• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
Alpinismo

Shisha Pangma, la cima e poi la morte

immagine

SHISHA PANGMA, Tibet — La grande gioia per un successo bellissimo e sofferto, all’improvviso viene gelata e distrutta dalla morte di un compagno, un amico. E’ questo il dramma della spedizione portoghese impegnata sullo Shisha Pangma (8.013 metri) che, prima di concludersi in tragedia, ha regalato l’ottavo ottomila a Joao Garcia, il più forte climber nazionale.

"Rosado è qui, Bruno è morto durante la discesa". La notizia è piombata come una bomba nelle tende del campo base avanzato della spedizione portoghese impegnata sullo Shisha, mentre fervevano i preparativi per festeggiare l’ottavo successo di Garcia sui giganti himalayani.
 
Bruno Carvalho aveva raggiunto la cima dell’ottomila tibetano due giorni fa insieme a Garcia, Rui Rosado e Nuro Sherpa. Un successo arrivato a stagione inoltrata, quando tutte le altre spedizioni erano ormai sulla via di ritorno verso casa.
 
Ma  anche un successo pagato a caro prezzo. Di ritorno dalla cima, il gruppetto di alpinisti si è sfaldato e Carvalho, il più lento, è rimasto indietro rispetto agli altri. Passo dopo passo, metro dopo metro, il suo ritardo è arrivato ad essere di circa un’ora dai compagni.
 
Garcia, Rosado e lo Sherpa, raggiunto campo due, iniziano a preoccuparsi per il compagno, non vedendolo arrivare. Non passa molto tempo prima che escano dalle tende per cercarlo. Ma quello che trovano è solo il suo corpo senza vita.
 
Carvahlo era spirato a circa 7.000 metri. Era solo 400 metri sopra le tende di campo 2, dove avrebbe potuto ristorarsi e riposare durante la notte.
 
Nessuno dei compagni, sfiniti dallo sforzo della vetta e dalla notte insonne, aveva la forza di riportarlo al base. Ma non se la sono sentita di lasciare lì l’amico, in balia del gelo e della neve. Nonostante fossero al limite delle energie, gli hanno regalato una candida sepoltura nella neve, marcando il luogo per un eventuale futuro recupero della salma.
 
"Bruno era l’anima della spedizione – ha scritto Aurelio Faria, giornalista della spedizione portoghese -. Qui tutto ce lo ricorda. Quella che poteva essere una storia gloriosa, è finita in tragedia".
Articolo precedenteArticolo successivo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.