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La scelta degli attacchi: non semplici accessori

Quando dobbiamo scegliere uno scarpone, in genere, proviamo diversi modelli, assicurandoci che sia perfetto per il nostro piede. Quando acquistiamo uno sci facciamo attenzione a tutte le specifiche – lunghezza, sciancratura, peso – a seconda di quale uso vogliamo farne. I più bistrattati sembrano essere gli attacchi, che in molti casi paiono essere un “allegato” dello sci a cui non tutti prestano la dovuta attenzione. Non sono semplici accessori, ma elementi molto importanti dell’accoppiata scarponi-sci: se abbiamo scelto bene, l’attacco può trasferire la validità dello sci allo scarpone, e viceversa. Se invece l’attacco non è efficace, ciò va a discapito della performance della sciata e della sicurezza dello sciatore. Ne abbiamo parlato con Giuliano Bordoni, guida alpina-freerider.

Di sicurezza, sospesi e ibridi: ecco quali sono le tipologie di attacchi

Sul mercato dello sci abbiamo tre tipologie di attacchi: quelli di sicurezza, quelli sospesi e quelli ibridi.

Attacchi di sicurezza

Gli attacchi di sicurezza sono quelli che siamo abituati a vedere nello sci alpino, quindi da discesa, ambito in cui la suola dello scarpone è tutta in plastica, non in gomma – Vibram o altro. Negli scarponi da discesa le basi sono standardizzate e le quote sono le medesime perché convenzionate con tutte le case produttrici di scarponi. In caso di caduta, lo sgancio laterale si verifica sul puntale; il tallone è vincolato allo sci per mezzo di un precarico della talloniera. Tramite una vite si possono regolare le durezze delle molle, sia sul puntale che sulla talloniera, e per stabilire il tiraggio, espresso in DIN, esistono delle schede che vengono fornite ai negozianti e ai noleggi. Inserendo nel software peso e altezza dello sciatore viene fornito un valore standard. Gli attacchi di sicurezza sono quelli che offrono le maggiori garanzie di sgancio in caso di caduta e che hanno prestazioni migliori in termini di sciata.

Attacchi sospesi

Ci sono poi gli attacchi sospesi, in cui, come dice la parola stessa, lo scarpone rimane sospeso sullo sci tramite due “forche”. Non è il tallone ad essere ancorato allo sci – quindi niente precarico della talloniera che lo spinge sull’asta – bensì il puntale. Viene anche comunemente chiamato attacco pin o attacchino. La grandiosità dell’attacco sospeso è la facilità di cambio di assetto, quindi da un setup da discesa possiamo passare a una modalità di walking, di camminata in salita, apposta per lo sci alpinismo. Questo è possibile grazie all’accoppiata di pin che ci sono sull’attacco e alle boccole che vengono inserite nello stampo in fusione dello scarpone. È nato negli anni 80 grazie all’ingegnere austriaco Fritz Barthel, che aveva avuto questa visione di una tipologia di attacco per la salita molto più leggero e compatto di quello che c’era in commercio allora.

I vantaggi dell’attacco sospeso sono leggerezza e compattezza, mentre lo svantaggio è una bassa efficacia in termini di prestazioni per la discesa. Questo avviene perché, per poter avere lo sgancio dello sci in caso di caduta, avendo il puntale vincolato con le boccole è il tallone che deve avere la possibilità di ruotare – e quindi eventualmente di uscire dalla sede dello sci. Tutte le energie espresse dallo scarpone, quindi, vengono ricevute dal puntale e non dalla talloniera. Una facile prova che si può fare per capire il funzionamento consiste nel mettere lo scarpone nella sede dell’attacco con lo sci tenuto su un banco e provare sia a muovere lateralmente il tallone, quindi simulando una curva in cristiania, sia a muovere sull’asse verticale lo scarpone, quindi simulando una curva in conduzione. Si vedono i giochi che ci sono all’interno dell’accoppiata sci-attacco-scarpone: tutte le energie vengono dissipate sulla talloniera e tutta la manovrabilità dello sci è concentrata sul puntale, unico gruppo solido tra sci e scarpone.

Qualche anno fa è stato liberato il brevetto dell’ingegnere austriaco, tutti potevano provare a produrre attacchi di quel tipo, ma nessuno aveva tutte le specifiche tecniche per poter fare il prodotto ottimale come l’originale. Ogni azienda è riuscita a metterci il suo, chi lavorando meglio sui materiali, chi sull’aspetto estetico, ma il principio di funzionamento è il medesimo da sempre. Qualcuno è riuscito a fare meglio l’accoppiata tra talloniera e ski-stopper, qualcuno ha integrato una slitta all’interno della talloniera riuscendo a darle più elasticità, cosa che permette allo sci di deformarsi rispettando la distanza tra puntale e talloniera e quindi mantenendo inalterate le qualità di sgancio, indipendentemente dal fatto che lo sci sia in posizione neutrale o compressa. Solo un paio di aziende sono riuscite a fare qualcosa di diverso, cambiando il funzionamento di base.

Attacchi ibridi

Gli attacchi ibridi, poi, sono una via di mezzo: hanno un puntale con le boccole anteriori e un sistema di aggancio sul tallone simile all’attacco da discesa, quindi con una molla in precarico. Si sono presi la componentistica e i pro dell’attacchino tradizionale combinandoli con quelli di un tallone che rimane maggiormente vincolato allo sci e quindi risulta più performante in discesa. Rimane, però, la necessità di avere uno sgancio dello sci in caso di caduta, e per ottenere questo le aziende hanno adottato costruzioni differenti una dall’altra.

Ski-stopper: sì o no?

Assolutamente sì agli ski-stopper: a partire da questa stagione sono obbligatori anche da regolamento ISMF, ovvero nella Coppa del Mondo di sci alpinismo. Si tratta di un discorso di sicurezza: in caso di caduta fa sì che lo sci non “scappi”, cosa che da un lato permette a chi lo ha perso di non dover scendere con uno sci solo o senza, dall’altro evita a qualcun altro di avere una collisione. Dal punto di vista normativo, nel momento in cui frequentiamo delle aree sciabili, abbiamo l’obbligo o di avere un attacco con lo ski-stopper o di avere i laccioli attaccati allo scarpone. Questi ultimi, però, rischiano di essere pericolosi per chi li utilizza, perché cadere avendo gli sci vincolati potrebbe provocarci dei danni, quando tornano indietro per effetto fionda. Bisogna sempre ricordare che gli sci sono provvisti di lamine e potrebbero provocare tagli anche profondi – se viene interessata un’arteria, l’epilogo potrebbe non essere dei migliori. Anche a livello di Collegio delle Guide Alpine il lacciolo viene sconsigliato, benché consentito dalla normativa. In fase di acquisto dobbiamo comunque verificare l’efficacia dello ski-stopper, basta appoggiare lo sci a terra e vedere se le molle interne sono abbastanza forti da tener sollevato lo sci.

A cosa è importante fare attenzione

Indipendentemente da marca e modello che vogliamo andare ad acquistare, dobbiamo tener presente che uno sci largo (idealmente dai 95mm in su) mal si accoppia con l’attacchino. Già tra i 90 e i 95mm si è un po’ al limite. Un simile setup fa fatica a sposarsi anche con uno scarpone a due ganci, perché i bracci di leva e la particolare costruzione dello scarpone rendono difficile l’“accordo” tra queste due componenti. Sci largo con attacchino sospeso con base d’appoggio molto stretta e scarpone a due ganci comportano un’efficacia della sciata limitatissima e la possibilità di rottura dello scarpone altissima, soprattutto sul laterale. Con una simile attrezzatura vi è anche il rischio di strappare lattacco, oltre a essere complicato fare i traversi in salita.

Attenzione anche a verificare che lo scarpone sia compatibile con lo ski-stopper: tante accoppiate non funzionano bene perché non ci sono parametri standardizzati nella costruzione degli scarponi, ogni azienda ha le sue quote di gomma e il suo disegno di battistrada, quindi ci sono alcuni ski-stopper che vengono inglobati all’interno della suola e questo inglobamento crea degli attriti e azzera la possibilità della rotazione del tallone: in un attacco sospeso significa impedire lo sgancio dello sci, anche in caso di caduta.

Quando decidiamo di utilizzare un attacco sospeso dobbiamo tenere in considerazione che se andiamo a chiudere la leva del puntale in discesa vanifichiamo qualsiasi possibilità di sgancio dello sci: è come se avessimo una porta antipanico e andassimo a chiuderla a chiave. Al di là del rischio di caduta, bisogna ricordare che se lo sci è vincolato lo è anche in caso di valanga. Questo ci porta ad avere una superficie di appoggio maggiore: se da un lato potrebbe eventualmente permettere di galleggiare di più, dall’altro se la massa nevosa ti cade sopra i piedi, ti tira dentro. C’è chi addirittura consiglia di non infilare i laccioli dei bastoni, ma se poi si blocca l’attacco… Si può facilmente fare un confronto di superficie e vedere come lo sci rappresenti un rischio maggiore.

Quale attacco scegliere, quindi?

Bisogna capire in quale direzione si vuole andare, se si vuole dare più importanza alla performance sciistica in discesa – quindi meglio andare verso un attacco più solido – o se invece si preferisce la performance in salita – si va verso la leggerezza anche se a discapito di maggior sicurezza in caso di caduta. Se si fa freeride senza mai fare salita – a meno di imprevisti o emergenze – meglio optare per un attacco di sicurezza, per il freetouring, dove si vogliono avere buone performance in discesa ma c’è anche una parte di salita, potrebbe aver senso optare per un attacco ibrido, mentre per l’alpinismo-light touring possiamo ancora stare su un attacco ibrido oppure optare per quello sospeso, cercando nel mercato quello che offre maggiore qualità di sgancio. Un attacco che sia performante sotto tutti i punti di vista non lo troveremo mai, come uno sci che sia adatto a qualsiasi uso. Bisogna comunque scendere a compromessi.

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