Scienza e tecnologia

Nuova stazione sull’Adamello

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TRENTO — Anche i ghiacciai dell’Adamello sono ora sotto attento monitoraggio micrometeorologico automatico grazie al Progetto "CARIPANDA" (Progetto finanziato dalla Fondazione Cariplo attraverso il bando 2006 e mirato alla quantificazione della risorsa idrica e glaciale del settore lombardo del Parco dell’Adamello) al quale partecipano l’Università degli studi di Milano, il Politecnico di Milano, l’Università di Brescia, Arpa Lombardia e il Parco naturale dell’Adamello.

Nell’ambito di questo progetto, l’Università di Milano (Gruppo di ricerca glaciologia, Dipartimento di scienze della Terra "A. Desio" ) sta studiando le variazioni di massa ed il conseguente rilascio idrico di un ghiacciaio coperto di detrito (debris covered glacier o ghiacciaio "nero" nella terminologhia glaciologica), il ghiacciaio del Venerocolo ubicato sotto la parete Nord dell’Adamello, le cui acque di fusione confluiscono negli invasi utilizzati per la produzione di energia idroelettrica.
 
Su questo ghiacciaio, oltre a misurare le perdite di massa per fusione (pari a circa 4 centimetri di spessore al giorno nel mese di luglio), il Gruppo glaciologia ha installato a quota 2700 metri una stazione meteorologica automatica (prodotta da Lsi Lastem) per misurare i principali parametri (temperatura, pressione, umidità, precipitazioni, direzione ed intensità del vento e radiazione) alla superficie del ghiacciaio.
 
L’installazione della stazione è avvenuta il 27 luglio scorso ad opera di un team di ricercatori dell’Università di Milano e del Politecnico di Milano con la collaborazione del Comitato Ev-K2-CNR che ha una grande esperienza in questo settore vista la gestione delle stazioni meteo di alta ed altissima quota in Nepal e Karakorum.
 
L’installazione è stata possibile anche grazie all’appoggio logistico di Enel. Lo studio delle condizioni micrometeorologiche superficiali di un ghiacciaio è un campo di grandissimo interesse in quanto un tempo queste venivano solo simulate sulla base di dati acquisiti a valle e riportati alle quote dei ghiacciai attraverso gradienti verticali.
 
Di recente l’uso delle stazioni meteorologiche automatiche su ghiaccio ha permesso di evidenziare condizioni peculiari  e di acquisire dati fondamentali per la modellizzazione degli scambi energetici alla superficie del ghiacciaio e delle variazioni di massa glaciali.
 
Con l’uso di queste stazioni è così possibile conoscere le quantità di energia disponibili e quelle assorbite dal ghiacciaio, che purtroppo ne determinano per la  maggior parte le perditee quantificare anche gli altri  agenti che promuovono l’ablazione glaciale come l’effetto della  pioggia,  il persistere di alte temperature, etc.
 
La stazione è analoga a quella installata dagli stessi ricercatori nel 2005 sul ghiacciaio dei Forni, gruppo Ortles-Cevedale, dove la prima stazione meterologica automatica permanente su ghiacciaio è tuttora attiva.
 
Questa esperienza  è stata fondamentale per la  programmazione del nuovo progetto, come l’espertise dei ricercatori della Facoltà di scienze della Terra unita al supporto tecnico di  Ev-K2-CNR.
 
Le  informazioni fornite da questa nuova stazione saranno  particolarmente interessanti per capire le condizioni meteo-climatiche di tutti quei ghiacciai che presentano una superficie coperta di detrito. Condizione comune questa negli enormi ghiacciai Himalayani e del Karakorum, ma che si sta presentando sempre più spesso anche nelle nostre Alpi dove si assiste a una diffusa riduzione del nevato nella parte alta dei ghiacciai, e spesso a un aumento delle morene centrali o a un ispessimento di quelle già esistenti. Situazione complementare rispetto alla stazione dei Forni dove si sta  monitorando il comportamento della superficie di ghiaccio vivo.
 
 
Claudio Smiraglia e Guglielmina Adele Diolaiuti
Dipartimento scienze della Terra "Ardito Desio, Università di Milano

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