Arrampicata

Seb Bouin completa “Change” e tira le somme sull’estate a Flatanger

Non c’erano dubbi che Seb Bouin avrebbe lasciato Flatanger soltanto dopo aver portato a termine anche l’ultima impresa nella to do list dell’estate 2022: la salita integrale di Change, 9b+ liberato da Adam Ondra nel 2012 (primo 9b+ al mondo) e ripetuto da Stefano Ghisolfi nel 2020. Quella di Bouin è dunque la terza salita assoluta del capolavoro della grotta di Hanshelleren.

La prima parte (P1) – un tiro gradato 9a+ che raggiunge una catena da cui si può proseguire su un secondo tiro (P2) che porta il grado a lievitare al 9b+ – , era stata affrontata con successo da Seb a metà luglio, prima di dedicarsi al progetto di Nordic Marathon, via di 130 metri che attraversa dalla base al tetto la grotta di Hanshelleren, unendo le vie Nordic Plumber (8c), Thor’s Hammer II (9a+) con aggiunta di un’ultima sezione di 50 metri neo chiodata.

Prima parte

“Change mi ha sempre spaventato – aveva raccontato al termine di questo primo step – . Vedere Adam urlare e torcere schiena e spalle nel primo tiro è stato impressionante. Ho sempre pensato che non fosse una via adatta a me, troppo ‘boulder’ nella parte iniziale”. Il secondo tiro gli era invece parso più nelle sue corde, “ma mi sbagliavo”. 

Grazie a un beta suggerito da Alex Rohr è riuscito ad affrontare il P1, utilizzando, a differenza di Adam, le ginocchiere. Per superare il passaggio chiave sono stati necessari 4 tentativi, per un totale di 8 tentativi sull’intero tiro. In tale occasione ha anche provato ad affrontare anche il secondo tiro, rendendosi conto di necessitare di un po’ di tempo e impegno per trovare il giusto beta.

In merito alla difficoltà del P1, Bouin ha tenuto a sottolineare che la salita di Ondra, realizzata senza ginocchiere, debba essere necessariamente risultata più dura. In termini di gradi, “secondo la mia personale opinione, potrebbe risultare un 9a+/b senza, e un 9a+ con ginocchiere. Un particolare che “non credo possa cambiare il grado complessivo della via (9b+)”. 

Seconda parte

Agli inizi di agosto Seb è tornato su Change, pronto a testare il potenziale beta per superare il P2, “un 9a duro”. Un tentativo carico di pensieri, con il timore di una caduta in particolare sul terzo passaggio chiave, in caso di partenza da terra. “Inizierò presto a provarlo da terra – annunciava il 3 agosto – . La fine del mio viaggio si avvicina e il mio corpo inizia a sentirsi distrutto da questa grotta. vediamo se avrò abbastanza tempo ed energie per completare l’intera via”.

Gran finale

Energia e tempo (4 giorni residui) si sono rivelati sufficienti. Il primo giorno “le condizioni erano terribili” a causa di una forte umidità. “Ho deciso di non salire e aspettare all’indomani”. Il secondo giorno la parete risultava ancora parecchio umida. Le prese cruciali erano abbastanza asciutte ma nel complesso la situazione non era delle migliori. Seb ha in ogni caso deciso di tentare, pensando al tempo che stava ormai per scadere. Superato il primo passaggio chiave, sul secondo è arrivata la caduta. Altra giornata da accantonare.

Il terzo giorno, il 5 agosto, “mi sentivo ancora molto stanco per il tentativo del giorno precedente, e non avevo dormito bene nel corso della notte. Non avevo messo in conto di arrampicare, avrei preferito aspettare di sentirmi pronto. Sono andato alla grotta per fare un check delle condizioni e fare sicura alla mia ragazza sulla via che stava salendo. Le condizioni mi sono apparse eccezionali“.

E cosa fare dunque se non tentare il tutto per tutto? “Ho deciso di provare la via. E mi sono trovato letteralmente a scorrere tra le prese, grazie alle perfette condizioni. Totalmente diverse dal giorno precedente. Sono contento di dire che non ho fatto errori e ho percepito di potercela fare fino alla fine. E l’ho fatto! Solitamente non sono un tipo da ‘ultimo giorno, ultimo tentativo’ ma stavolta è stato così.”

La via è stata salita con le ginocchiere, come nel caso di Stefano Ghisolfi.

Riflessioni su una intensa estate a Flatanger

Tornato a casa, Bouin ha voluto dedicare un po’ di tempo a tirare le somme di questa estate di intensa attività a Flatanger.

Iron Curtain, Nordic Marathon, Change…che viaggio spettacolare! E non è solo questione di salite. Si tratta di tutto un processo in cui gioia, felicità, emulazione, motivazione, rapporti, stile di vita, scoperta e incontri giocano un ruolo importante. Avere la sensazione che la vita sia semplice mi regala pace. E se mi sento in pace, non percepisco più la pressione e lo stress dei miei obiettivi. Surfare sull’onda giusta è cosa rara. L’ho imparato nel tempo. Cadere dall’onda è facile. E diventa più difficile ricostruire quel circolo positivo che ti porta un po’ di pace, semplicità, follia, fortuna, e audacia di cui hai bisogno peer farcela. è rato che tutto arrivi perfettamente insieme e mi ritrovi a surfare su quell’onda. Il confine tra successo e fallimento è spesso labile. E i più piccoli errori possono portarti a cadere. In questo viaggio tutto si è rivelato in perfetta armonia per garantirmi il successo. La mia forma fisica, i progetti perfetti (non troppo duri, semplicemente al giusto limite), i migliori partner, condizioni e la fortuna. Mi sento davvero grato per questi meravigliosi momenti. Un viaggio così non capita spesso nella vita di un climber.” 
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