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Alpinismo, Alta quota

Baruntse: niente vetta, gli italiani rientrano

Baruntse
Baruntse

KATHMANDU, Nepal – Una spedizione italiana la settimana scorsa ha tentato di salire in vetta al Baruntse, il picco himalayano di 7.129 metri. Il gruppo è composto di 6 alpinisti di cui due hanno provato la cima pochi giorni fa: sono Davide Chiesa e Massimo Rabito, che hanno dovuto rinunciare per le condizioni della montagna e per lo stato di salute non ottimale.

Del team italiano fanno parte Corrado Perissinotti, Sergio Zigliotto, Enrico Dorantani e Daniela Brazzale, insieme a Massimo Rabito e all’alpinista scrittore Davide Chiesa. Il gruppo di scalatori è partito per il Nepal sabato 9 ottobre 2010 e l’11 è arrivato a Kathmandu. Durante l’acclimatamento, intorno alla metà del mese scorso, hanno salito il Mera Peak , una montagna di 6475 metri.

Quindi si sono spostati ai piedi del Baruntse, dove hanno trovato le altre spedizioni. “Siamo al campo base a 5.300 metri – scriveva Chiesa sul suo blog il 24 ottobre -, abbiamo montato le tende, la temperatura dentro la tenda è di -10 gradi. Stiamo collaborando con una spedizione di francese e di inglesi”.

Erano proprio al campo base quando si è verificato l’incidente che ha causato la morte di Nima Sherpa, uno dei più celebri alpinisti nepalesi. Nei giorni successivi hanno continuato l’acclimatamento, salendo ai campi alti. Infine a metà della settimana scorsa, Chiesa e Rabito, accompagnati dal loro sherpa, hanno tentato la vetta, decidendo però di rinunciare e tornare indietro.

“Max, Pemba ed io siamo scesi dai campi alti – ha comunicato Chiesa tramite satellitare ad amici e parenti in Italia il 30 ottobre scorso -. Vento fortissimo. Neve in cresta non trasformata, delle 25 spedizioni presenti nessuna è salita in vetta. Il Baruntse non vuole nessuno, ed il mio corpo non vuole me. Nonostante il mio lottare, mi ha abbandonato, ho la febbre e non riesco a recuperare. Al campo base fa molto freddo tutto il giorno. Tutti i compagni delle spedizione si sono ammalati, tranne Max e nessuno riesce a recuperare. Il primo di novembre arrivano i portatori e il 2 inizia il rientro”.

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