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Monte Bianco, manca l’acqua e il Gonella chiude. Il gestore: “La montagna e il rifugio sono impraticabili, non venite quassù”

La rassegnazione è lo stato d’animo che più traspare dalle parole di Davide Gonella, gestore del rifugio intitolato a Francesco Gonella lungo la via normale italiana del Monte Bianco, che poche ore fa ha annunciato la chiusura della struttura a causa della siccità. Davide non è parente dell’alpinista torinese a cui è stato intitolato il rifugio ma lassù, ai 3071 metri al cospetto del ghiacciaio del Dôme, ha trascorso quasi 20 estati dal lontano 2001 quando ne diventò il gestore. E una situazione del genere non gli era mai capitata.

L’ultimo rifornimento

Ho annunciato che domenica 17 luglio chiudiamo – attacca Gonella – perché il nevaio da cui captiamo l’acqua sanitaria del rifugio è ormai sciolto quasi del tutto e non ci consente di alimentare la cucina e i bagni“.

Quando lo chiamiamo al telefono ha appena concluso l’ultimo rifornimento in elicottero dell’estate, per portare su l’acqua potabile in bottiglia e le scorte alimentari necessarie prima di tornare definitivamente a valle. “Con questo caldo – prosegue Gonella – i clienti hanno molta sete, ma possiamo servire esclusivamente bottiglie di plastica. Pensare che avevamo già diverse prenotazioni anche per le prossime settimane, che ora dobbiamo disdire. Ma la mancanza di acqua procede di pari passo con lo scioglimento della neve sul ghiacciaio che ha reso quasi impraticabili le salite della zona, in particolare la via normale al Bianco dove la neve invernale è praticamente sciolta del tutto lasciando pericolose placche di ghiaccio vivo in superficie. Con queste condizioni non ci prendiamo la responsabilità di mandare gli alpinisti incontro a pericoli eccessivi”.

«La montagna e il rifugio sono impraticabili»

Una situazione che al Gonella si era già presentata nel 2017 quando Davide era stato costretto a chiudere i battenti al 31 luglio. Ma quest’anno siamo in anticipo di quasi 15 giorni.

“In realtà negli ultimi anni non siamo mai riusciti a raggiungere la canonica scadenza della stagione, fissata al 15 settembre. È un peccato perché le richieste da parte di alpinisti e guide alpine per la via normale italiana al Bianco sono in aumento. Ma la carenza di acqua del rifugio va di pari passo con la praticabilità del ghiacciaio. Il nostro è un rifugio ancora frequentato da una clientela ristretta e selezionata perché i percorsi che partono da qui sono meno accessibili delle altre vie al Bianco. Questo ci consente di intrattenere un rapporto più personale con i clienti, basato molto sullo scambio e sull’interazione, ed è il motivo per cui sconsigliamo a chiunque di salire quassù dalla settimana prossima: la montagna e il rifugio sono impraticabili.

Difficile trovare una soluzione

Alle parole di Gonella fa eco Marco Battain, presidente del CAI Torino proprietario della struttura. “Il problema del Gonella in questo momento è il più eclatante perché colpisce un luogo molto simbolico delle montagne, ma riguarda tutti i rifugi di proprietà della nostra sezione, anzi tutti i rifugi delle Alpi. Anche le nostre strutture situate a quote più basse sono nella stessa situazione. Parlo di rifugi turistici a tutti gli effetti, che si raggiungono in automobile e che hanno fatturati importanti. Il CAI Centrale ha recentemente stanziato una cifra significativa per tamponare l’emergenza, ma il lavoro che dobbiamo fare è di lunga prospettiva. In questi giorni ci riuniremo con la commissione per pianificare le prossime mosse“.

Anche i toni di Battain sono all’insegna della rassegnazione, soprattutto in relazione alla realtà del rifugio Gonella. “I lavori di ristrutturazione del Gonella, dal 2007 al 2011, hanno richiesto un investimento notevole ma hanno anche dato buoni frutti rendendo più accessibile una via importante e bella come la normale italiana al Bianco. Quello dell’acqua è un problema che esiste, ma difficile da risolvere perché procede di pari passo con le condizioni del ghiacciaio: non ha senso affrontare grandi spese per creare nuove vasche di accumulo e nuove captazioni se poi gli alpinisti non ci vanno perché da lì non si sale più sul Bianco“.

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