Omar Di Felice pronto per la Transcontinental Race
Dopo la caduta del 2024 a gara in corso e il grave incidente alla vigilia del via nel 2025, l'ultracyclist romano si rimette in sella per tentare di tagliare il traguardo di una delle sfide di ultracycling unsupported più lunghe e iconiche al mondo.
Per Omar Di Felice è tempo di rimettersi in sella per una nuova avventura. O meglio, per riprendere un discorso interrotto, con il forte auspicio di tagliare finalmente un traguardo che insegue da due anni: quello della Transcontinental Race.
Giunta alla sua dodicesima edizione, la Transcontinental è una delle competizioni di ultracycling unsupported (senza supporto esterno) più iconiche, estreme e partecipate al mondo, con oltre 400 atleti al via. Per Omar rappresenta l’ultimo grande tassello tra le gare di ultracycling su strada – anche se sono previsti alcuni tratti offroad – che manca nel suo palmarès.
Un cerchio da chiudere dopo che la sfortuna si è messa di mezzo nelle ultime due edizioni. Nel 2024 una brutta caduta dopo soli 30 km gli ha procurato un’infrazione al gomito, costringendolo al ritiro dopo circa 2.500 km, mentre nell’estate del 2025 un terribile incidente in discesa dal Passo Gardena, con conseguente frattura delle vertebre cervicali, lo ha obbligato a rinunciare a pochi giorni dal via.
La partenza è fissata per il 19 luglio alle ore 20:00 da Trondheim, in Norvegia, con il mirino puntato su Kalamata, in Grecia.
Il percorso: 5.000 km da Nord a Sud
Il format della Transcontinental Race è unico nel suo genere. Organizzatori e atleti concordano solo il punto di partenza, quello di arrivo, alcuni checkpoint e dei passaggi obbligatori, spesso su impegnativi tratti sterrati o gravel. Per il resto, la rotta è totalmente libera e ogni ciclista deve pianificare la propria traccia in autonomia. La linea ideale di questa edizione si svilupperà su circa 5.000 chilometri e un dislivello positivo non inferiore ai 50.000 metri, costringendo i partecipanti a compiere scelte strategiche cruciali fin dalle prime pedalate.
Tutto inizierà a Trondheim con un primo settore obbligatorio di quasi 200 km. Una volta raggiunto il primo checkpoint a Flåm, gli atleti dovranno affrontare uno dei nodi più complessi della gara: decidere come scendere verso l’Europa continentale. La scelta delle strade e delle tratte dei traghetti sarà interamente a discrezione del singolo e potrà fare un’enorme differenza sulla tabella di marcia, dato che il tempo speso per i trasporti marittimi conta a tutti gli effetti come tempo di gara.
Superata la prima fase scandinava, i corridori punteranno al secondo checkpoint situato sui monti Tatra, al confine tra Polonia e Slovacchia, prima di immettersi nella decisiva traversata della penisola balcanica. Solo allora si potrà intravedere la finish line posta a Kalamata, nel sud della Grecia, dove si incoronerà il vincitore dopo oltre 12 giorni di fatica.
“La motivazione e la determinazione sono al massimo”
Nonostante un avvicinamento alla gara non privo di ostacoli – prima i 7.000 km percorsi quest’inverno tra le Ande e la Patagonia, poi un recente infortunio al ginocchio sinistro che ha rallentato la preparazione finale – l’entusiasmo del ciclista romano è al punto giusto.
“Dato il suo format particolare, ho scelto di avvicinarmi alla Transcontinental relativamente tardi rispetto all’inizio della mia carriera, alla ricerca di un nuovo grande obiettivo – racconta Omar – . Questa sarà per me la cinquantacinquesima gara di ultracycling e, seppur senta di non avere nulla da chiedere, l’impegno che ho profuso negli ultimi anni per cercare di tagliare la sua tanto ambita finish line fa sì che io oggi senta lo stesso entusiasmo e la stessa emozione delle prime competizioni a cui ho partecipato. La caduta del 2024 e, soprattutto, il grave incidente del 2025 hanno reso questa gara ancora più attraente e affascinante: il suo costante sfuggirmi per motivi che non ho potuto controllare completamente ha aumentato la mia motivazione per raggiungere l’obiettivo.”
Riguardo alle condizioni fisiche attuali e alla gestione dell’ultimo intoppo al ginocchio, Di Felice spiega che insieme al coach Vedana ha cercato di sfruttare lo stop allungando il recupero dopo un intenso blocco di lavoro: “Dal punto di vista fisico mi sento abbastanza ristabilito, seppur con qualche dubbio residuale: la parte più importante sarà riacquisire la fiducia nei confronti del mio corpo, visto che dovrò sottoporlo a un intenso stress per oltre 12 giorni di gara.”
Ad attendere Omar sulla linea di partenza ci sarà il gotha dell’ultracycling mondiale, come l’austriaco Christoph Strasser, già vincitore di due edizioni della Transcontinental, e lo svizzero Robin Gemperle, che andrà a caccia di una storica doppietta dopo il trionfo nel 2024. Insieme a loro si daranno battaglia Josh Ibbett, vincitore di una delle prime edizioni della corsa europea, il polacco Pawel Pulawski – già secondo classificato alla Transamerica vinta proprio da Omar Di Felice –, il canadese Henri Do, anch’egli sul podio della Transamerica nel 2023, e infine Martin Moritz, determinato a conquistare il suo primo successo in carriera.
La corsa potrà essere seguita in tempo reale tramite il tracking ufficiale e attraverso i canali social di Omar, che cercherà di condividere aggiornamenti costanti lungo tutta la via per Kalamata.



