie.
 
Le possibili ipotesi sono quattro: Ettore Zapparoli, che scomparve nell’estate del 1951; due guide alpine, Angelo Vanelli e Sergio Burgener, che morirono nel 1957 sulla cima Dufour; Gildo Burger, abitante di Macugnaga, che scopmparve nel 1958.
 
Tra i resti della misteriosa vittima riemersa dal ghiacciaio, però, ci sono i brandelli di un maglione verde: questo escluderebbe le due guide alpine, vestite con la tradizionale divisa rossa.
 
Qualcuno pensa che il fazzoletto ricamato, invece, potrebbe favorire la pista di Ettore Zapparoli: musicista e scrittore, fu un idealista e un romantico.
 
Grande appassionato di montagna, Zapparoli sembrava incarnare l’ideale dell’alpinista solitario. Spesso frequentava i ripidi pendii del Rosa, dove aprì linee importanti sul versante orientale del massiccio, tra cui due vie per la Nordend: "la cresta del poeta" e il "canalone della solitudine". Le sue avventure sono ricordate in due romanzi autobiografici, «Blu Nord» e «Il silenzio ha le mani aperte».
 
L’ultima persona che lo vide il 18 agosto 1951, giorno in cui scomparve, fu il custode del rifugio Zambioni-Zappa, Saverio Lagger. Zapparoli, prima di partire per l’escursione sul ghiacciaio verso Punta Zumstein, disse «Vado a morire sul mio Rosa», una frase tristemente profetica.
 
Gli uomini del soccorso alpino di Macugnaga, che hanno scoperto i resti, e i carabinieri locali non hanno trovato altri indizi per il riconoscimento del cadavere. Si attendono ora i risultati dell’esame del Dna che confronteranno lo scheletro rinvenuto e alcuni parenti di Zapparoli, che attualmente abitano nella porvincia di Pavia.
 
 
Candida Cereda

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