Scienza e tecnologia

Enorme riserva d’energia sotto l’Himalaya

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DENVER, Usa — Una colossale riserva di energia si nasconderebbe sotto il plateau tibetano: solo un fortissimo terremoto potrebbe liberarla. E’ quanto sostengono i ricercatori dell’Università del Colorado.

La tecnologia GPS ha consentito di individuare il fenomeno che ha determinato l’accumulo energetico: vale a dire il movimento e la collissione tra il subcontinente indiano e l’Asia. Il bagaglio energetico è così vasto a causa della natura delle due placche: sono entrambe continentali e quindi costituite da rocce a bassa densità.
 
Ciò significa che la placca più leggera si è posizionata ad una profondità minore rispetto a quella più pesante (un pò com’è avvenuto per la crosta oceanica che si è immersa sotto la placca continentale). L’attrito tra le due grosse masse terrestri ha provocato la formazione di un enorme quantitativo energetico immagazzinato sotto il Tibet.
 
Non è poi così facile che la potenza collocata sotto lo stato asiatico si sprigioni: servirebbe infatti una scossa compresa tra gli 8,4 e 8,6 della scala Richter, cosa che si verifica soltanto ogni 1000 anni.
 
In realtà nella regione dell’Himalaya centrale ci sono stati catastrofici terremoti negli ultimi 200 anni, ma tali scosse non sono state abbastanza forti per liberare l’energia stoccata nella catena montuosa.
 
Solamente nel Medioevo la Terra ha tremato così forte da devastare l’Himalaya, mentre nel 1100 è stato colpito il Nepal. La stessa regione ha oscillato fortemente nel 1833 arrivando a un’intensità di magnitudo 7,8. Dopo un centinaio di anni la scossa è stata ancora più forte di quella precedente: nel 1934 un sisma di 8,2 della scala Richter ha provocato la morte di 13,000 persone, ma il terremoto non è stato abbastanza violento da liberare l’energia del sottosuolo.
 
Questo non fa altro che avvalorare la tesi di Roger Musson, un sismologo della società geologica britannica. Musson ha precisato che il fatto che si verifichi un grande terremoto, non esclude che in futuro non possa avvenirne uno di portata maggiore.
 
Roger Bilham, capo dei ricercatori e il suo collega Nicole Feldl’s precisano che è essenziale che ogni 1000 anni ci siano dei  mega-terremoti per far defluire il serbatoio magmatico. Anche se non si può stabilire il periodo, Bilham e Feldl’s pensano che ci siano enormi possibilità che si verifichi un gigantesco terremoto sul Tetto del mondo. 
 
"Come sempre, in questi casi occorre vedere l’effettiva corrispondenza tra lo studio scientifico e la rappresentazione giornalistica – commenta Michele Comi, geologo del Comitato Ev-K²-CNR -. Bisogna ricordare che la geologia è una scienza relativamente giovane. Se pensiamo che l’ormai universalmente accettata teoria della tettonica a zolle è stata messa a punto solo negli anni ’60 possiamo ben capire come il mondo delle profondità terrestri e le sue dinamiche sia ancora poco conosciuto".
 
"Nel caso specifico – continua Comi – le cime himalayane sono il risultato di un meccanismo di collisione crostale tuttora attivo, le straordinarie altezze della catena rispecchiano un "meccanismo di spinta" proporzionalmente dimensionato, tale da accumulare quantità di enormi di energia che vengono rilasciate sotto forma di energia sismica quando si arriva a rottura. I terremoti, anche particolarmente distruttivi, sono quindi una costante nelle zone di collisione crostale. Al momento però è ancora impossibile prevederne con certezza magnitudo (energia) ed epicentro (collocazione superficiale)".
 
Valentina Corti
 

 

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