Giro d’Italia 2026, la montagna ha già scelto i suoi uomini
Dal Blockhaus a Corno alle Scale, le salite stanno ridisegnando la corsa rosa: Eulálio resiste in maglia rosa, ma Vingegaard in quota sembra avere qualcosa in più.
Il Giro d’Italia 2026 ha già trovato il suo terreno di verità: la montagna. Dopo una prima settimana nervosa e spettacolare, fatta di muri, ventagli e tappe imprevedibili, sono state le grandi salite appenniniche a iniziare davvero a definire la classifica generale. E, come spesso accade, la corsa rosa ha cambiato volto proprio quando le pendenze hanno iniziato a farsi importanti.
La sorpresa più grande resta quella di Afonso Eulálio. Il portoghese della Bahrain Victorious si è preso la maglia rosa quasi in punta di piedi, ma soprattutto è riuscito a difenderla laddove molti si aspettavano un crollo: sulle montagne.
Il cambio di passo
Il primo spartiacque è stato il Blockhaus. Una salita che al Giro ha sempre il sapore della sentenza. Ventisei chilometri di ascesa lunga, irregolare, con gli ultimi tratti capaci di spezzare il ritmo e le gambe. È lì che Jonas Vingegaard ha mostrato per la prima volta la sua superiorità. Il danese ha attaccato con quella progressione asciutta e apparentemente senza sforzo che ormai lo caratterizza, lasciando sul posto quasi tutti gli uomini di classifica. Eulálio ha perso terreno, ma non abbastanza da consegnare la maglia rosa.
Più ancora del distacco, ha colpito il modo in cui Vingegaard ha corso in salita: nessuno scatto violento, nessuna esplosione improvvisa, soltanto un aumento costante del ritmo fino a fare il vuoto.
La tappa del Corno alle Scale ha confermato le sensazioni emerse sul Blockhaus. Anche qui il Giro ha trovato una salita vera, lunga abbastanza da esporre ogni debolezza. La strada che sale verso l’Appennino bolognese non ha le pendenze estreme delle grandi montagne alpine, ma costringe a una fatica continua, senza tregua. Ed è proprio su questo terreno che Vingegaard ha nuovamente fatto la differenza.
Eulálio sempre in maglia rosa
Eulálio, però, continua a sorprendere. Non ha mai dato l’impressione di poter rispondere agli attacchi del danese, ma allo stesso tempo non è mai crollato davvero. È rimasto agganciato al Giro con ostinazione, trasformando ogni salita in una prova di resistenza.
Dietro ai primi due, la corsa resta apertissima. Felix Gall si conferma uno dei migliori scalatori del gruppo, Jai Hindley cresce giorno dopo giorno, mentre gli italiani cercano ancora un riferimento stabile. Christian Scaroni è il migliore in classifica generale tra gli azzurri, mentre Giulio Pellizzari, partito molto bene, ha pagato qualcosa nelle ultime grandi ascese.
Ma la sensazione, guardando queste prime montagne, è che il Giro abbia già individuato il suo uomo più forte. Vingegaard appare superiore quando la corsa supera una certa soglia di fatica. Ogni salita lunga sembra favorirlo, soprattutto quando il gruppo si assottiglia e resta soltanto il confronto diretto tra i leader.
Eppure il Giro, soprattutto quello italiano, raramente segue un copione lineare. Le grandi montagne devono ancora arrivare davvero: Dolomiti, tappe alpine, giornate consecutive oltre i duemila metri. È lì che la corsa cambierà definitivamente dimensione. E sarà lì che capiremo se Afonso Eulálio sta vivendo soltanto una splendida settimana in rosa oppure se può davvero continuare a resistere sulle montagne del Giro d’Italia.












