Alpinismo

Busca: la roccia merita più dell’alta quota

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COURMAYEUR, Aosta — "Non trovo che l’alpinismo d’alta quota meriti un maggior riconoscimento. Sul piano tecnico, penso che fare una spedizione in Himalaya sia molto più semplice che non aprire delle vie su roccia ad alto livello". Ecco il parere di Alex Busca, celebre alpinista valdostano che con i colleghi della Scuola Militare Alpina dell’esercito italiano ha partecipato alla quinta edizione della Grignetta d’oro.

"Larcher secondo me ha meritato la Grignetta d’Oro – spiega Busca -. Ha una grossa esperienza, ha fatto molte cose e soprattutto ha stabilito una filosofia di scalata che ha un senso e che lui rispetta da anni. Usa gli spit, ma solo per assicurarsi. Tra uno spit e l’altro, poi, esiste solo la sua abilità di scalata, senza nessun aiuto artificiale.
 
Per lunga e faticosa che possa essere, l’attività himalayana è fatta di giorni e giorni di camminata su ghiaioni e ghiacciaio, coronati magari dalla salita in vetta, un po’ più impegnativa e un po’ più rischiosa. Ma alla fine, che si tratti di una via normale o di una via nuova, da vent’anni a questa parte in Himalaya si fanno le stesse cose, con qualche rara eccezione. E di solito il grado di difficoltà non è paragonabile a quello di molte vie in parete.
 
Sono d’accordo sul fatto di non perdersi nei tecnicismi, c’è forse molta gente che lo fa, ma è sulla roccia che ultimamente emergono i veri talenti, che emergono le novità. Forse, se quegli alpinisti che si sono messi in gioco su pareti difficilissime sulle Alpi, in ambienti severi come la Patagonia, che sono arrivati ai massimi livelli su roccia e su misto, si dedicassero di piu all’Himalaya, avrebbero la possibilità di realizzare grandi cose.
 
Finalmente ci sarebbe qualcosa di nuovo, di davvero difficile. Ma vedo che non succede. Magari questi personaggi non hanno voglia di spingersi in alta quota perchè ovviamente le difficoltà sono amplificate. O forse non ne hanno la possibilità. Ma sarebbe davvero una nuova, e bellissima, sfida. 
 
E’ chiaro poi che se parliamo di himalayisti come Silvio Mondinelli o Abele Blanc il discorso è diverso. Il loro alpinismo è fatti di una costanza e di una volontà invidiabili, e con uno stile coerente e di tutto rispetto. Scalano senza ossigeno, inseguono un obiettivo ambizioso. Affrontano ogni anno lunghi viaggi, "tribolano", soffrono, prendono freddo, tornano a casa e poi  ripartono.
 
Ci vuole una gran volontà, una gran testa per farlo. E soprattutto un grande entusiasmo, forse molto di più che non ad aprire delle vie su roccia, perchè in alta quota c’è sicuramente meno divertimento e più sofferenza che in parete, magari vicino a casa. Queste sì, sono cose da premiare".
 
Sara Sottocornola
 
 

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