Alpinismo

K2: è polemica sulla morte degli alpinisti russi

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SKARDU, Pakistan — Non si placano le polemiche sulla vicenda dei quattro alpinisti russi travolti da una valanga sul versante pakistano del K2, il 18 agosto scorso. Le autorità pakistane li hanno dichiarati morti (e quasi certamente lo sono). Ma da più parti si domanda se siano stati fatti tutti gli sforzi necessari per andare in loro soccorso.

Yuri Uteshev, Alexander Foigt, Arkady Kuvakin and Petr Kuznetsov. Sono questi i nomi dei 4 alpinisti dati per spacciati. Vittime di un lastrone di neve che si è staccato dalla calotta sommitale e li ha trascinati di sotto. Fra di loro c’era anche Alexander Foigt, che aveva già raggiunto la cima dell’Everest nel 2001.
 
La spedizione russa, composta da 8 alpinisti in tutto, è rimasta bloccata per molto sui campi alti della montagna, a causa delle forti nevicate. L’agosto sul Baltoro, d’altronde, è stato pessimo. Sono state solo 6 in tutto le spedizioni dirette al K2, e solo quattro gli alpinisti in vetta (Nives Meroi, Romano Benet e due giapponesi).
E così, intorno al 10 agosto, la spedizione russa ha deciso di tentare la salita finale, proprio mentre il Servizio meteorologico pakistano diramava un bollettino urgente che indicava peggioramento in arrivo.
 
Non è chiaro se i russi abbiano ricevuto quel bollettino in tempo. Così come non si capisce perchè non sia stato mandato un elicottero in loro soccorso nel momento in cui si è aperta una finestra di bel tempo.
 
Forse per le autorità pakistane sono state sufficienti le testimonianze di un alpinista irlandese e di un polacco che si trovavano da quelle parti. E che hanno dichiarato i russi morti poco dopo la valanga.
 
Legittimi gli interrogativi di compagni e familiari. I due alpinisti hanno visto le vittime lassù? E soprattutto, perchè i 4 russi sono stati dati per morti senza che i corpi siano stati ritrovati?
 
Interrogativi per ora senza risposta. Certo è che l’elicottero promesso dalla ATP (un’agenzia pakistana che organizza spedizioni per budget limitati) non è mai partito.
 
"Ieri sono arrivati a Skardu i quattro alpinisti russi sopravvissuti al K2 – racconta il direttore tecnico di Karakorum Trust, Maurizio Gallo che si trova in Pakistan -. Li ho incontrati ieri sera a cena. Come è loro tradizione, dopo nove giorni abbiamo celebrato insieme la morte dei
compagni. Ma senza alcool: solo acqua".
 
"Il capospedizione – continua Gallo – era molto scosso e ancora in lacrime. Gli altri più giovani mi sono sembrati già con la testa e i pensieri da un’altra parte. Certo che gli alpinisti sono strani: in altri ambienti una situazione del genere sarebbe stata vissuta in maniera molto diversa".

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