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Into the wild. Gli scienziati: solo poche ore e la storia avrebbe avuto un finale diverso

La tragica vicenda di Christopher McCandless, morto nell’agosto del 1992 nel corso di un avventuroso viaggio in solitaria in Alaska, è stata fonte di ispirazione per scrittori e registi, diventando protagonista di un romanzo best-seller, “Nelle terre estreme” di Jon Krakauer, e di un film che non ci si stanca mai di riguardare, “Into the Wild” di Sean Penn. Meno noto è che abbia anche catturato l’attenzione del mondo universitario. Di recente sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Frontiers in Earth Science i risultati di uno studio condotto dall’Università dell’Oregon. Il titolo del paper è “Stuck in the Wild – The Hydrology of the Teklanika River (Alaska) in the Summer of 1992” (Bloccato nella natura selvaggia – Idrologia del fiume Teklanika (Alaska) nell’estate del 1992).

Si evince chiaramente che il tema dello studio sia il fiume Teklanika, il corso d’acqua attraversato da Christopher per raggiungere il Magic Bus nella primavera del 1992 (il 28 aprile), che si rivelò impossibile da riattraversare sulla via del ritorno (il 5 luglio) in quanto particolarmente ingrossato. Lo sventurato escursionista morì il 18 agosto, nel Magic Bus, a 14 km circa dal Teklanika. Il fiume ha mietuto nell’ultimo decennio diverse vittime, e numerosi sono stati gli interventi realizzati in soccorso di escursionisti incamminatisi sulle tracce di “Alexander Supertramp”, travolti dalle acque. Per evitare il ripetersi di simili situazioni, le autorità hanno ritenuto opportuno nel 2020 spostare il Magic Bus.

Nel dettaglio, alla base dello studio vi è una domanda: “Se Christopher avesse riprovato ad attraversare il fiume un giorno prima o un giorno dopo, le cose sarebbero finite diversamente?”. La risposta degli esperti è “probabilmente sì”.

Una tempistica sfortunata

“McCandless è stato sfortunato a livello di tempistica“, afferma l’idrologo David Hill, autore principale dello studio, spiegando che nel giorno preciso in cui lo sventurato Christopher tentò l’attraversamento del fiume, il 5 luglio 1992, si verificò un rapido ma ingente aumento della portata del corso d’acqua, a causa delle piogge. “Se avesse tentato un po’ più tardi nella medesima giornata, le condizioni avrebbero potuto rivelarsi più favorevoli e forse il finale sarebbe stato differente.”

Quanta acqua scorra nel letto di un fiume in un determinato istante è il prodotto di una combinazione di molteplici fattori, tra cui le precipitazioni, la fusione della neve, l’evaporazione, l’infiltrazione di acqua nel suolo. “Questi e altri molteplici processi complessi determinano i luoghi in cui si dirigerà l’acqua, quanta acqua si dirigerà in un certo punto e quando – chiarisce Hill, aggiungendo che – . I due principali fattori che guidano il flusso sono i pattern di precipitazione e temperatura.”

Nello studio si è tentato di ricostruire, mediante utilizzo di un insieme di modelli già ampiamente testati per località posizionate ad alta latitudine e caratterizzate da presenza di ghiaccio e neve (compresa l’Alaska), il “comportamento” del Teklanika – ovvero il variare della sua portata – nel corso dell’anno, e in particolare le condizioni cui si trovò di fronte McCandless in quel maledetto 5 luglio. Modelli che, senza entrare nel dettaglio, necessitano come “ingredienti” di dati relativi a meteo e topografia.

Cosa dicono i modelli

Il 1992 è stato nell’area del bacino del Teklanika, decisamente piovoso, con circa il 20% di precipitazioni in più rispetto alla media. Dato importante ma che non può certo bastare a comprendere come abbia reagito il fiume in 365 giorni. Oltre alla tanta pioggia (torneremo a breve sul quando e come), la primavera del 1992 risulta essere stata caratterizzata da una fusione tardiva delle nevi (la temperatura media giornaliera ha iniziato a salire oltre lo zero con un mese di ritardo), con un picco tra metà e fine maggio. Prima dell’avvio della fusione il fiume ha potuto mantenere una portata relativamente bassa, per questo Christopher non ha incontrato grandi difficoltà nell’attraversarlo a fine aprile. Una volta iniziata, la fusione della neve è però avvenuta in fretta all’inizio dell’estate, andando ad alimentare il fiume.

Ed è proprio nella stagione estiva che le precipitazioni si sono intensificate. Il susseguirsi di periodi di forti piogge, che sono andate a sommarsi come fattore alla fusione della neve, ha portato a una fluttuazione della portata del fiume con rapidi e frequenti incrementi del deflusso. Uno dei giorni in cui si è verificata tale condizione è stato sfortunatamente il 5 luglio.

Cercando di aiutarci con i numeri a comprendere la condizione del fiume che si è trovato davanti agli occhi il povero McCandless, la stima della portata media del fiume nel 1992 ammonta a 16 metri cubi al secondo. per il 3 e 7 luglio le simulazioni conducono a un dato pari rispettivamente a 15 e 50 metri cubi al secondo. Nel mezzo troviamo il 5 luglio, con 110 metri cubi al secondo. Se solo avesse ritentato all’indomani (o se avesse tentato il giorno prima), forse Christopher sarebbe tornato sulla sponda opposta, e chissà quale sarebbe stato il finale della storia.

Il commento di Krakauer

Tra i lettori che hanno espresso apprezzamento per il paper compare Jon Krakauer che, come riportato dall’Università dell’Oregon, ha dichiarato: “L’articolo di David e Christina è affascinante per me per ragioni profondamente personali. Nei tre decenni trascorsi da quando Chris McCandless è morto in Alaska, sono stato ansioso di apprendere il più possibile sulla sua esperienza, dal momento in cui si è ‘camminato nella natura’ nell’aprile 1992 fino alla sua morte all’interno dell’autobus 142, circa quattro mesi dopo. Questo articolo fa un po’ più di luce su un evento chiave avvenuto in quel periodo: il suo tentativo di tornare alla civiltà a metà della sua avventura in Alaska”.

“Sebbene l’articolo non possa determinare con certezza se McCandless sarebbe stato in grado di portarsi in salvo dalla natura selvaggia, qualora avesse tentato di attraversare nuovamente il fiume Teklanika una seconda volta, esso solleva domande toccanti che meritano di essere prese in considerazione – ha aggiunto Krakauer . Forse ancora più importante, il documento trasmette informazioni preziose sulla dinamica dei fiumi dell’Alaska, il cui guado mi ha sempre colpito come uno degli aspetti più pericolosi dei viaggi nelle zone remote dell’Alaska”. Un paper scientifico che “potrebbe aiutare altri avventurieri a evitare le calamità in futuro“.

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9 Commenti

  1. Scusate, ma per me questo ragazzo “avventuroso” ammirato e lodato, è un esempio lampante della stupidità ignorante di una persona irresponsabile frustrata, con poca umiltà e totalmente incapace di affrontare la vita: un emblema della nostra società decadente. di gente che fugge da tutto urlando sempre “libertà”.

    Ogni tanto devo anche io sfogare il mio malessere sociale, perdonatemi, ma per me non è assolutamente un mito…. è morto in una carcassa di un automezzo abbandonato nel mondo “selvaggio” ?!?!?!?

        1. Caro Paolo , sai quale è il problema…….che non ci arrivi proprio . Ti consiglio per la prossima visionel’ultima edizione di Guerre Stellari…….

          1. La morte nell’automezzo avventuroso, giunto lì per strade, in territorio selvaggio…. grande !!!
            Mi informerò meglio, grazie della difesa realistica di un ragazzo danaroso e di buona famiglia.
            Auguri ancora !

  2. @Paolo
    Se lei ha un malessere sociale cerchi un buon psicologo e smetta di insultare un essere umano che ha pagato con la vita le proprie scelte, personalmente questo ragazzo non lo considero un eroe o un avventuriero e non ne faccio un eroe, ma umanamente lo compatisco (giudizio con indulgenza), l’empatia (capacità di porsi nella situazione di un’altra persona o, più esattamente, di comprendere immediatamente i processi psichici dell’altro) non è il vostro forte, ci lavori sopra e probabilmente il fegato si porterà meglio.
    Cordialmente

    1. Due cose.
      Condivido pienamente ciò che dice, forse sono troppo schietto e non vengo capito.
      Ma non credo in nulla degli psicologi, credo solo nei neurologi.
      Non accetto che questo ragazzo ricco venga idolatrato ed assunto come esempio.
      Certo che a me dispiace che sia morto così giovane, ma non è un eroe ed è morto malamente (da sciocco) in un ambiente dove era arrivata la civiltà.
      Non mi piace che molta gente resti affascinata da un comportamento così.
      Con rispetto.

      1. “Ma non credo in nulla degli psicologi, credo solo nei neurologi.”
        Siamo rimasti al dualismo mente-corpo
        Potrebbe iniziare a leggere qualcosa di Damasio o altri neuroscienziati
        Siamo nel 2022!

        1. Penso che una laurea in medicina sia molto diversa da una in psicologia, la prima si muove in campi molto verificabili, la seconda è più fantasiosa e molto più “politica”.
          Comunque grazie, magari leggerò, ma forse il mio problema risiede nella mia vita fin da bambino con il cervello da dr. ing. e quindi nel privilegiare la razionalità sperimentale, più che la fantasia delle ipotesi.
          Aggiungo che per me la psicanalisi è una bella serie di fiabe divertenti 🙂
          Negli anni ho notato che la psicologia è nostrana più che degli altri paesi, mi sembra che spesso loro abbiano altre visioni della mente, molto più sofisticate e da migliaia di anni.
          A ognuno la sua verità, ma morire vicino ad un automezzo su una strada non ha proprio nulla a che fare con una avventura “selvaggia”.

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