Cronaca

Schilpario, macabro ritrovamento in grotta

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SCHILPARIO, Bergamo — Era avvolto in un sacco a pelo con il corpo in avanzato stato di decomposizione. Così è stato ritrovato ieri pomeriggio il cadavere di Gennaro Pepe, il 59enne scomparso un mese fa da una residenza assistenziale di Terni.

L’uomo, aveva fatto perdere le tracce di sè il 10 giugno scorso, quando si era allontanato inspiegabilmente dalla clinica umbra. Secondo i medici e gli infermieri, l’uomo si era bene ambientato nella comunità. Era cordiale e simpatico con tutti e le sue condizioni erano anche in miglioramento.
 
La denuncia della scomparsa è stata fatta l’11 giugno e subito sono cominciate le ricerche. Di certo, però, gli inquirenti non si aspettavano che l’uomo fosse arrivato così lontano. Secondo le indagini, Pepe ha preso il treno e ha viaggiato per 500 chilometri raggiungendo la Val di Scalve, dove aveva soggiornato qualche anno fa.
 
E qui si è concluso il suo viaggio. Verso le 10 di ieri mattina un pastore di Ronco, mentre portava al pascolo le sue mucche, è stato attratto da un terribile odore, che l’ha portato al cadavere. Il corpo senza vita si trovava dentro una caverna a 1500 metri di quota in località Moie di Schilpario, non lontano dal sentiero che porta ai laghi del Veneroccolo. Pepe era steso per terra in un sacco a pelo, con a fianco il suo zaino.
 
Secondo la prima ispezione del medico legale, il decesso sarebbe avvenuto per cause naturali e risalirebbe a più di 25 giorni fa. La morte potrebbe essere giunta per disidratazione, anche perchè, a detta dei medici della clinica umbra, negli ultimi tempi l’uomo mangiava poco o niente. Oppure potrebbe essere stata colpa delle rigide temperature.
 
I carabinieri di Vilminore escludono invece l’ipotesi dell’omicidio, dato che nello zaino sono stati ritrovati soldi e tutti gli oggetti personali del Pepe.
 
Ieri pomeriggio il soccorso alpino ha trasportato a piedi la salma fino al torrente del Vò. Da qui poi, il feretro è stato portato alla camera mortuaria dell’ospedale San Biagio di Clusone.
 
 
 
Valentina d’Angella

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